mercoledì 25 marzo 2015

...e i lavoratori di Roma continuano a vincere in tribunale contro Vodafone...

Anche Corte d'Appello condanna VODAFONE: “Licenziamenti call center ritorsivi e discriminatori”

Roma, 24 marzo – La Corte d'Appello di Roma, sezione Lavoro, condanna Vodafone Italia con una sentenza che conferma “la natura discriminatoria dei licenziamenti impugnati sulla scorta di una serie univoca ed assolutamente concludente di elementi”. 
 
I licenziamenti discriminatori sono quelli comunicati da Vodafone a circa 110 dipendenti del call center della sede di Roma, 39 in questo giudizio.
La colpa dei lavoratori licenziati? Aver impugnato nel 2007 la cessione dei loro contratti ad una azienda appaltatrice – COMDATA - ed essere stati reintegrati in Vodafone per ordine giudiziario dopo che la cessione di ramo d'azienda fu giudicata dal tribunale illegittima con “più sentenze emesse in gradi diversi”, come ricordato anche in questo ultimo provvedimento. Essersi organizzati, in stragrande maggioranza nei COBAS, e aver lottato duramente per 7 anni contro l’ingiustizia subita, al fine di far rispettare la legge anche alla multinazionale Vodafone. 
 
A distanza di 2 anni dal licenziamento, i tribunali in primo e secondo grado di giudizio affermano che “non sussiste dubbio alcuno che il licenziamento intimato agli odierni ricorrenti sia ritorsivo e discriminatorio, ancor prima che illegittimo” poiché “Vodafone ha reso palese ed evidente che la sua volontà non era quella di azzerare gli esuberi dichiarati ma di espellere chi, e solamente chi, era stato riammesso in servizio dopo aver vinto la controversia”.
 
Dopo la tristemente nota discriminazione operata dalla Fiat nei confronti dei 19 dipendenti di Pomigliano iscritti Fiom è ora il turno di Vodafone. Il colosso multinazionale delle telecomunicazioni in Italia beneficia di una concessione pubblica dello Stato per fatturare somme a 10 cifre (5 miliardi e 790 milioni di euro i ricavi per servizi dichiarati nell'ultimo bilancio della sola Vodafone Italia), tra una cessione di ramo d'azienda illegittima e numerosi licenziamenti ritorsivi e discriminatori, dimostrando così una certa noncuranza per le Leggi di questo stesso Stato.

 
Esecutivo Provinciale Cobas del Lavoro Privato
 
 
 
 

mercoledì 21 maggio 2014

E...NON FINISCE MICA QUI!

Mentre gli ex lavoratori Vodafone digeriscono la sentenza a loro sfavore, che consente a Vodafone di lasciare le loro famiglie per strada, arrivano, inaspettate, delle manifestazioni di solidarietà che danno loro ancora più coraggio e determinazione!
Grazie a chiunque sia stato a creare ed affiggere gli striscioni di cui alleghiamo foto nelle sedi romane Vodafone di via della Grande Muraglia e di via dei Boccabelli.
Grazie anche a chi, servo della gleba aziendalistico, li ha rimossi, tutto ciò dimostra, per l'ennesima volta, che diamo proprio fastidio a questa azienda!

E...non finisce mica qui! Continueremo la ns lotta, che è una lotta per la tutela dei posti di lavoro e di tutti i lavoratori italiani. Alle ns gole, prima o poi, verrà data voce.

La Regina


venerdì 16 maggio 2014

Pesante sentenza contro gli ex lavoratori Vodafone


In data 14 maggio u.s. il giudice Redavid, della 2° sez. del Tribunale del Lavoro di Roma, ha emesso la sentenza relativa al contenzioso tra gli ex lavoratori Vodafone e l'azienda stessa concernente il licenziamento dei dipendenti.

Tali lavoratori erano stati ceduti nel 2007 alla società Comdata Care SpA, avevano ricorso legalmente contro l'operazione di esternalizzazione, in data 05/06/2012 avevano vinto il 1° grado di giudizio della causa e successivamente al reintegro in Vodafone imposto dal giudice di 1° grado erano stati licenziati dall'azienda in data 18/10/2012, in seguito all'apertura della procedura di mobilità dell'01/08/2012 riguardante solo ed esclusivamente tali dipendenti. In data 25/09/2013 tali lavoratori hanno vinto anche il 2° grado di giudizio, in Corte d'Appello, della causa contro la cessione di ramo d'azienda.

Alla luce dei fatti sopra riassunti gli ex dipendenti Vodafone hanno impugnato anche il licenziamento discriminatorio e punitivo operato da Vodafone Italia e dopo ben 1 anno di estenuante attesa, ripetute udienze, produzione di prove, ascolto di testimoni, differite presentazioni di note conclusive prima da parte degli avvocati dei lavoratori e successivamente da parte degli avvocati dell'azienda il giudice Luca Redavid ha emesso la sentenza che riportiamo alla fine di questo post.

"Qualcuno" in passato ha descritto una sentenza a suo sfavore come inopinatamente errata, non ci permettiamo di utilizzare tale aggettivo, poichè si tratta, pur sempre, di un giudizio di un giudice, ma ci permettiamo di fare alcune considerazioni/domande:

  1. perchè c'è voluto un anno di tempo per emettere una sentenza sapendo che i lavoratori coinvolti erano stati licenziati ed avevano, intanto che questo parto di quasi 12 mesi si completasse, terminato anche l'indennità di mobilità?
  2. in sintesi nella sentenza viene asserito che i ricorrenti non hanno le prove necessarie a dimostrazione del loro licenziamento discriminatorio; a tal proposito il fatto che solo tali lavoratori siano stati coinvolti in un licenziamento e che solo ad essi venisse assegnato un punteggio sfavorevole ed arbitrario per inserirli negli unici posti a rischio di una graduatoria di mobilità è un comportamento da considerare regolare e indiscutibile?
  3. che il giudice asserisca che un imprenditore è libero di disporre delle proprie strategie business a scapito del mantenimento dei posti di lavoro è etico e realistico o è solo un'affermazione che leggittima le aziende ad usufruire di risorse/licenze, spesso statali (basti considerare lo start up della Omnitel, ora Vodafone, nel quale venivano specificati i presupposti per ottenere le licenze, ad esempio il mantenimento del perimetro occupazionale), senza impegnarsi a creare un business dei cui frutti possano beneficiare sia gli imprenditori che la forza lavoro impiegata?
  4. può un difensore della legge emettere una sentenza che non tiene conto di tutti gli elementi che determinano un contenzioso e che non ammetta tutti i capitoli di prova che presentano i ricorrenti?
  5. può un giudice sentenziare asserendo che questo caso di licenziamento collettivo è particolare e non regolamentabile dalla legge Fornero, quando tale casistica è ampiamente contemplata e regolamentata da tale legge e quindi negare, oltre al posto di lavoro, un risarcimento, sebbene minimo, a degli ex lavoratori?

