venerdì 28 settembre 2012

Vodafone, la Provincia di Roma rescinderà il contratto se non saranno accolte le rischieste dei lavoratori

“Bloccare la procedura di licenziamento collettivo avviata il 1 agosto 2012 e reintegrare i 100 lavoratori oggetto della riduzione di personale avviata da Vodafone Italia. E’ questo il contenuto della mozione approvata oggi, all’unanimità, dal Consiglio provinciale, che impegna altresì il Presidente Zingaretti e la Giunta ad attivare le procedure per la rescissione del contratto della Provincia di Roma con la Vodafone, se non verranno bloccate le procedure di licenziamento e reintegrati i lavoratori”. A dichiararlo in una nota è Gianluca Peciola, consigliere provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà, primo firmatario della mozione.
“Il 1 agosto 2012 la società Vodafone Italia, multinazionale delle telecomunicazioni, – spiega Peciola – ha aperto una procedura di mobilità per 100 lavoratori. Nonostante la società registri al momento un organico di 8000 dipendenti, di cui 1000 su Roma, ricavi per quasi 9 miliardi di euro, utili per circa 4 miliardi e mezzo di euro, ha già avviato altre due procedure di licenziamento per riduzione del personale (licenziamento collettivo). Per fermare questi licenziamenti ingiustificati e indiscriminati, che avrebbero pesanti ricadute per centinaia di famiglie, abbiamo presentato, con il sostegno di tutti i Gruppi consiliari, e fatto approvare questo atto. Il documento, oltre ad esprimere solidarietà e vicinanza ai lavoratori, impegna il Presidente della Provincia e l’assessore competente ad intraprendere tutte le azioni utili e necessarie a consentire e sviluppare un proficuo confronto fra Istituzioni, parti sociali e azienda per scongiurare la messa in mobilità dei lavoratori e garantire la tutela dei dipendenti di Vodafone Italia”. “Questo di oggi è un atto forte nei confronti di una multinazionale. La Provincia di Roma non ammette che nel nome del profitto vengano messi in discussione i diritti dei lavoratori. Qualora Vodafone non dovesse accogliere quanto richiesto dai lavoratori, la Provincia avvierà le procedure per la rescissione del contratto con l’azienda di telefonia”, conclude.

http://www.gianlucapeciola.it/?p=2593

martedì 25 settembre 2012

SE GLI OPERAI FIAT VALGON DI PIU’ DEI LAVORATORI VODAFONE

Scritto da evagiovannini il 24 settembre 2012, link http://blog.la7.it/piazzapulita/?p=502

Ricordiamo tutti la vicenda dei tre operai della Fiat di Melfi – Barozzino, Lamorte e Pignatello – licenziati dall’azienda, reintegrati da un giudice e invitati comunque dalla Fiat a “restare a casa”. La ricordiamo tutti perché ne hanno parlato i giornali, le radio, le tv. Perché la Fiat è la Fiat e quando si tocca il Lingotto diventa tutto un caso nazionale. Però, quanti Barozzino, Lamorte e Pignatello ci sono in giro, espulsi da un sistema produttivo che disprezza prima la dignità, e poi anche il Diritto.
La storia nella quale mi sono imbattuta la scorsa settimana, mentre ero concentrata sui licenziati del call center Almaviva, è la storia dei lavoratori della Vodafone, licenziati nel 2007 e finiti in 914 dentro ad una NewCo, la Comdata Care. Molti di loro hanno ritenuto questa esternalizzazione illegittima ed hanno così intrapreso una battaglia legale. ll Tribunale del Lavoro di Roma ha dato loro ragione e, con tre diverse sentenze (23 giugno 2011, 21 dicembre 2011 e 5 giugno 201) ha ordinato il reintegro per 130 lavoratori. E qui arriva il bello, perché in seguito a queste sentenze Vodafone ha aperto due procedure di licenziamento collettivo per “l’aggravarsi della crisi economica” che ha reso necessario un “esubero strutturale”. Guardacaso per un totale di 130 lavoratori e, guardacaso, proprio per quelli che avevano vinto il ricorso. Proprio gli stessi nomi e cognomi. Pazienza se tra questi ci sono anche donne con figli piccoli e persino due disabili. Ma soprattutto pazienza se alla faccia della crisi Vodafone ha ricavi per quasi 9 miliardi di euro e utili per 4 miliardi e mezzo.
Non so perché queste donne e questi uomini valgano meno degli operai della Fiat nella cosiddetta “notiziabilità” degli eventi, ma so che uno stato di diritto non può tollerare che ci siano cittadini a cui non resta che appellarsi a Dio, visto che neanche un Tribunale conta di più di una multinazionale. @evagiovannini

domenica 16 settembre 2012

17 settembre 2012 sciopero nazionale TLC

http://www.slc-cgil-lazio.it/index.php?option=com_content&view=article&id=311:tlc-sciopero-del-17-09-2012-delle-tlc&catid=108:documenti-tlc-rinnovo-ccnl-2011&Itemid=77

