In data 11 aprile 2011 Vodafone, dopo averlo preannunciato all'incontro di venerdì 8 tra Azienda e Segreteria Nazionale UGL Telecomunicazioni, ha comunicato, per tramite di UNINDUSTRIA, l'avvio della procedura per la cessione del ramo d'azienda "Field Operations" alla Ericsson Telecomunicazioni Spa con effetto dal 1 luglio 2011.
Le attività coinvolte sono: Field maintenance di HQ e Regione; Safety coordination di Field maintenance di Regione; Supporto tecnico di Field maintenance di Regione; Training & technology Tools di Field Ops; Spare Management; Radio Support; Trasmission Support; Infra Maintenance & Logistic Core Site & Infrastructure Nord e Centro Sud; Radio Infra & Logistic Maintenance Nord e Centro Sud; attività amministrative relative alle auto; PC; strumentazione ed alla gestione presente e trasferte del field ops; Sistemi Informativi di Field Operations.
Le attività del ramo d'azienda sono svolte con personale in forza nelle seguenti città: Ancona, Bari, Bergamo, Brescia, Bolzano, Cagliari, Chieti, Catania, Catanzaro, Firenze, Genova, Milano, Novara, Palermo, Padova, Parma, Pozzuoli, Roma, Salerno, San Vitaliano, Trento, Torino, Trieste, Udine, Venezia, Verona.
La motivazione aziendale del trasferimento di ramo risiede in una politica di continuo miglioramento del servizio al cliente, di crescita delle competenze professionali e consolidamento dell'indotto.
La Segreteria Nazionale e le RSU UGL esprimono la loro contrarietà a tale progetto aziendale, avviando da subito le procedure per l'apertura dello stato di agitazione, sciopero e la mobilitazione di tutti i lavoratori Vodafone.
Risulta ingiustificata la tesi aziendale a fronte delle informazioni fornite rispetto all'andamento generale dell'Azienda stessa, grazie anche all'apporto dei lavoratori del Field. Incongruenze vi sono, per quanto dichiarato al tavolo di venerdì 8, rispetto al numero dei lavoratori coinvolti (335). Nella procedura non è stato indicato il numero. Risultano totalmente assenti garanzie sul perimetro aziendale e le attività definite di core business.
Il piano industriale non è stato presentato, perchè? Sono allo studio nuove esternalizzazioni? L'Azienda dichiara ad oggi no. Certo è che anche il Field Operations, fino a ieri, era considerato "core business" e se oggi viene ceduta le responsabilità manageriali non possono essere ignorate.
Cosa diventerà quindi Vodafone Italia?
Fino a quando non verrà presentato il Piano Industriale i possibili futuri scenari aziendali alimenteranno le legittime preoccupazioni ed incertezze tra i lavoratori.
Roma, 13 aprile 2011
La Segreteria Nazionale UGL
giovedì 14 aprile 2011
lunedì 11 aprile 2011
LETTERA DI UNA QUASI EX DIPENDENTE AI VERTICI VODAFONE
Salve Sig.ri Colao, Bertoluzzo, Ripepi, Bellini, Rocchio e Montanari (scusate ma oggi non me la sento di darvi falsamente del tu) scusate se rubo pochi seco...ndi alla vostra frenetica e impegnativa giornata lavorativa, non vi preoccupate tanto non succederà piu', sono uno dei 341 codici o matricole se preferite, di cui vi siete liberati, scrollati dalle spalle, eliminati dalla vostra "cara azienda". Quante parole in questi anni, quanti slogan avete coniato per farci sentire parte integrante e trainante della "vostra" azienda e "nostra" famiglia, quanti elogi, quanti sacrifici ci avete chiesto, quante asticelle da superare, quanti traguardi da raggiungere, sempre piu' performanti, piu' alti, piu' "scoppianti", e' vero potreste obiettare che erano traguardi ben remunerati, ma credetemi se vi dico che non era la vil moneta che ci spingeva nel raggiungerli (quella sicuramente ingolosisce voi e i vostri cari