Ci sono tanti punti che andrebbero discussi, questa sentenza non riguarda solo il piccolo caso degli ex lavoratori Vodafone, è una sentenza che si ripercuote sui temi macro economici e sociali conseguenza della crisi mondiale tuttora in corso; è una sentenza che consente a delle aziende in salute e non in crisi di licenziare del personale in un periodo in cui è molto difficile trovare un impiego, soprattutto per gli over 40, è una sentenza che leggittima una società che si è vista dar torto da ben 2 gradi di giudizio per un totale di 4 giudici ad aggirare la legge per poter disporre prepotentemente come preferisce delle vite altrui, è una sentenza che consente in un periodo che dovrebbe essere di austerity di incrementare il nr. dei soggetti che frugano nelle tasche degli italiani per prosciugarle, poichè l'idennità di mobilità di cui hanno ususfruito tali lavoratori è pagata dall'Inps (ovvero da coloro che pagano le tasse), è una sentenza che consente ad un contratto di lavoro a tempo indeterminato di divenire, senza alcuna giusta causa e con discriminazione, un contratto a tempo determinato ed è una sentenza che dice ai lavoratori "avete osato mettervi contro un colosso e questa è la punizione che vi spetta: vi tolgo il lavoro, non vi risarcisco e addirittura vi obbligo a pagare le spese legali dell'azienda Vodafone nella misura di euro 5.000,00 + Iva + spese varie!".

Ora, personalmente, non è l'importo delle spese legali di controparte a preoccuparci, ma l'intento con cui le stesse ci sono state addebitate. Giudice Redavid, hai deciso di lasciarci in mezzo ad una strada, ci auguriamo che tu creda davvero in questa sentenza, e questo possiamo digerirlo, perchè un contenzioso non si sa come finisce fino all'ultimo grado di giudizio, ma perchè infierire su degli ex lavoratori senza alcun sostentamento? Perchè non comprendere con questa sentenza che quanto deciso dai tuoi colleghi prima di te ovvero che siamo stati e siamo dipendenti Vodafone il licenziarci è stato raggirare 2 sentenze a Vodafone sfavorevoli e quindi legalizzare la discriminazione che essa ha operato nei ns confronti?

Si porti all'evidenza che anche le prime 2 cause collettive economiche, con le quali gli ex dipendenti, in virtù della sentenza della Corte di Appello contro la cessione di ramo d'azienda, chiedevano il pagamento delle differenze retributive, si badi bene solo le differenze retributive, tra quanto percepito negli anni di lavoro in Comdata Care e quanto avrebbero dovuto percepire in qualità di dipendenti Vodafone sono state rigettate da 2 giudici, d.ssa Masi e dr. Di Stefano, quest'ultimo presidente della 2° sez. Lavoro del Tribunale di Roma. Curioso come una Corte d'Appello stabilisca che siamo sempre stati, in tutti questi anni, dipendenti Vodafone ed altri 2 giudici di 1° grado non determinino che avevamo diritto alla retribuzione prevista per i dipendenti Vodafone.

Sarà sicuramente casuale il fatto che tutte le ultime cause intraprese contro Vodafone e Comdata siano state assegnate a giudici della sola 2° sez. del Lavoro del Tribunale di Roma, il quale possiede ben 4 sezioni. Ora, poichè possiamo parlare di scaramanzia ed a questo punto anche di un timore reverenziale nei confronti di alcuni giudici di questa famigerata 2° sez. Lavoro del Tribunale di Roma forse dovremmo augurarci di non avere più il piacere di interagire con tale sezione?

Sia ben chiaro, quello che potevamo perdere è già stato ampiamente perso, quindi non c'è alcuna paura nel proseguire la strada che abbiamo intrapreso a suon di battaglie legali e non solo.

Non abbiamo alcuna paura, andiamo avanti a testa alta.

La Regina












mercoledì 9 aprile 2014

CAUSE CONTRO CESSIONI DI RAMO D’AZIENDA DI TELECOM: PRIMIZIE DI “CASSAZIONE” di Stefano Torcellan

Fonte: http://www.esternalizzati.it/?p=20751

E’ la prima propiziatoria sentenza delle 50 in fase di emanazione.
Oggi, 8 aprile 2014, abbiamo appreso dell’ennesima sconfitta in Cassazione di Telecom Italia spa.
A festeggiare è una lavoratrice Telecom di Roma che, dopo una serie sconsiderata di rimpiattini, è stata infine arenata in Prelios Property Management per poi essere licenziata nell’estate del 2011, assieme ad altri 8 lavoratori/ci, nel silenzio più assoluto e con un vergognoso disinteresse da parte dei cosiddetti sindacati confederali, (leggi: “Fantasmi a Roma” link: http://www.esternalizzati.it/?p=16479).
Anche per l’ex “Pirellina”, sgranocchiata dalla gestione Tronchetti, Telecom ha promosso la fase terminale della sua strategia dell’“entropia societaria[1] (riferita alla NewCo). Un semplice sistema di periodica e progressiva riduzione della mannacommittenza concessa all’outsorcing di turno, per indurre “esodi” più o meno spontanei fino a propiziare, nell’epilogo, il licenziamento dei lavoratori superstiti.
È stato così per 38 lavoratori/ci di Ce.Va Logistics (ex TNT Log.) licenziati nel gennaio dello stesso anno. Tale strategia ora prosegue con successo nella “terra fertile” delle società “fagocitate” dal Gruppo Manutencoop, che si è facilmente sbarazzato (solo) degli “ex” dipendenti Telecom acquisiti in MPSS (ex MPF). Poco manca invece per gran parte dei sopravvissuti “ex” Telecom di Telepost, da due anni in cigs.
Sono in totale più di 200 i lavoratori/ci contaminati o “terminati” in questo ultimo contesto. Ma l’operazione, ovviamente, coinvolge anche coloro che sono in servizio presso le altre “esternalizzate” e che stanno patendo sulla propria pelle, la robusta regressione temporizzata della monocommessa di Telecom Italia.
Il dispositivo allegato, sembra essere il primo di una lunga serie riferita alle 51 udienze di Cassazione, svoltesi il 18 (25 udienze) ed il 26 febbraio 2014 (26 udienze), fasi conclusive e definitive delle cause di lavoro avviate, sette o otto anni fa, contro Telecom Italia spa. Altre venti, circa, sono in iter.
Il 18 febbraio erano più di una cinquantina i lavoratori/ci coinvolti, in maggioranza dislocati in HP CDS, poi in Ceva Log. e in Tess/Accenture (di Milano). Mentre, il 26 febbraio, è toccato ad una quarantina circa di lavoratori/ci di MPSS, di Telepost e ancora di Ceva Log.
Nei prossimi giorni, è plausibile che siano resi pubblici anche tutti gli altri dispositivi il cui esito, si badi bene, non è matematicamente scontato, ma solo auspicato, a condizione che siano stati contemplati percorsi positivi nei precedenti gradi di giudizio, nel secondo grado in particolare.