Roma, 4 settembre 2012

Care Lavoratrici e Lavoratori delle Telecomunicazioni, il 17 settembre 2012 sono indette OTTO ore di SCIOPERO, a livello nazionale, di tutto il comparto delle TLC con manifestazioni regionali per rivendicare il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale.
Un’azione di contrapposizione resa necessaria a causa dell’atteggiamento di ASSTEL, la controparte
confindustriale rappresentante delle aziende del settore che ha impedito di chiudere l’accordo con
atteggiamenti ostruzionistici. Il tentativo di smontare la filiera contrattuale ridimensionando l’attuale contratto nazi onale, conquistato con grandi sforzi e difficoltà negli anni passati,
è stato fino ad oggi abbastanza evidente. Grande è la voglia di alcuni componenti dell'ASSTEL di spezzettare il contratto escludendo per primi i call center, ma non è l’unica aspirazione perché con il trascorrere del tempo si pensa di passare “indenni” il 2012 per ovvi motivi economici.
L’impostazione di ASSTEL è la vera responsabile dello stallo in cui è caduta la trattativa: questo stop ricade sulle condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori delle TLC, che subiscono anche i tremendi contraccolpi delle crisi occupazionali del settore (tra le più eclatanti i 632 esuberi ad Almaviva, quasi altrettanti a Teleperformance), uniti agli altri stati di crisi ed alle varie cessioni di ramo ed esternalizzazioni che ciclicamente colpiscono le nostre aziende (Telecom, Vodafone, Fastweb, Sielte ecc.).
Con lo sciopero del 17 settembre vogliamo far capire alla controparte che in un momento di recessione del paese è impensabile voler continuare ad ottenere ricavi sempre maggiori e non rinnovare il CCNL di lavoro. Vogliamo quindi sbloccare la trattativa per il rinnovo del contratto ripartendo dalle rivendicazioni presenti in piattaforma:

· introduzione di clausole sociali per mettere ordine nella giungla degli appalti e dei sub-appalti che
colpiscono il settore, a garanzia dei lavoratori in outsourcing;

· combattere le delocalizzazioni selvagge che, abbassando il costo del lavoro, riducono diritti e tutele per i lavoratori;
 
· recupero del potere di acquisto delle retribuzioni;

· definizione puntuale degli aspetti riguardanti le professionalità;
 
· garanzie retributive e normative per combattere il precariato.
 
Per le motivazioni indicate, chiediamo a tutti Voi uno sforzo significativo per una generale partecipazione allo Sciopero di otto ore che si terrà lunedi 17 settembre p.v., aderendo coralmente alla manifestazione regionale del Lazio che si svolgerà a "Piazza della Rotonda al Pantheon"dalle 9,30 alle 13, dove interverranno lavoratori e lavoratrici del settore, delegati sindacali e i segretari regionali.

SLC-CGIL Roma e Lazio FISTEL-CISL Roma e Lazio UILCOM-UIL Roma e Lazio
Alberto Manzini Paolo Terrinoni Luciano Savant Levra

giovedì 2 agosto 2012

Vodafone Roma: altri 100 dipendenti in mobilità

Vodafone colpisce ancora!
Ieri 1 agosto 2012 ha aperto la procedura di mobilità per altri 100 dipendenti della sede di Roma-Boccabelli.
Anche questa volta, come per la precedente, la mobilità riguarda i dipendenti che in data 5 giugno u.s. hanno vinto la causa che dichiarava inefficace la cessione di ramo d'azienda operata dalla Vodafone nel 2007.







lunedì 23 luglio 2012

Chiariamo qualche punto...

- Roma, 5 giugno 2012: la d.ssa Pucci del Tribunale di Roma sez. Lavoro ha dato ragione ai lavoratori nella causa contro VF e Comdata;

- Roma, 5 luglio 2012: la d.ssa Foscolo del Tribunale di Roma sez. Lavoro ha dato ragione alle aziende VF e Comdata nella causa contro i lavoratori.

Si tratta di 2 cause distinte e separate, pertanto attualmente a Roma i lavoratori "vincono" contro VF e Comdata 3-1. Spero che i termini "calcistici" aiutino a chiarire.

In data 19 luglio Comdata Care ha consegnato o fatto recapitare ai lavoratori con ricorso vinto il 5 giugno le lettere di licenziamento, mentre in data odierna VF ha consegnato agli stessi lavoratori la lettera in cui comunica loro di dare mera esecuzione alla sentenza e di procedere al loro reintegro disponendo agli stessi di non presentarsi sul posto di lavoro fino a nuova comunicazione, specificando l'intenzione di impugnare tale provvedimento. E' evidente che tali lavoratori sono comunque reintegrati nel libro paga e in attesa di futuri sviluppi.

Una specifica ai commenti del precedente post, perchè mi sembra sempre che qualcuno cerchi di mischiare le carte ed intimorire le altre persone: parliamo di cause collettive e non singole, se vado a fare un colloquio di lavoro non capisco da dove l'azienda che mi esamina possa prendere l'informazione che ho fatto causa ad un'altra azienda, ma anche se fosse...mica sono io quella che deve vergognarsi o no?!

Non mi abbasso nemmeno a commentare chi accusa i colleghi di finte malattie o ruberie varie, si commenta da solo e forse dovrebbe passare dall'altra parte, magari in HR. C'è un detto che rende bene la mia idea "Fatti i cavoli tuoi chè campi 100 anni di più e mori pure nel letto tuo!".

Il blog chiude per ferie ed augura una buona e riflessiva vacanza a tutti!

La Regina

lunedì 25 giugno 2012

Comunicato aI Lavoratori Gruppo Comdata

Roma, 21 giugno 2012

Abbiamo preso visione, con sconcerto e stupore, della lettera inviata da Comdata in data odierna e riferita all'accordo raggiunto dalla stessa, da Vodafone e dalle OO.SS. in data 25 maggio u.s.

In tale comunicazione l'azienda, confermando quanto già previsto dall'accordo, ripropone correttamente il progetto di fusione per incorporazione ricordando che avverrà con le disposizioni previste dall'articolo 2112 del codice civile, cioè con il mantenimento dei trattamenti economico-salariali in essere.

Non si tratta, quindi, di una nuova apertura offerta dall'azienda ma della conferma di un accordo sottoscritto tra le parti e che vincola giuridicamente i sottoscrittori.

Nella stessa, l'azienda dichiara che la fusione per incorporazione avverrà solo a condizione che il contenzioso in essere sia ritirato. Tale indicazione è del tutto priva di fondamento e l'accordo sottoscritto non prevede nessuna condizione al processo di fusione che è, invece, finalizzato a tutelare l'insieme delle centinaia di lavoratori occupati presso Comdata Care.