azionisti che non si accontentano e mai si accontenteranno di essere solo e semplicemente i primi e i piu' ricchi), ma era la soddisfazione di sentirsi i migliori, i piu' vicini, attenti alle richieste dei clienti, dei NOSTRI clienti. Ripeto NOSTRI, perche' eravamo noi sul campo a sentire le loro lamentele, a prendere i loro schiaffi, sputi, sorrisi, improperi, complimenti, a sedare le loro paure, le loro ansie per le "onde", eravamo noi sui siti sotto la neve, sotto il sole, al passaggio del millennio, sotto I diluvi universali, subito dopo I terremoti, dopo gli straripamenti, eravamo noi a buttare a monte per l'estrema abnegazione matrimoni e fidanzamenti, eravamo noi a stare al freddo per poi arrivare nei siti a 40 gradi (Sig. Rocchio quanto ha risparmiato con quella genialata, quanto avra' guadagnato agli occhi dei suoi azionisti con quel risparmio generato) eravamo noi cui chiedevate pochi mesi fa (si ricorda sig. Ripepi) di generare un "GAP" sulle nostre rivali, eravamo sempre noi cui dicevate che eravamo il vostro fiore all'occhiello, peccato che non ci avevate mai detto che quel fiore si sarebbe appassito e quindi sarebbe stato presto reciso. Vedo in queste ore negli occhi dei miei colleghi vari sentimenti, vedo rabbia, odio, tristezza e ansia, lontanissimi da quello che vedo negli occhi miei e degli stessi miei colleghi in una foto di 15 anni fa, fiducia nel futuro, passione, forza, felicita' di vivere in un ambiente che ti apprezzava o che sembrava fartelo credere, in me non ci sono questi sentimenti, ma solo tanta amarezza. Ora lasciamoci cosi, cedeteci pure noi non ci sentiamo piu' parte integrante di questa societa' difolli "utili" che non fanno battere il cuore e tenetevi Totti e Ilary con il loro milionario cachet (forsequello che date a loro due e' piu' di quello che andrete a risparmiare cedendoci) e consentitemidi fare le mie scuse ai miei figli che tante volte ho lasciato a casa con la febbre per andarea rialzare uno stotz, a portare un gruppo elettrogeno su un sito in batteria, a riprendere per Icapelli un settore down, a salire su un traliccio per togliere due gocce d'acqua da una finestra dipressurizzazione; a mia moglie per le notti in cui l'ho svegliata ripetutamente con gli innumerevolibip dei messaggini degli allarmi, di averla lasciata sola molti Natale e Pasqua e a me stesso perle volte in cui ho messo erroneamente la mia vita in pericolo per entrare o per raggiungere unsito, per le volte in cui mi sono sentito indispensabile, per le volte in cui mi sono sentito padronedella Vodafone, per le volte in cui sono andato su siti pericolosi senza la vigilanza, per le volte incui sono stato al lavoro con la febbre, per le volte in cui sono andato sui tralicci e sui pali da solocome un incosciente, credetemi non era per la vil moneta, ma era solo per AMORE! Uno e tutti i 341.
sabato 9 aprile 2011
Vodafone Italia cede 335 tecnici di rete a Ericsson.
Vodafone ha avviato la cessione del ramo d'azienda delle field operations a Ericsson. Si tratta dei 335 super-tecnici che si occupano della manutenzione dei network e non di tutti i tecnici di rete del gruppo, che sono complessivamente 2mila, su un totale di 8mila dipendenti. La procedura di consultazione sindacale non è ancora stata avviata e non c'è neppure una data ma il segretario nazionale della Slc-Cgil, Alessandro Genovesi, promette battaglia: "Riteniamo che al momento non ci siano le condizioni per trattare - spiega Genovesi - ed è per questo che stiamo aprendo le procedure di sciopero per tutto il gruppo con il blocco delle prestazioni straordinarie, della reperibilità e del programmato notturno".