martedì 18 febbraio 2014

Valleverde non “cammina” più: sottratti 10 milioni, perquisizioni in sei città

E anche di questi 130 lavoratori non si sente parlare...esistono solo quelli della Fiat.
Proviamo a dargli un pò di voce.

Il Cets

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/valleverde_rimini_bancarotta_finanza_calzaturificio/notizie/465276.shtml

RIMINI - Perquisizioni a catena in sei città del nord, nelle abitazioni e negli uffici dei vertici vecchi e nuovi del calzaturificio Valleverde, per l'indagine del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Rimini sul fallimento della Spes Spa e ora anche della Valleverde Srl. Per quest'ultima, che avrebbe dovuto gestire gli asset dell'azienda di Coriano di Rimini, è stato invece chiesto il fallimento il 19 gennaio. Protestano i 130 dipendenti del calzaturificio, anche sotto casa del curatore fallimentare, e i nuovi manager li appoggiano contro il sequestro giudiziario dell'azienda in esecuzione a fine mese, ma la preoccupazione di Gdf e Procura è che i lavoratori abbiano avuto informazioni fuorvianti e che vengano strumentalizzati.

Secondo i finanzieri, attraverso un intreccio societario e l'utilizzo strumentale del concordato preventivo sono stati sottratti all'azienda almeno 10 milioni di euro. Sono sette gli imprenditori e manager che il pm Luca Bertuzzi ha iscritto nel registro degli indagati per bancarotta. Tra questi Armando Arcangeli, fondatore dell'originaria Valleverde Spa e ideatore dello slogan che invitava a «camminare in una Valleverde», e il direttore generale Antonio Gentile che poi ha assunto l'incarico di liquidatore della Spes, la società in cui si era trasformata la prima Spa e che avrebbe dovuto traghettare lo storico calzaturificio verso il concordato preventivo.

Tra gli indagati anche manager e imprenditori che, con la Valleverde Srl appositamente costituita, avevano ottenuto in gestione gli asset inaffitto dalla Spes, che con il ricavato avrebbe dovuto ripianare i debiti come da omologa del concordato. Nella Srl sono indagati l'amministratore Enrico Visconti, residente a Desenzano del Garda; Ernesto Bertola, di Brescia; David Beruffi, di Castiglione delle Stiviere, responsabile finanziario. Indagato anche Raffale Piacente, di Roma, e una dipendente della Srl.

Nelle perquisizioni in case e uffici - nelle province di Brescia, Mantova, Milano, Rimini (anche a Coriano) e Roma, quindi non solo del nord - i militari hanno sequestrato documenti e materiale informatico. L'affitto d'azienda per la gestione del calzaturificio e del magazzino, produzione e marchio compresi, che doveva servire a ripagare i debiti della Spes, non è stato mai pagato dalla nuova Valleverde Srl: secondo la Gdf era tutto programmato, con accordi, tanto che una denuncia di truffa della nuova gestione contro la vecchia, accusata di aver fatto sparire parte del magazzino, è considerata artificiosa dalla Guardia di finanza.

La nuova gestione sostiene che la sparizione del magazzino avrebbe fermato il pagamento del canone, ma secondo la Procura sarebbe solo un marchingegno escogitato per dirottare denaro verso altre società. I lavoratori sono senza stipendio da tre mesi e protestano convinti delle ragioni dei nuovi vertici e i manager oggi, in una risposta alla lettera aperta dei dipendenti contro il sequestro giudiziario, protestano pure contro l'esecuzione del provvedimento, previsto sia per i negozi sparsi in Italia sia per il complesso aziendale di Coriano.


Martedì 21 Gennaio 2014

sabato 15 febbraio 2014

Renzi...ma lo sai chi è Pietro Ichino?


Ichino: "Ministro con Renzi? Renderei più incisiva la riforma Fornero"
Intervista a Pietro Ichino di maria Zegarelli - L'Unità

Senatore Pietro Ichino, se Renzi diventa premier lei sarà sicuramente ministro. Le ha praticamente assegnato il posto di Elsa Fornero...
«Ministro, non lo so... Quel che è certo è che questa è una lunga storia, già due anni fa Renzi mi chiamò a Firenze per farsi spiegare il Codice del lavoro semplificato. E organizzò un seminario su questo progetto di riforma. Poi la scorsa estate mi ha chiesto di lavorarci per il suo programma. Tra noi la consonanza su questo terreno, come sugli interventi per la pubblica amministrazione, data da allora».
 
Bersani ritoccherebbe la riforma del mercato del lavoro del ministro Fornero. Se fosse lei ministro?
«Quella riforma è un primo passo significativo, anche se timido, nella direzione giusta, cioè verso una riunificazione del mercato del lavoro e quindi verso il superamento del dualismo protetti-non protetti. Ha reso un po' più flessibile il lavoro a tempo indeterminato e introdotto alcune norme di contrasto al precariato. Ma serve un intervento più coraggioso e incisivo in entrambe le direzioni».
 
Che cosa si dovrebbe fare?
«Per prima cosa semplificare. La legge Fornero è illeggibile e aggiunge 100 pagine alle 2mila già esistenti della nostra legislazione sul lavoro. Occorre ridurre la legislazione di fonte nazionale a un unico testo facilmente leggibile dai milioni di persone interessate. Il Codice semplificato, che insieme a 54 altri senatori Pd ho presentato nel 2009 e che ora Renzi propone di varare, è costituito da 59 articoli in tutto, scritti in modo chiaro chiaro e semplice, traducibile in inglese. Sarebbe uno straordinario biglietto da visita, per attrarre gli investitori stranieri che oggi sono tenuti lontani anche dalla illeggibilità e intraducibilità del nostro diritto del lavoro».