Il testo dell'accordo è privo di condizioni pregiudizievoli al percorso di fusione, tema a lungo affrontato durante la trattativa, perchè tale condizione era stata richiesta nel corso del confronto, con le OO.SS. che hanno imposto una soluzione che non ponesse condizioni sospensive.

E' evidente che la posizione assunta dall'azienda, priva di ogni effetto perchè illegittima, è l'ennesima riprova dell'ncapacità di affrontare e risolvere i problemi emersi, ricorrendo a ricatti e scorciatoie che non produrranno nessun risultato se non quello di aumentare le tensioni già esistenti.

La domanda che nasce spontanea è perchè!

Appare evidente che Comdata non ha digerito l'accordo sottoscritto e dal giorno successivo ha iniziato a operare per far fallire un progetto  che offre prospettive e futuro ai lavoratori coinvolti.

La reazione a tali atteggiamenti sarà durissima.

Se nelle prossime ore non sarà smentita la posizione assunta, sarà necessario avviare percorsi di tutela degli interessi dei lavoratori attraverso ricorsi giudiziari e iniziative di lotta.


Se c'è chi crede di poter risolvere i problemi di mercato causati dalla crisi mondiale, attraverso la delocalizzazione delle attività verso Paesi a basso costo del lavoro, abbandonando e scaricando i lavoratori che sino ad oggi hanno garantito i successi dell'azienda, si troverà di fronte a una risposta decisa e durissima che contrasterà con tutti gli strumenti l'assenza di responsabilità sociale messa in luce dal Gruppo Comdata.

Le Segreterie Nazionali SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

venerdì 8 giugno 2012

Grazie Giudice Pucci!

Altri 95 ex-dipendenti Vodafone vittoriosi!

ROMA - VODAFONE = 5 (sentenze a favore) a 0

Il 5 giugno 2012 sono state emesse altre 3 sentenze a favore di 95 dipendenti, sentenze che ordinano il reintegro immediato in Vodafone.

Adesso vediamo come si comporterà la multinazionale, tutti gli scenari sono aperti e plausibili.
La grande azienda dalla chiocciolina vogliosa di nuova carne da macello riuscirà ancora a stupire con un nuovo asso nella manica dopo la messa in mobilità di 33 dipendenti per i quali, a dicembre 2011, è stata emessa sentenza a favore e per i quali un giudice ha ordinato alla multinazionale il reintegro immediato?

Siamo certi che Vodafone riuscirà a strabiliarci con l'aiuto delle 3 scimmiette (i sindacati confederali) e di slogan pubblicitari che sono la sua forza:

  • Omnitel: Vi diamo ascolto
  • Omnitel: Vi diamo ascolto. Dateci voce
  • Omnitel: Quello che facciamo oggi, tutti lo faranno domani
  • Omnitel: Persone in grado di cambiare il mondo
  • Omnitel-Vodafone: Idee in grado di cambiare il mondo
  • Vodafone-Omnitel: How are you?
  • Vodafone: Tutto intorno a te
  • Vodafone: Life is Now
  • Vodafone: Power to You


  • Il prossimo ve lo suggeriamo noi: "Vodafone: Tutti a casa...ognuno nella propria, mica scherziamo!".

    lunedì 4 giugno 2012

    ACCORDO 25/5/2012: la “Banda degli Onesti” colpisce ancora!

    Dopo incontri segretissimi e ristrettissimi - solo esponenti aziendali di Vodafone e Comdata e le segreterie
    nazionali e territoriali di cgil, cisl e uil (nessuna rsu!) – svolti allo scopo di verificare l'attuazione dell'accordo
    del 2007, il 25 Maggio 2012 è stato raggiunto e firmato un verbale di accordo.

    Di seguito una nostra analisi puntuale del testo, tralasciando i punti che riportano solo dati di fatto.

    b. Il rapporto commerciale tra Vodafone Omnitel NV e il Gruppo Comdata si è ulteriormente consolidato e il
    Gruppo Comdata costituisce un partner di primario riferimento per Vodafone;

    Che il rapporto commerciale si sia consolidato non v'è dubbio.
    Soprattutto perchè si tratta di un rapporto finalizzato esclusivamente a delocalizzare le attività lavorative
    dove i lavoratori costano poco, come ad esempio in Romania, mentre in Comdata Care il lavoro Vodafone si
    è ridotto progressivamente in tutte le sedi, tanto da arrivare al punto che l'azienda invita e/o obbliga il
    personale ad utilizzare giorni di ferie e permessi, operazione questa troppo spesso propedeutica ad esuberi
    di personale per mancata attività.
    Quindi il rapporto commerciale tra Vodafone e il Gruppo Comdata si è consolidato sullo sfruttamento della
    forza lavoro e non certo sulla conferma delle garanzie occupazionali dei dipendenti ceduti nel 2007, come
    invece qui si vorrebbe lasciar intendere.

    c. anche grazie al rispetto dell'impegno all'efficientamento contenuto nel contratto di fornitura di servizi
    connesso alla cessione del ramo di azienda, Comdata Care S.p.A ha potuto sviluppare negli anni importanti
    opportunita' di business che le stanno consentendo progressivamente di assumere un posizionamento nel
    mercato di riferimento, tale da attrarre nuovi business e da consentire una piu' ampia diversificazione del
    portafoglio commerciale attraverso la crescita delle competenze, l'incremento della produttivita' nonche' la
    progressiva implementazione della sinergia industriale e organizzativa con il Gruppo Comdata;

    Chi lavora in Comdata Care sa che l'azienda, essendo monocommessa, dimostra mancanza di "possibilità di
    business", incapacità di "attrarre nuovi business " ed è totalmente priva di "ampia diversificazione del
    portafoglio commerciale", visto che le nuove commesse sono state acquisite da Comdata e non da Comdata
    Care. Sa anche che essere spostato su commesse Comdata non significa aumentare le proprie competenze
    o creare sinergia, ma significa solo fare qualcosa dal momento che si è pagati. E certo non sfugge ai propri
    dipendenti che Comdata Care non ha strutture aziendali proprie (Ufficio Vendite, Ufficio del Personale, ecc,
    ecc) che le consentano di svolgere vita autonoma.