Se lei dovesse indicare un argomento forte di cambiamento per convincere gli elettori a cosa punterebbe?
«La mia idea-forza è la flex security: tutti i lavoratori a tempo indeterminato, a tutti le protezioni fondamentali, a cominciare dalla protezione antidiscriminatoria, ma nessuno inamovibile. A chi perde il lavoro deve essere garantita la necessaria sicurezza economica e professionale. Si può fare da subito anche qui in Italia».
 
Ichino in Italia non c'è il rischio che alla flessibilità in uscita non corrisponda la flessibilità in entrata e si creino ulteriori fragilità a danno dei lavoratori?
«Anche in questo periodo di crisi in Italia si stipulano ogni anno due milioni di contratti di lavoro regolare a tempo indeterminato. Le società di outplacement ricollocano sul territorio nazionale i lavoratori che vengono loro affidati entro una media di sei mesi. Certo, questo servizio costa caro, ma costa molto di più tenere la gente in cassa integrazione per 5 o 6 anni come facciamo oggi. Si può sostituire il controllo giudiziale sul licenziamento per motivo economico con un trattamento complementare di disoccupazione, che scatta per il secondo anno se l'impresa non è riuscita a ricollocare il lavoratore entro il primo anno. Sarebbe un forte incentivo ad attivare i migliori di outplacement. Se poi le Regioni coprissero, come dovrebbero, i 2/3 o i 4/5 del costo tutto diventerebbe sopportabile».
Che giudizio dà del faccia a faccia tra i candidati?
«È andato molto bene. Si è dimostrato che se al meccanismo delle primarie si dà il respiro necessario, diventano un fattore di rafforzamento straordinario del partito».
 
C'è qualcosa che Renzi avrebbe dovuto spiegare meglio?
«Diverse cose, ma capisco la difficoltà di concentrare concetti anche complessi in un minuto e mezzo. Avrebbe forse potuto spiegare meglio agli italiani la responsabilità gravissima di un ceto politico che ha indotto il Paese per 30 anni a consumare l'equivalente di 30miliardi di euro ogni anno in più rispetto a quello che era in grado di produrre, collocando il debito sulle spalle di figli e nipoti. E avrebbe forse potuto anche spiegare meglio la strategia europea dell'Italia avviata con successo in questo primo anno da Monti
 
Solo queste annotazioni?
«Ce n'è un'altra: la sua cravatta viola. Matteo non può rappresentare solo la Fiorentina, deve rappresentare senza discriminazioni anche noi milanisti».

http://www.partitodemocratico.it/doc/246296/ichino-ministro-con-renzi-renderei-pi-incisiva-la-riforma-fornero.htm

Complimenti Renzi, sai scegliere veramente bene i tuoi prossimi ministri...all'Industria e Sviluppo Economico un tagliateste mondiale (Vittorio Colao) e al Ministero del Lavoro un altro convintissimo tagliateste (Pietro Ichino), tra l'altro ex dirigente sindacale della Fiom-Cgil e soprattutto avvocato della Vodafone nel contenzioso riguardante la ns cessione. Solo questi due personaggi garantiscono un tracollo nel mondo del lavoro dipendente e soprattutto sono due personaggi che vanno a braccetto a far danni per l'Italia già con le loro professioni private, figuriamoci con degli incarichi pubblici.
Solo due parole...CHE SCHIFO!

venerdì 14 febbraio 2014

Renzi...ma lo sai chi è Vittorio Colao?!

Squadra snella: 50 in lizza per dodici posti
Alfano resta vice, tra i tecnici spunta Colao

La lista pronta in 7 giorni. I nomi di Flick per la Giustizia ed Emiliano per i Trasporti.

ROMA - I nomi che circolano superano di gran lunga i 50 ma se è vero, come pare, che Matteo Renzi vuole un governo snello, composto da 12-13 ministeri, molti rimarranno inevitabilmente delusi. Per saperlo, bisognerà aspettare l’ultimo momento, come è stato per la formazione della segreteria democratica. Perché Renzi è tanto rapido nel prendere decisioni quanto lesto nel cambiarle, se necessario. E così ci sono pochissimi punti fermi per costruire l’ipotetica squadra di governo, alla cui composizione lavora, oltre a Renzi, anche Graziano Delrio. Squadra che, dicono al Nazareno, sarà pronta in 7 giorni.
VICEPREMIER CONFERMATO - Si comincia con il ruolo più delicato, quello di vice premier. Renzi ha sempre detto di non gradire vice, ma l’ultima voce parla di una conferma di Angelino Alfano a vice presidente del Consiglio, senza deleghe. Per il ruolo, delicatissimo, di sottosegretario alla presidenza del Consiglio sono in corsa il portavoce del partito Lorenzo Guerini e l’attuale ministro Graziano Delrio, che però viene dato favorito anche per l’Interno.
Sui ministeri bisognerà fare i conti con gli alleati. Si parla di cinque ministri del Partito democratico, uno di Scelta Civica e dei Popolari per l’Italia, due del Nuovo centrodestra. A completare, personalità «tecniche» o comunque di estrazione non politica.
L’ECONOMIA IL VERO REBUS - La poltrona che scotta di più è quella dell’Economia. Fabrizio Saccomani, tra i più criticati dei ministri di Letta, dovrà sicuramente fare le valigie. Al suo posto potrebbe arrivare Lucrezia Reichlin, candidata vicegovernatrice alla Bank of England. Ma i pretendenti sono molti: ci sono anche Tito Boeri, Pier Carlo Padoan e Fabrizio Barca. Ma anche Lorenzo Bini Smaghi, presidente di Palazzo Strozzi a Firenze.
Altro ministero chiave, il Lavoro. Qui si contendono la poltrona due personalità molto diverse: l’ex segretario pd e Cgil Guglielmo Epifani e la giovane Marianna Madia, lanciata in Parlamento anni fa da Walter Veltroni (con un terzo incomodo, lo stesso Barca). Alla Giustizia si parla con insistenza del centrista Michele Vietti, ma è spuntato anche il nome del presidente emerito della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick. Praticamente certa nella squadra la giovane Maria Elena Boschi: per lei si parla delle Riforme ma non è escluso che nel risiko delle poltrone finisca poi per essere destinata alla Cultura (dove sono in lizza anche Gianni Cuperlo e Matteo Orfini) o ai Rapporti con il Parlamento (che potrebbe però rimanere a Dario Franceschini o passare a Roberto Giachetti). E al Pd potrebbe traslocare anche il dicastero in mano a Maurizio Lupi, le Infrastrutture: sarebbe in corsa il sindaco di Bari Michele Emiliano, insidiato dal collega di Salerno Vincenzo De Luca, che però sembra più che altro essersi autocandidato con il discorso di ieri in Direzione. E si parla anche di Emanuele Fiano alla Difesa.
I MANAGER - Dal mondo dell’imprenditoria potrebbe arrivare l’amministratore delegato di Luxottica, Andrea Guerra, dato come possibile all’Industria ma anche allo Sviluppo Economico. Per quest’ultimo dicastero circola la voce di Vittorio Colao, numero uno mondiale della Vodafone.
Nella squadra degli uscenti dovrebbero essere riconfermati il ministro degli Esteri Emma Bonino, il collega all’Ambiente Andrea Orlando e la Ncd Beatrice Lorenzin. Tra i nomi noti, circolano da giorni quelli di due personalità di campi diversi: lo scrittore Alessandro Baricco e l’imprenditore e fondatore di Eataly Oscar Farinetti. Tra i volti noti di cui si vocifera, ci sono Arturo Parisi, alla Difesa e Bruno Tabacci, uno dei leader del Centro democratico. Tra i papabili, anche un esponente di Sinistra e Libertà: il sindaco di Cagliari Massimo Zedda. E tra chi ci spera c’è anche il toscano Riccardo Nencini, leader dei socialisti, che appoggiò Renzi alle primarie di Firenze.
Ma naturalmente la composizione avverrà solo all’ultimo e dovrà fare i conti con i difficili equilibri della squadra di governo, oltre che delle dinamiche interne del Partito democratico. E degli accorpamenti. Perché, spiega Angelo Rughetti, «questa volta non si lavorerà più tanto sulle singole competenze ma sugli obiettivi e sui programmi, che vedranno lavorare insieme forze diverse. Sinergie e accorpamenti saranno inevitabili».

http://www.corriere.it/politica/14_febbraio_14/squadra-snella-50-lizza-dodici-posti-alfano-resta-vice-tecnici-spunta-colao-d6be77a4-953d-11e3-9c90-b9ccf089642e.shtml

Renzi, fossi in te Vittorio Colao lo farei ministro del Lavoro, visto che scegli la gente senza sapere chi è, quindi perchè non dare un tale ministero a chi che è esperto in licenziamenti mondiali?!

lunedì 6 gennaio 2014

Precisazione

Ultimamente abbiamo notato che sono aumentati i commenti lasciati da una persona, o più persone, farneticanti, che insultano utilizzando parolacce e parlano di non si sa quali argomenti.
Chiediamo scusa se non sempre tempestivamente riusciamo a cancellarli, ma non siamo 24 h sul blog.
Non capiamo se tali commenti vengono lasciati da persone che necessitano di un supporto psicologico o da qualcuno che spera, così facendo, che gli amministratori del blog si esasperino e lo chiudano...vi tranquillizziamo, il blog chiuderà solo ed esclusivamente quando vorremo noi e non a causa di qualche idiota.
Chiediamo alle persone serie che visitano il ns blog di rimanere indifferenti a tali commenti e di non replicare, l'arma migliore è proprio l'indifferenza.

Il Cets

mercoledì 23 ottobre 2013

Vodafone stile Fiat La Corte d'appello di Roma la boccia

http://m.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/10023/?fb_action_ids=10202167231690644&fb_action_types=og.likes&fb_source=other_multiline&action_object_map=%5B476120175836680%5D&action_type_map=%5B%22og.likes%22%5D&action_ref_map=%5B%5D

Silvia Colangeli - 21.10.2013
 
Un altro capitolo della vicenda dei lavoratori Vodafone, ceduti ad altra azienda per fare lo stesso lavoro di prima: rispondere alle chiamate al call center . Il tribunale li reintegra nella casa madre ma l'azienda non ci sta
 
Licenziati, riammessi, licenziati e riammessi, stile Fiat. Un tira e molla che dura da 6 anni. Ma i 133 dipendenti romani di Vodafone non se la sentono di festeggiare l'ultimo reintegro. Anzi: erano in piazza venerdì scorso. Il 25 settembre la sezione lavoro della Corte d'Appello di Roma ha respinto ancora il ricorso del colosso delle telecomunicazioni, giudicando «inefficace» la cessione di ramo d'azienda operata nei loro confronti. «Questa volta - spiega Serena Antonelli, Rsu appena riammessa in Vodafone - siamo particolarmente soddisfatti perché il giudizio è definitivo. Rimane solo il ricorso in Cassazione, che conferma 96 sentenze su 100 provenienti dalla sezione lavoro della Corte d'Appello. È quasi un mese che aspettiamo,ma l'azienda non sembra essersi rassegnata a farci lavorare».
Subito dopo la sentenza, Vodafone ha ribadito la bontà dell'accordo con il gruppo Comdata per la cessione di ramo di azienda, «sottoscritto dalle organizzazioni sindacali, dal ministero del Lavoro e dal ministero dello Sviluppo economico, fino a oggi ritenuto valido da 29 giudici in tutta Italia, e si riserva il diritto di valutare future azioni a tutela dell'azienda e della propria immagine».
La vertenza è iniziata nel 2007, con il passaggio di 914 operatori da Vodafone a Comdata Care, azienda creata ad hoc all'interno del gruppo Comdata, che li ha assunti a tempo indeterminato e condizioni identiche a quelle precedenti fino al 2015, con l'appoggio dei sindacati confederali. Ma molti lavoratori in tutta Italia hanno presentato ricorso con vari esiti: la cessione del ramo d'azienda è stata giudicata ammissibile in primo grado a Napoli e Padova e in appello a Milano nel luglio 2013. Giudizio opposto a Roma: dal 2011 a oggi 4 sentenze hanno ordinato il reintegro dei dipendenti: svolgono attività troppo correlate a quelle dell'azienda cedente per essere esternalizzati.
Ma questa è solo la prima parte della storia. «Dopo il pronuciamento della sentenza di reintegro - racconta Rosanna, tornata a lavoro dopo la sentenza di giugno 2012 - in puro 'stile Marchionne' l'azienda ci ha messi in mobilità. Utilizzando criteri come il numero di figli a carico e l'anzianità di servizio, sono state compilate liste di licenziabili e per far comparire noi 'ribelli' in pole position ci hanno assegnato 100 punti in più. Anche con questa assurda strategia, non tutti quelli che hanno fatto ricorso apparivano ai primi posti nelle liste di mobilità ma sono stati comunque licenziati. Così siamo arrivati a centinaia di ricorsi in tutta Italia». Prossimo appuntamento in tribunale il 27 novembre a Roma: l'udienza riguarda 82 addetti ai call center reintegrati e poi messi in mobilità dopo la compilazione di queste graduatorie. Dei 133 dipendenti reintegrati dopo il 25 settembre (ma ancora aspettano di tornare a lavoro) molti sono in attesa di mobilità e con gli ammortizzatori sociali in scadenza. Per lo più si tratta di donne che lavorano alle cuffiette da dieci anni, alcune hanno famiglia, altre studiano e lavorano. Dice ancora Rosanna: «Siamo state scelte per essere la voce rassicurante di Vodafone e in quanto operatrici di coscienza possiamo adattarci a qualsiasi attività con una settimana di formazione».
Nonostante la pioggia di ricorsi, Vodafone, che nel comitato scientifico della sua fondazione conta l'ex ministra Paola Severino e ha Luciano Violante come presidente, non ha ricevuto le stesse critiche riservate all'ad Fiat quando l'anno scorso tentò di licenziare i 19 lavoratori iscritti alla Fiom di Pomigliano. Ma le rappresentanti chiariscono: «Vogliamo insistere sul comportamento vessatorio tenuto nei nostri confronti da una multinazionale che si proclama etica, fattura utili da capogiro, stanzia un milione di euro l'anno per fare lo sponsor di Termini ma le prova tutte per non farci lavorare».