    Se cgil, cisl e uil agli incontri avessero portato anche le Rsu Comdata Care, tutto questo sarebbe stato loro
    spiegato, visto che evidentemente si sono fidati sulla parola...

    e. in considerazione del fatto che le attività cui erano addetti i 33 lavoratori reintegrati non sono più presenti
    in Vodafone Omnitel NV, essendo state oggetto della cessione di ramo avvenuta nel novembre 2007,
    Vodafone Omnitel NV ha aperto una procedura di mobilità, ai sensi e per gli effetti della Legge 223/91,
    denunciando un esuberoo strutturale così come indicato nella comunicazione di avvio della suddetta
    procedura di mobilità del 20 febbraio 2012 per l'avvenuta cessazione dell'attività di “Back office”;

    f. le Organizzazioni Sindacali benchè non abbiano sottoscritto l'Accordo di esperita procedura di mobilità
    dichiarano che hanno preso atto delle ragioni aziendali che hanno condotto all'apertura della procedura di
    mobilità, sussistenti nel fatto che le attività di “Back office” non fanno più parte del perimetro di attività di
    Vodafone Omnitel NV allo stato attuale nonché per il futuro, ribadiscono il pieno sostegno alla fondatezza
    dell'operazione regolamentata con l'Accordo del 8 ottobre 2007 firmato insieme al Ministeromdel lavoro e
    delle Politiche Sociali e dello Sviluppo Economico.

    Vodafone dichiara che ha dovuto licenziare per mancanza di attività di back office e cgil, cisl e uil ne
    prendono atto e implicitamente lo riconoscono. Ma Vodafone, Comdata, le organizzazioni sindacali e tutti i
    dipendenti Comdata Care sanno che molte attività oggetto di cessione sono state reinternalizzate in
    Vodafone, come ad esempio il Credito (solo una piccola parte è in Comdata Care, il resto è stato
    reinternalizzato in Vodafone o trasferito a Comdata Spa in Romania) o ancora il Supporto Tecnico Unificato
    rientrato in Vodafone come denunciato con tanto di comunicato sindacale proprio da cgil e cisl a Ivrea.

    Mentono! Sapendo di mentire....

    Inoltre Vodafone non riesce a ricollocare 33 persone dopo che nell'accordo del quale si è verificata
    l'attuazione era stato scritto che in caso di fallimento di Comdata Spa, avrebbe riassunto tutti i 914 lavoratori
    ceduti.
    E siccome chi non conosce dignità non sa nemmeno percepire umiliazione, cgil, cisl e uil “ribadiscono il
    pieno sostegno alla fondatezza dell'operazione regolamentata dall'accordo del 8 ottobre 2007”
    nonostante quell'accordo sia stato sistematicamente disatteso e violato visto che la maggior parte dei
    dipendenti ceduti non lavora piu' sulle attivita' oggetto di cessione e che quelle attivita' sono uscite dal
    famoso e fantomatico perimentro industriale. A distanza di 4 anni e mezzo dall'accordo cgil, cisl e uil
    riconfermano che quell'operazione era fondata!

    Ed ora si entra nel vivo degli importanti impegni che le aziende Vodafone e Comdata si prendono in questo
    accordo, grazie anche al duro lavoro di cgil, cisl e uil!

    VODAFONE

    2. Vodafone Omnitel NV comunica che in coerenza con lo spirito della partnership sancita dal 2007, il
    rapporto commerciale con il Gruppo Comdata proseguira' anche dopo la scadenza dell'attuale contratto fra
    Vodafone Omnitel NV e Comdata Care spa, compatibilmente con le condizioni di mercato che si verranno a
    determinare

    Vodafone afferma che, se l'andamento del mercato glielo consentirà, intende proseguire il rapporto
    commerciale con il Gruppo Comdata. Quindi:

    - nessun impegno verso i lavoratori ceduti, che se anche il rapporto commerciale tra le due aziende dovesse
    proseguire, non è scritto se e quali garanzie occupazionali ne guadagnerebbero, in termini di quantità,
    qualità e durata. I dipendenti Comdata Care non vengono proprio citati in questo punto e, esattamente come
    prima di questo accordo, continuano a non sapere cosa sarà di loro dopo il 2014.

    - nessun impegno verso la stessa Comdata che non vede garantiti i rinnovi contrattuali da parte di Vodafone
    visto che essi si verificheranno “compatibilmente con le condizioni di mercato”.

    GRUPPO COMDATA

    3. Il Gruppo Comdata si impegna a porre in essere una strategica integrazione organizzativa e funzionale tra
    Comdata Spa e Comdata Care Spa, attraverso un'operazione di fusione per incorporazione di Comdata
    Care Spa in Comdata Spa, da attuarsi entro il 2014. Tale fusione coinvolgerà coloro che saranno dipendenti
    di Comdata Care Spa al 31 ottobre 2012. Le parti si danno atto che per realizzare questo impegno è
    necessario verificare entro tempi brevi le caratteristiche dell'operazione anche in termini di certezza del
    perimetro avuto riguardo alle avvenute rinunzie al contenzioso in atto.

    Il Gruppo Comdata si impegna a fare una fusione per incorporazione di Comdata Care entro il 2014, ma è un
    impegno condizionato al numero delle rinucie alla causa

    - nessun impegno sulla prospettiva occupazionale di tale personale dopo il 2014, esattamente come è stato
    fino ad ora.

    Inoltre per poter verificare puntualmente il perimetro dei lavoratori interessati le parti concordano di
    incontrarsi entro il mese di giugno 2012 anche al fine di monitorare le rinunzie del contenzioso in atto
    intervenute.