martedì 8 ottobre 2013

“Cessione di ramo”, condannata Vodafone. Nuove speranze per 140 “esternalizzati”

http://www.affaritaliani.it/roma/cessione-di-ramo-condannata-vodafone-nuove-speranze-per-140-esternalizzati-08102013.html

Lo stesso articolo pubblicato qualche giorno fa è stato ora pubblicato su Affari Italiani, lo riportiamo per comodità:

“Cessione di ramo”, condannata Vodafone. Nuove speranze per 140 “esternalizzati”

La Corte d'Appello, Sezione Lavoro, ha confermato per circa 140 persone l'illegittimità della Cessione di Ramo d'Azienda con cui Vodafone nel 2007 ha esternalizzato 914 dipendenti in tutta Italia. La sindacalista Antonelli: “Per i lavoratori si tratta di una vittoria che giunge dopo 6 anni di dure battaglie legali e sindacali”

Martedì, 8 ottobre 2013 - 10:30:00
La Corte d'Appello, Sezione Lavoro, ha confermato per circa 140 persone l'illegittimità della Cessione di Ramo d'Azienda con cui Vodafone nel 2007 ha esternalizzato 914 dipendenti in tutta Italia.
La magistratura si era già espressa lo scorso anno condannando l'azienda al reintegro immediato dei lavoratori che si erano appellati, ritenendo quell'operazione illegittima. L'azienda ha da prima reagito con il reintegro del personale e poi, scrivono i sindacati "in puro stile Marchionne, ha licenziato esclusivamente i dipendenti reintegrati in maniera palesemente discriminatoria".
Spiega Serena Antonelli, sindacalista di base da anni impegnata nella battaglia per il reintegro: “I lavoratori hanno però' continuato a combattere impugnando legalmente i licenziamenti e protestando contro il colosso delle telecomunicazioni, arrivando perfino ad occupare il tetto del Campidoglio. La pronuncia della Corte d'Appello del 25 settembre, seppure teoricamente ancora sottoponibile al terzo grado di giudizio, di fatto ha valenza definitiva. E' giunto il momento per Vodafone di prendere atto di quanto è stato stabilito dai giudici e di iniziare a rispettare la legge Italiana, restituendo a queste persone il proprio lavoro”.
E continua: “Per i lavoratori si tratta di una vittoria che giunge dopo 6 anni di dure battaglie legali e sindacali - donne e uomini che hanno pagato un pesantissimo costo personale imposto da un pugno di manager Vodafone comodamente protetti da incarichi strapagati. Quarantenni che continuano a portare avanti la propria battaglia per il rispetto della legalità e per la difesa del proprio posto di lavoro. Si tratta insomma di una storia che a mio parere andrebbe raccontata perché è una lezione positiva per questo Paese piegato dalla rassegnazione dei cittadini e dal timore dei potenti e prepotenti”.

sabato 5 ottobre 2013

LAVORO E LEGALITÀ: DOPO LA FIAT LA MAGISTRATURA BOCCIA ANCHE VODAFONE

http://www.litoralenews.com/?p=578

LAVORO E LEGALITÀ: DOPO LA FIAT LA MAGISTRATURA BOCCIA ANCHE VODAFONE La Corte d’Appello di Roma ribadisce l’illegittimità della cessione di ramo d’azienda per 140 lavoratori ceduti da Vodafone nel 2007.

COMUNICATO STAMPA
La Corte d’Appello di Roma, Sezione Lavoro, ha confermato lo scorso 23 settembre l’illegittimità per circa 140 persone della Cessione di Ramo d’Azienda con cui Vodafone nel 2007 ha esternalizzato 914 dipendenti in tutta Italia.
Sempre a Roma la magistratura si era già espressa lo scorso anno condannando l’azienda al reintegro immediato dei lavoratori che si erano appellati, ritenendo quell’operazione illegittima.
L’azienda ha da prima reagito con il reintegro del personale e poi, in puro stile Marchionne, ha licenziato esclusivamente i dipendenti reintegrati in maniera palesemente discriminatoria.
I lavoratori hanno però continuato a combattere impugnando legalmente i licenziamenti e protestando contro il colosso delle telecomunicazioni, arrivando perfino ad occupare il tetto del Campidoglio.
La pronuncia della Corte d’Appello del 25 settembre, seppure teoricamente ancora sottoponibile al terzo grado di giudizio, di fatto ha valenza definitiva. E’ giunto il momento per Vodafone di prendere atto di quanto è stato stabilito dai giudici e di iniziare a rispettare la Legge Italiana, restituendo a queste persone il proprio lavoro.
“Per i lavoratori si tratta di una vittoria che giunge dopo 6 anni di dure battaglie legali e sindacali” afferma Serena Antonelli, rappresentante sindacale coinvolta in prima persona: “Donne e uomini che hanno pagato un pesantissimo costo personale imposto da un pugno di manager Vodafone comodamente protetti da incarichi strapagati. Quarantenni che continuano a portare avanti la propria battaglia per il rispetto della legalità e per la difesa del proprio posto di lavoro. Si tratta insomma di una storia che a mio parere andrebbe raccontata perché è una lezione positiva per questo Paese piegato dalla rassegnazione dei cittadini e dal timore verso potenti e prepotenti”.

venerdì 27 settembre 2013

GIUSTIZIA E' FATTA!

Roma 27 settembre 2013

GIUSTIZIA E' FATTA!

In data 25 settembre 2013, la Corte d'Appello di Roma, Sezione Lavoro, ha riconfermato, per circa
140 persone, l'illegittimità della presunta Cessione di Ramo d'Azienda effettuata da Vodafone nel
2007. 

Ormai a sostenere il contrario sono rimasti solo Vodafone, Comdata e i sindacati confederali che però, avendo rispettivamente speso soldi (tantissimi), energie e "faccia" per vendere un'operazione di
smaltimento di personale come una formidabile opportunità di garanzia occupazionale, non possono far altro che continuare a negare l'evidenza.

Nell'attuale situazione determinatasi che, seppure teoricamente ancora sottoponibile al terzo grado di
giudizio, di fatto ha valenza definitiva, mai come ora riteniamo improrogabile l'inserimento di questi
lavoratori nella forza lavoro di Vodafone, compresi naturalmente, tra i 140, tutti coloro che ancora oggi sono in mobilità, licenziati illegittimamente.

Queste 140 persone, donne e uomini in carne, ossa e sangue, pur non avendo a disposizione le risorse
economiche e il potere politico dietro cui si sono sempre barricati i "grandi" e tracotanti manager
Vodafone, hanno portato avanti e continueranno a farlo, con determinazione rinnovata, la propria
battaglia per il rispetto della legalità e, analogamente a quanto accaduto fino ad ora, non accetteranno
intimidazioni e ricatti. Siamo stati e saremo sempre al loro fianco.

E' giunto il momento che i “signor Vodafone”, come la più elementare regola di civiltà detta, prendano
atto di quanto è stato stabilito dai giudici e inizino a rispettare la Legge Italiana. Riteniamo che sia
giunto il momento che il management Vodafone che si è reso responsabile dei continui errori di
strategia, con notevolissimo dispendio di soldi e immagine (tutti dell'Azienda, sia chiaro) cominci a
pagare il prezzo per i danni fatti, anche in termini professionalmente ed economicamente personali.

Con questa vittoria aumentano le probabilità che analoghe sentenze possano arrivare per tutti coloro che finora invece hanno avuto verdetti negativi e per coloro che sono in attesa dei pronunciamenti dei giudici.

Siamo certi che questa importantissima vittoria abbia il sapore del riscatto per tutte le donne e tutti gli
uomini che nel 2007 hanno subito una profonda ingiustizia, a prescindere dalle legittime scelte individuali fatte dalle persone nel corso di questi anni.

Ma noi Cobas continueremo a lavorare con ostinazione e determinazione immutati affinché tutti i
ceduti rimasti in Comdata Care, per scelta o per esiti giudiziari negativi, vengano assorbiti nel gruppo
Comdata. Solo ciò consentirà a queste donne e a questi uomini di vedersi restituita quella progettualità di vita che la cessione del 2007 ha loro tolto.

Coordinamento Cobas Comdata Care

giovedì 26 settembre 2013

Roma vince il secondo grado di giudizio contro Vodafone!

Ieri 25 settembre 2013 la Corte d'Appello di Roma, sezione lavoro, ha sentenziato il rigetto dell'appello principale e dell'appello incidentale di Vodafone e Comdata con compensa integrale delle spese del II° grado di giudizio.

In poche parole...i lavoratori di Roma hanno vinto anche il secondo grado di giudizio.

Signori giudici...GRAZIE!

martedì 24 settembre 2013

Verizon, affare da 130 miliardi. Ora Vodafone come utilizzerá i soldi che le stanno per piovere in cassa?

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-09-02/vodafone-verizon-wireless-112905.shtml?uuid=AbAWbWSI


LONDRA - Il mercato già festeggia l'annuncio ufficiale, atteso per oggi, della vendita da parte di Vodafone della quota del 45% di Verizon Wireless, il maggiore operatore mobile negli Stati Uniti, alla casa madre Verizon per 130 miliardi di dollari. Il titolo Vodafone sta salendo del 3,8% alla Borsa di Londra, mentre analisti e azionisti attendono con ansia i dettagli dell'affare e qualche indicazione sulla strategia del colosso britannico.
La domanda a cui tutti attendono una risposta é infatti: come utilizzerá Vodafone i miliardi che le stanno per piovere in cassa? La cifra é tale, sottolineano gli analisti, che il gruppo é in grado di fare tutte e tre le cose: ‘ringraziare' gli azionisti in contanti, ridurre il debito e investire in acquisizioni, espansione e nuovi progetti. Gli investitori hanno peró opinioni molto diverse e nelle prossime settimane il dibattito sará incentrato sulla ripartizione ottimale dei proventi della vendita.

Secondo gli analisti di Citi Vodafone potrebbe distribuire 40 miliardi di dollari agli azionisti, pagare le imposte, ridurre l'indebitamento, e avere ancora 38 miliardi da investire. L'affare ha dimensioni tali che avrá comunque un impatto positivo sull'economia britannica: l'azionariato Vodafone infatti é talmente diffuso che si prevede una ‘manna' per i gestori di fondi, i piccoli azionisti e i fondi pensione britannici.

Alcuni azionisti vorrebbero ricevere il 60-70% dei proventi della vendita. Gli analisti ricordano invece che l'investimento in Verizon Wireless é stato altamente redditizio per Vodafone, che ora deve trovare un altro modo per incassare contanti e pagare ricchi dividendi agli azionisti sul lungo termine. Dopo l'uscita dagli Stati Uniti il gruppo, secondo alcuni, non puó puntare troppo sulla vecchia Europa, mercati maturi dove economie in crisi e una concorrenza esasperata hanno portato a un rallentamento. Secondo altri invece é proprio il momento di investire in acquisizioni e in miglioramenti alla rete per rafforzare la posizione di Vodafone in Paesi come Italia, Germania e Spagna.
In Germania il gruppo deve ‘digerire' l'acquisizione da 7,7 miliardi di euro di Kabel Deutschland, il maggiore operatore via cavo, mentre in Francia sta costruendo una rete a fibre ottiche da 1 miliardo di euro assieme al gruppo francese Orange. In Spagna Vodafone potrebbe essere interessato all'operatore via cavo Ono o al provider di banda larga Jazztel, mentre in Italia sono riprese le voci di una possibile acquisizione di Fastweb, di proprietá di Swisscom, per una cifra intorno ai 3 miliardi di euro.
Il futuro peró é nei mercati emergenti, come ha detto piú volte l'amministratore delegato Vittorio Colao. Il gruppo ha giá lasciato intendere di voler rafforzare la sua posizione in mercati in crescita dove ha giá una presenza di rilievo, come l'Africa, l'India e la Turchia, ma potrebbe anche voler approdare in nuovi mercati come l'America latina, Brasile in particolare. Infine, c'é chi sostiene che Vodafone non intende affatto lasciare gli Usa: venduta la quota di Verizon Wireless, il gruppo punterebbe ora a T-Mobile, divisione Usa di Deutsche Telekom.
 