    Eccoci arrivati al vero punto del quale hanno discusso e per il quale e' stato redatto questo verbale
    d'accordo: trovare un altro strumento (dopo le pressioni sui singoli, dopo le offerte e le promesse, dopo
    l'azione feroce della messa in mobilita'..) per ridurre i numeri dei ricorrenti, per bloccare le sentenze dei
    giudici proprio ora che a Roma andranno a sentenza nel mese di giugno circa 80 lavoratori con lo
    stesso giudice che ha gia' disposto il reintegro dei 33 colleghi!!!
    Lasciando intuire un vero e proprio ricatto occupazionale, ai lavoratori viene chiesto di fare una scelta per
    loro irreversibile (rinunciare alla causa) in cambio di una dichiarazione di intenti sufficientemente fumosa e
    vaga da lasciar mano libera alle aziende di fare ciò che vorranno dopo il 2014.
    E' poi inaccettabile che Comdata e sindacati condizionino il piano industriale di Comdata Care alle rinuncie
    alla causa quando le attività lavorative cedute sono svolte anche da interinali, personale Comdata in Italia e
    all'estero e personale Vodafone, mentre buona parte del personale Comdata Care è su altre attività
    lavorative.

    4. Infine, in via del tutto eccezionale, per il personale di Comdata Care Spa cessato in data 23 Gennaio
    2012, Comdata Spa, tenuto conto degli spazi occupazionali, si rende disponibile a favorire la ricollocazione
    all’interno del Gruppo Comdata, proponendo un contratto di assunzione a tempo indeterminato con la
    società Comdata Spa garantendo le pre-esistenti condizioni economiche, e previa definizione del
    contenzioso in essere attraverso atto di rinunzia, entro il 15 giugno 2012 e ad ogni eventuale ulteriore
    pretesa nei confronti dell'intero Gruppo Comdata.

    Ai colleghi che hanno già vinto la causa, che sono stati oggetto di un licenziamento illegittimo e facilmente
    impugnabile oltretutto in un momento in cui la riforma del lavoro non è ancora avvenuta, in cambio della
    rinuncia presente e futura a qualsiasi contenzioso legale, viene offerto un posto di lavoro non si sa in quale
    sede, con quale durata minima garantita, su quale commessa, senza più accordi integrativi e senza il
    mantenimento dell'anzianità aziendale e degli orari di lavoro. Ma questa possibilità viene data “tenuto conto
    degli spazi occupazionali” (= scelgono a chi darla) e pure in via del tutto eccezionale! Cosa ci si aspetta? Un
    grazie?
    Questo verbale di accordo è secondo solo alla sceneggiatura di un classico del genere con Totò & Peppino:
    "La banda degli onesti"

    CONCLUSIONI

    Gli incontri che hanno portato a questo verbale di accordo si sono svolti in gran segreto, nella totale
    ignoranza da parte dei lavoratori, senza che cgil, cisl e uil abbiano mai chiesto ad essi quale posizione
    volessero si andasse a discutere, e hanno prodotto un generico impegno a realizzare chissà se, chissa'
    quando, chissa' come e chissa' per chi la fusione per incorporazione.
    Ben altro scenario si sarebbe presentato se questo accordo avesse incluso:

    - l'impegno delle due aziende verso i lavoratori ceduti (e non verso la commessa) riguardo i l
    mantenimento dell'occupazione per un congruo numero di anni ben oltre il 2014.

    - la garanzia per tutti i lavoratori ceduti (compresi i 33 dichiarati in esubero) del mantenimento della
    sede di lavoro e della continuità aziendale;

    - la garanzia, da parte di Vodafone, che se i lavoratori ceduti fossero licenziati per effetto di procedure
    di licenziamenti collettivi all'interno del Gruppo Comdata, essi verrebbero riassorbiti in Vodafone

    Se Vodafone, Comdata e Organizzazioni Sindacali non sono in grado di produrre un accordo con questi
    punti, allora farebbero meglio a non sprecare il proprio tempo ad incontrarsi e a occuparsi d'altro....magari
    della stesura di sceneggiature comiche.
    Intanto le valutazioni legali in merito alle feroci follie scritte in questo verbale di accordo sono in corso, e a
    breve seguiranno le contromosse da parte nostra con azioni che prefigurano scenari da afforntare
    nell'ambito di procedimenti penali. La rabbia che esse hanno generato e la determinazione che ne e'
    conseguita stanno aumentando.

    Coordinamento Cobas Comdata Care

    sabato 12 maggio 2012

    MANCATO ACCORDO 10.05.2012

    L'incontro DEL 10.05.2012 tra Vodafone e sindacati alla Regione Lazio ha segnato la fine della procedura di licenziamento collettivo. Dall'11.05. ed entro 120 gg l'azienda può inviare le 33 raccomandate di licenziamento. Non è stato raggiunto accordo sindacale.

    Non vedo perchè le tre sigle sindacali che furono formalmente diffidate nel 2007 dal rappresentarci dovrebbero farlo adesso.
    GRAZIE a Serena, Mimmo e tutti i colleghi che continuano a lottare!

    La Regina

    giovedì 5 aprile 2012

    COMDATA: RITRATTO DI UN’AZIENDA DI OUTSOURCING


    Dopo piu’ di 4 anni che lavoriamo all’interno del gruppo Comdata, oggi finalmente la direzione aziendale ci sta chiamando a colloquio privato per raccontarci chi siamo e cosa facciamo.

    Ci viene detto che Comdata è un’azienda di Call Center, o meglio un’azienda che fornisce operatori di Call Center. E’ un’azienda che vive di Commesse su appalto, che e’ un’azienda sana e piena di lavoro, che sta assumendo e stabilizzando sempre piu’ i propri dipendenti.