 
 

martedì 27 agosto 2013

L'azienda chiude definitivamente Lavoratori avvertiti durante le ferie

Pero, 26 agosto 2013 -

Si sono salutati lo scorso 2 agosto e si sono dati appuntamento per oggi, 26 agosto, per la ripresa dell'attività. Ma durante le ferie si sono ritrovati di fatto senza lavoro.
Una lettera infatti, arrivata il 9 agosto, ha annunciato ai 30 lavoratori la chiusura dell'azienda per riorganizzazione delle attività e la cassa integrazione straordinaria per cessazione delle attività.

Succede a Pero, alla Hydronic Lift (azienda che produce componenti idraulici per ascensori): oggi i cancelli sono rimasti chiusi con tanto di lucchetto e catene.

Ovviamente infuriati i sindacati con la Fiom-Cgil schierata in prima linea: "Una vigliaccata. La chiusura per ferie si trasforma in chiusura definitiva, senza alcun preavviso e approfittando dell’assenza dei lavoratori. Pare che sia lo sport in voga tra gli imprenditori in questa estate del 201: quando si dice ‘capitani coraggiosi".

Un portavoce dell’azienda presente in sede e contattato dall’ANSA spiega che "il sito di Pero è chiuso per una riorganizzazione interna aziendale", mentre "altri siti sono aperti", senza però volerne specificare l’ubicazione. Dal sito internet risulta che, oltre all’impianto di Pero, l’azienda dispone di uno stabilimento a Mc Kinney in Texas.

http://www.ilgiorno.it/rho/cronaca/2013/08/26/939880-Hydronic-Lift-Pero-Chiusa-Cassaintegrazione.shtml

giovedì 11 luglio 2013

Altra causa contro Vodafone vinta dai lavoratori di Roma

Ecco un'altra notizia favorevole ai lavoratori e di cui nessun mass media parla:

dei lavoratori Vodafone ceduti a Comdata, vincenti il primo grado di giudizio contro l'esternalizzazione, in seguito reintegrati da Vodafone e licenziati altri 3 hanno vinto la causa contro il licenziamento e la messa in mobilità.
Tali lavoratori verranno reintegrati dalla Vodafone sul posto di lavoro a partire dal primo agosto.
Ricordiamo che i suddetti lavoratori sono stati preceduti da altri 30, messi in mobilità e poi reintegrati da Vodafone, i quali, attualmente, lavorano in qualità di dipendenti Vodafone in distacco nella sede Comdata Care di Roma.

Subito dopo la pausa estiva altri importanti giudizi verranno emessi sia per la causa di licenziamento intrapresa da altri quasi 100 ex dipendenti messi in mobilità e sia per il secondo grado di giudizio relativo alla causa della cessione.

venerdì 14 giugno 2013

Roma: Lavoratori vs Vodafone 3-1

Dopo tanto silenzio ci rifacciamo vivi per evidenziare la notizia di ieri 13 giugno 2013:

altra sentenza del Tribunale del Lavoro di Roma a favore dei lavoratori nella causa contro la cessione di ramo d'azienda operata da Vodafone Omnitel N.V. e da Comdata SpA nel 2007.

Inutili i commenti, noi lavoratori di Roma proseguiremo con il percorso legale per continuare la battaglia nei confronti della scellerata operazione compiuta dalla multinazionale inglese e contro la persecuzione, la discriminazione ed il terrorismo psicologico che l'azienda continua ad adottare come politica aziendale.

La Regina

venerdì 26 aprile 2013

Vodafone, 500 licenziamenti in Germania

Fonte: http://www.corrierecomunicazioni.it/tlc/20797_vodafone-500-licenziamenti-in-germania.htm

Le mansioni It, tecnologie di rete e customer service saranno affidate in outsourcing in India e Romania entro il 2015. Sulla decisione pesano la concorrenza serrata del mercato telecom e gli alti salari tedeschi
di Patrizia Licata
 
Vodafone Germany licenzia 500 persone in Germania e esternalizza in India e Romania. La manovra si concluderà nel 2015 ed è ovviamente disegnata per ridurre i costi, visto che sui mercati emergenti si può assumere personale a costi più competitivi. La notizia viene riportata dalla stampa tedesca, secondo cui una nota interna redatta dal Ceo della divisione tedesca di Vodafone, Jens Schulte-Bockum, descrive i prossimi piani per rendere l'azienda più competitiva e indica che Vodafone non può più permettersi di pagare salari alti in un ambiente operativo così difficile come il mercato europeo delle telecomunicazioni, dove la concorrenza è sempre più serrata e i margini di guadagno si assottigliano.
"Questa manovra ci mette in grado di affrontare al meglio il futuro”, si legge nella nota. Schulte-Bockum aggiunge: “I salari d’ingresso in Germania sono troppo alti in rapporto al tasso di crescita del mercato telecom". Le posizioni toccate dai licenziamenti saranno, in parte, compensate dalle nuove assunzioni in Romania e India dove saranno trasferite le operazioni IT, le tecnologie di rete e il customer service.
Un portavoce di Vodafone ha confermato all’agenzia Reuters che il piano di outsourcing sarà completato in due anni, ma Bloomberg sostiene che nella lettera del Ceo non si definisce un numero esatto di posti di lavoro che saranno eliminati in Germania. Si dice tuttavia che "La pressione commerciale si sta intensificando" e che la normativa di settore “impedisce gli investimenti da anni”.
Il Ceo sembra riferirsi in particolare alla feroce concorrenza di T-Mobile, divisione di Deutsche Telekom che ha lanciato offerte low-price per il mercato smartphone, e alle nuove regole che hanno abbassato le tariffe che gli operatori mobili possono esigere per le chiamate dalle reti concorrenti.
E forse l’ostilità dell’ambiente regolatorio sembra infastidire Vodafone Germany molto più degli alti livelli dei salari. Infatti, la filiale australiana del colosso britannico ha annunciato lo scorso mese un progetto di segno opposto: assumerà 750 persone nel call center della Tasmania, riducendo il peso di quello in India. Il Ceo di Vodafone Australia, Bill Morrow, ha spiegato che in questo modo cercherà di rilanciare il brand della società, tornando a creare valore anche sui mercati cosiddetti maturi.
 
16 Aprile 2013