    Quello pero’ che non ci viene detto e’ come funziona nel mondo del lavoro italiano e soprattutto nel nostro settore delle TLC il meccanismo di appalto. Eppure questo e’ un aspetto fondamentale per capire l’azienda nella quale ci siamo ritrovati e quindi ancora piu’ fondamentale per avere un quadro realistico degli scenari che ci aspettano, in modo che ognuno possa, in assoluta consapevolezza, decidere le sorti della propria vita lavorativa. Proviamo allora ad analizzare il meccanismo di appalto calato in questa realtà aziendale.
    Partiamo da esempi concreti di come Comdata ha operato in merito alle assunzioni e stabilizzazioni nello scorso anno 2011 (sono solo alcune delle operazioni effettuate).
    • Il 24/01/2011 Comdata inaugura a Cagliari il Call Center della new Co Comdata Eos nato per assorbire una parte dei 470 lavoratori provenienti dalla chiusura della società Video online 2.0 su commessa Telecom Italia. L’azienda per questa operazione attinge ai fondi della regione Sardegna (soldi dei contribuenti), aumenta il volume di lavoro proveniente dal cliente Telecom Italia (che quindi le paga il canone dell’appalto) e risparmia sui costi del lavoro inquadrando i dipendenti Comdata Eos al II livello.
    • La Spezia - a febbraio 2011 Comdata termina la stabilizzazione iniziata a fine 2010 di un totale di 47 (!) dipendenti passati da precari a tempi indeterminati, attingendo per questo ai finanziamenti comunitari concessi dalla Regione Liguria. Non e’ pero’ un problema per Comdata contemporaneamente (gennaio 2011) annunciare a La Spezia la contrizione della commessa ENI.
    • Marzo 2011 a Roma Comdata acquisisce un ramo d’azienda da Cronos coinvolgente 140 dipendenti al III livello (tranne i TL al V) assegnati alla commessa Telecom Italia proveniente, in sub appalto, proprio dalla stessa Comdata. Di nuovo quest’azienda, pur di mantenere e magari ampliare i volumi di lavoro forniti da Telecom, si fa carico di tali lavoratori che già da circa 10 anni reclamano il diritto, previsto dal CCNL, di passare al IV livello per le mansioni svolte. Comdata, senza accordo sindacale, ne passa in maniera del tutto arbitraria circa una quarantina allo scopo di spaccare il fronte dei lavoratori che si erano mobilitati per avere tutti quel passaggio contrattuale.
    • Luglio 2011 Comdata apre un secondo centro a Lecce dove colloca dipendenti inquadrati al II e III livello, addetti in gran parte su commessa Vodafone, ma anche su commessa Sky. Per tale operazione l’azienda attinge ai 269.8 milioni di euro dei fondi della regione Puglia dedicati alle nuove assunzioni.
    • E non dimentichiamoci che Comdata vanta ben 4 sedi in Romania (Bucarest, Crajova e Galati) e Bulgaria (Sofia).
    Ecco come opera Comdata: per poter aumentare i ricavi acquisisce personale SOLO quando questo le garantisce l’acquisizione e/o l’ampliamento dei canoni delle commesse (consolidando così e solo così i rapporti commerciali con i propri clienti) oppure se per questo accede ai finanziamenti pubblici.

    In entrambi i casi, tende a ridurre al minimo indispensabile il costo di tali lavoratori (quasi tutti dei 4000 vantati al II e III livello) e, ove possibile, copre tale costo del lavoro con le risorse pubbliche messe a disposizione dalle istituzioni locali.

    Ovviamente, tale sistema, per funzionare, ha come presupposto il continuo ricambio del personale.

    L’attività di Call Center sappiamo bene essere un’attività deprofessionalizzante, con procedure sempre più standardizzate, e usurante. Ciò determina che, con il passare del tempo, i lavoratori non riescano a mantenere sempre gli stessi ritmi produttivi pretesi dalle aziende. Ecco perché le grandi aziende, specie delle TLC (Vodafone, Telecom, Wind, Fastweb), si rivolgono ad aziende esterne a cui affidare in outsourcing le attività di call center e, quando ci riescono, i lavoratori. Il contratto di appalto, se da una parte presuppone un maggior costo iniziale a causa del profitto da riconoscere alla società appaltatrice, dall'altra assicura alla società appaltante una riduzione dei costi con il passare del tempo, attraverso le gare di appalto successive, che, sempre e comunque, sono gestite con la logica del massimo ribasso. Ciò comporta che se la singola azienda di outsourrcing vuole rimanere sul mercato, e continuare a lucrare sul lavoro dei lavoratori gestiti, deve continuamente smaltire il personale più anziano (in genere gli anni di anzianità lavorativa si contano sulle punta delle dita di una mano), ritenuto meno produttivo e comunque economicamente più costoso (livello, anzianità e assenza di contributi pubblici), per sostituirlo con altro personale neo assunto, probabilmente con contratto precario e/o paraautonomo, al livello economico il più più basso possibile e disponibile a sopportare ritmi di lavoro spesso impossibili. Tutte le aziende di outsourcing hanno quindi l’esigenza vitale di cambiare spesso il personale e questo, dove non lo fanno con i licenziamenti, tentano di ottenerlo rendendo a questi lavoratori la vita impossibile, nella speranza spesso realizzata, di condurli a dimettersi. In poche parole si tratta di aziende che hanno fatto dello sfruttamento della forza lavoro il proprio business.

    Nel nostro settore il panorama è spesso lo stesso. A parte i casi più eclatanti, con le aziende che hanno prima percepito i finanziamenti pubblici e poi sono precipitosamente scappate con i soldi, lasciando i propri dipendenti senza lavoro e senza le retribuzioni arretrate e i tfr maturati, il format utilizzato dalle cosidette aziende leader nel settore è più o meno lo stesso. In Teleperfomance migliaia di lavoratori sono stati stabilizzati pochi anni fa. Si tratta di lavoratori con turni H24 e al II e III livello, quindi molto meno costosi e piu’ flessibili di noi. Eppure questi lavoratori ora sono in cassa integrazione in deroga, perchè oramai troppo costosi e poco produttivi, rispetto a ciò che il mercato del lavoro offre attraverso i contratti precari, o le delocalizzazioni all’estero e/o nelle regioni, specie quelle del sud, disponiobili ad elargire nuovi finanziamenti (cosa che permette di utilizzare costantemente forza lavoro a costi che si avvicinano allo zero!). Lo stesso dicasi per il Gruppo Almaviva.

    Fatte queste considerazioni, appare evidente che se, nei colloqui individuali che l’azienda sta facendo, viene detto che la scelta di rimanere in questa azienda è quella più garantista per il nostro futuro lavorativo, non viene fatto un quadro realistico della situazione.

    Rimanere in qualche modo “agganciati” alla casa madre che, anche quando decide di ridurre il personale, lo deve necessariamente fare con più attenzione e ben argomentando le tanto discusse motivazioni economiche. L'azienda in appalto ha per definizione sempre disponibile la motivazione economica per giustificare una riduzione di personale, la fine dell'appalto o anche una semplice riduzione dei flussi ricevuti dal committente. Certo, ciò non significa che chi sta in Vodafone oggi ha la garanzia di “morire”, lavorativamente parlando, ancora Vodafone, ma comunque lì può aver senso pensare di investire sul proprio futuro lavorativo, in una società appaltatrice di call center no.

    Quello che l’azienda lascia intendere da questi colloqui è che si sta programmando di anticipare ciò che abbiamo preannunciato fin da subito e che si sarebbe dovuto realizzare solo nel 2015: la chiusura di Comdata Care per cessata attività con il conseguente licenziamento collettivo di chi sarà rimasto e magari la riassunzione tramite accordo in Comdata, con un peggioramento delle condizioni lavorative e solo per chi deciderà l’azienda. Ecco probabilmente perché la Direzione aziendale illustra nei colloqui il contratto di Comdata Spa.

    L’unica possibilità di salvezza è continuare la resistenza forte e convinta messa in atto dal 2007. Senza tale resistenza e se non avessimo fatto causa in così tanti, molto probabilmente saremmo già stati travolti dalla minaccia di licenziamenti collettivi per esubero di personale e obbligati ad accettare peggiori condizioni economiche e lavorative. Ad esempio, la situazione lavorativa a Milano sarebbe stata gestita con ben altri toni e modalità!

    Serena
    Rsu Cobas Comdata Care

    lunedì 2 aprile 2012

    CONNIVENZA SINDACATI-VODAFONE "ON AIR" - PERCHE' CGIL, CISL E UIL NON FANNO IL PROPRIO DOVERE?

    Roma, 29 Marzo 2012

    Per le ore 19 era prevista la messa in onda del servizio sulla vergogna dei mancati "VERI" 33 reintegri in Vodafone su RAI News. Servizio ripreso durante il presidio che i lavoratori hanno fatto sotto la sede del CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA (il servizio è al link www.youtube.com/VodafoneVsMagistrati ).
    Tale servizio è poi andato in onda alle ore 23:00 circa. Ben quattro ore dopo. IL MOTIVO?
    La giornalista che ha curato le riprese aveva provato a contattare la CGIL per avere un'opinione dal
    sindacato confederale visto che cgil, cisl e uil, NONOSTANTE NON SIANO RAPPRESENTATIVI DEI 33 lavoratori oggetto della procedura di licenziamento collettivo, sono gli unici soggetti con cui, per il momento, l’azienda decide di parlare....e ne immaginiamo anche il vero motivo al di là delle spiegazioni formali che da entrambe le parti continuano ad arrivare.
    Ebbene la giornalista, lei stessa stupita, ci ha riferito che CGIL ha AVVISATO E MESSO IN "ALLERTA"
    Vodafone, che a sua volta l'ha tempestivamente contattata e le ha detto di attendere la ricezione di un
    proprio comunicato prima di mandare in onda il servizio. E così cgil, invece di supportare quei lavoratori
    per fare muro "CONTRO" l'azienda si preoccupa di ingraziarsi e asservirsi a Vodafone, garantendole lo
    spazio per un suo intervento.
    CISL invece continua a fare ciò che le riesce meglio: alterare la realtà attraverso le menzogne! Il giorno
    prima, il 28 marzo, in assemblea al call center vodafone di Roma dichiara: che i cobas le si stanno rivolgendo per chiedere aiuto (sarebbe come se i passeggeri della Concordia chiedessero a Schettino di fargli fare un altro giro!!!) che sarebbe inutile bloccare la procedura di mobilità (che quindi però è bloccabile se lo si volesse) perchè tanto Vodafone la riaprirebbe tale e quale a prima. Ma se così fosse allora basterebbe ribloccarla.
    Chiedere con forza a cgil, cisl e uil di bloccare la procedura di un licenziamento collettivo contro legge e con
    motivazioni evidentemente inesistenti significa chiedere a cgil, cisl e uil di fare il proprio dovere e non di
    essere aiutati! Ma forse ormai nessuno dei lor signori ricorda più cosa significa fare il proprio dovere...
    Tutti e tre i sindacati confederali vivono della forza riflessa, del legame, dei benefits e degli agi che l'andare
    a braccetto con l'azienda gli concede. Ma questo NON è fare il proprio dovere....
    Bloccare questa mobilità non solo è possibile, ma è anzi doveroso in quanto si tratta di una procedura che
    non ha i requisiti di legge. Se Vodafone la volesse riaprire dovrebbe farlo in maniera ben diversa...ad
    esempio fornendo le informazioni che consentano all'interlocutore sindacale di esercitare in maniera
    trasparente e consapevole un effettivo controllo sulla programmata riduzione di personale, valutando
    anche la possibilità di misure alternative al programma di esubero; la inadeguatezza delle informazioni, che
    abbia potuto condizionare la conclusione dell'accordo tra impresa e organizzazioni sindacali secondo le
    previsioni dell' art. 4, determina l'inefficacia dei licenziamenti per irregolarità della procedura, a norma dell'art. 4, comma 12, legge 223/91.
    Su uil, dopo che ha dichiarato che non le interessa tutelare i lavoratori provenienti da Comdata e che ormai
    ha come unica possibilità di vita seguire pedissequamente gli ordini di cisl, non riteniamo di dover sprecare
    ulteriori parole...

    Vodafone da parte sua si comporta come il bambino più grande e viziato che non vuole mai perdere e tenta in tutti modi di non rispettare le regole del gioco perché consapevole che con la correttezza non potrà
    guadagnare il prossimo trofeo. Se la dirigenza attuale fosse anche solo per un quarto del valore di quella
    Olivetti da cui ha ereditato l'azienda, rispetterebbe la sentenza reintegrando questi lavoratori e si preparerebbe al ricorso legale. Per ora ha perso: ingoino il rospo ed accettino.

    Tutti questi gli attori del teatrino che andrà in scena nell'incontro del 2 Aprile. Mancano però i protagonisti: i lavoratori coinvolti dalla procedura di mobilità . Nessuno a rappresentarli.
    Dal 20 febbraio ad oggi l'unica ipotesi di cui si è parlato riguarda un accordo tale per cui il personale licenziato da Vodafone rientra in Comdata. Consentire a Vodafone, tramite un accordo, di andare nella direzione diametralmente opposta a quella indicata dalla Magistratura è notizia ghiotta da gettare in pasto
    ai media...

    NON C'E' NULLA SU CUI ACCORDARSI. C'E' DA RISPETTARE LA LEGGE LA GIUSTIZIA E FARE VERO SINDACATO, NON I "PARAVENTI" E CONNIVENTI!

    COBAS COMDATA CARE

    venerdì 23 marzo 2012

    Servizio su Rai TG3 h 19 del 23/03/2012

    Clicca e ascolta al 17'23''

    INTERVISTA AVVOCATO GUGLIEMI

    CLICCA E ASCOLTA

    VODAFONE: ANTICIPATA NEL CALL CENTER DI ROMA LA RIFORMA DELL'ART. 18

    Al giudice che le ordina il reintegro, Vodafone risponde licenziando.

    NOVEMBRE 2007: Vodafone inventa un fantomatico ramo d’azienda, ci mette dentro 914 lavoratori sparsi in varie sedi d’Italia e, con l'avallo di un accordo sindacale di CGIL, CISL e UIL molto contestato dai lavoratori, li cede alla NewCo Comdata Care.

    Quei lavoratori perdono così garanzie, soldi, benefits e diritti ma decidono di impugnare la
    cessione, ritenendola illegittima, rivolgendosi alla Magistratura.

    A DICEMBRE 2011 un Magistrato del Tribunale del Lavoro di Roma evidenzia l’illegittimità di quella cessione, reintegra 33 lavoratori (vedi allegato “dispositivo21.12”) e aspetta di giudicare il caso di altri 108 lavoratori nei prossimi mesi, mentre un altro Magistrato romano dovrà ugualmente provvedere in ordine ad una trentina di altri ricorrenti. (Tot: più di 170 persone)
    Il 20 FEBBRAIO 2012 Vodafone apre una procedura di licenziamento per riduzione di personale
    (licenziamento collettivo) proprio per 33 lavoratori di Roma!

    L'espressa motivazione di tale drastica misura è stata dichiarata essere la forzosa reintegra, tale – a suo dire – da mettere in pericolo il “proprio equilibrio organizzativo” e Vodafone chiede quindi allo Stato, ovvero alle tasche degli italiani, un intervento sociale nei confronti di una pronunzia “profondamente errata” che “inopinatamente” è intervenuta con un fatto “improvviso e grave”

    E così un ordine giudiziale può essere certamente vanificato: i lavoratori, come pedine, passano da “ceduti a reintegrati a licenziati” in un gioco perverso di precarietà e strapotere delle
    multinazionali, in cui anche gli stessi Giudici possono essere esposti al “giudizio universale” per le
    loro pronunzie.

    Gianluca Ventura, direttore delle risorse umane di Vodafone, ammette che il problema vero è nei
    tribunali e, in riferimento all'art. 18, dichiara: “avere maggiori certezze sulle ragioni che
    consentono alle aziende di separarsi dal lavoratore e tempi certi genererebbe quella maggiore flessibilità che ci consentirebbe anche di fare entrare persone nel mondo del lavoro”
    http://blog.panorama.it/economia/2012/02/21/lavoro-aziende-vi-serve-davvero-abolire-l’articolo-
    18 /

    La ricca e potente Vodafone sta già attuando una riforma strisciante, ma ugualmente eversiva, del famigerato articolo 18, riforma che - si vorrebbe - impedisca al lavoratore di chiedere al giudice il reintegro nel luogo di lavoro in caso di ingiusto licenziamento.
    Vodafone pretende oggi per sè il “diritto” all'impunità e lo fa con arroganza manifesta definendo la sentenza “grave ed errata”.

    Nessun problema economico (ricavi in ascesa per un totale di 4 miliardi e 48 milioni di euro: gli
    stipendi di 33 persone , per lo più part-time, costituiscono una goccia nel mare), nessun problema
    logistico, nessuna carenza di attività lavorative, fiore all'occhiello dell'organizzazione di Vodafone è
    proprio la fungibilità dei lavoratori (Job Rotation). Ecco perchè chiediamo il blocco della procedura
    di licenziamento collettivo e il reintegro lavorativo dei 33 lavoratori!

    In Spagna, dove la società nel solo ultimo trimestre ha registrato un calo di fatturato dell'8%, per
    evitare licenziamenti ed esternalizzazioni attua 15 giorni di sospensione dal lavoro non retribuiti
    per 4mila lavoratori! http://www.corrierecomunicazioni.it/tlc/14229_vodafone-in-spagna-trovatol-
    accordo-con-i-sindacati.htm
    Gli avvocati Enrico Luberto e Carlo Guglielmi sono a disposizione per le informazioni di carattere
    legale.


    Grazie dell'attenzione

    Lavoratori ex-Vodafone Roma