Interpellata dal Sole 24 Ore, Vodafone ha fatto sapere: "Garantiremo uno sviluppo solido e sostenibile dell’azienda nel prossimo futuro, mantenendo stabili gli attuali livelli di investimenti, senza pregiudicare l'occupazione e valorizzando lo sviluppo delle competenze nel mercato del lavoro. La proprietà e la gestione della rete è, e resterà, asset fondamentale della nostra strategia in Italia, come dimostra il piano di investimenti di oltre 1 miliardo di euro annunciato nel 2010 e finalizzato a estendere la copertura della banda larga via radio in tutta Italia".
Interpellata dal Sole 24 Ore, Vodafone ha fatto sapere: "Garantiremo uno sviluppo solido e sostenibile dell’azienda nel prossimo futuro, mantenendo stabili gli attuali livelli di investimenti, senza pregiudicare l'occupazione e valorizzando lo sviluppo delle competenze nel mercato del lavoro. La proprietà e la gestione della rete è, e resterà, asset fondamentale della nostra strategia in Italia, come dimostra il piano di investimenti di oltre 1 miliardo di euro annunciato nel 2010 e finalizzato a estendere la copertura della banda larga via radio in tutta Italia".
domenica 27 marzo 2011
Vodafone: le risposte del tavolo e le voci di esternalizzazione
Roma, 23 Marzo 2011
Comunicato Sindacale
Il giorno 16 marzo ha avuto seguito in Assolombarda, a Milano, l'incontro tra l'azienda, il coordinamento RSU e le Segreterie Nazionali e territoriali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL per dare riscontro ai temi sollevati nel precedente comunicato sindacale nazionale.
L'azienda ha fatto una rapida presentazione del modello di business, da cui si evince che i ricavi da rete fissa sono in forte aumento e Vodafone è ormai il primo operatore come numero di acquisizione clienti, con un miglioramento dei ricavi tanto da superare il principale competitor Telecom Italia sul mobile.
Tali successi sono da ricercare - a detta dell'azienda - prima di tutto in una forte attenzione verso la qualità e in migliori performance offerte al cliente. In questo scenario prosegue inoltre il progetto di riduzione del digital divide tramite il Piano "Mille Comuni" che sta influenzando positivamente anche l'immagine dell'azienda.
Per Vodafone rimane in ogni caso prioritario continuare con la politica di ottimizzazione dei costi (per esempio con interventi atti a ridurre le spese energetiche e per la condivisione dei siti) oltre che con interventi strutturali di efficientamento della rete, con la ricerca di una miglior organizzazione industriale.
Quest'ultimo punto è stato oggetto di forte attenzione da parte delle organizzazioni sindacali le quali hanno chiesto ai rappresentanti di Vodafone delucidazioni sulle voci ricorrenti di esternalizzazione dell'area Technology ed in particolare di quota parte della rete.
A tale domanda l'azienda non ha smentito e anzi ha confermato che ci sono progetti in corso sui quali non erano in grado di fornire però dettagli specifici in quanto ancora oggetto di valutazione ed approvazione del management italiano e del board.
Di fronte a tali non risposte abbiamo chiesto un incontro specifico sul tema, da effettuarsi il prima possibile, e come SLC-CGIL abbiamo ribadito la necessità di avere chiarezza su questo tema molto sentito dai lavoratori interessati all'eventuale esternalizzazione, che già da giorni vivono con preoccupazione le diverse voci di dirigenti e capi.
Come SLC-CGIL evidenziamo da subito come, mentre molte aziende tendono a valorizzare tutta la filiera della rete mobile al proprio interno, sarebbe industrialmente contraddittoria un'esternalizzazione di attività di rete, gestite per di più con forti professionalità, come quelle presenti attualmente in Vodafone. Non vorremmo infatti assistere da parte di Vodafone ad un cambio di modello di impresa, che metterebbe a rischio la stessa tenuta occcupazionale dei lavoratori eventualmente ceduti.
L'azienda si è impegnata ad incontrare il sindacato, ipotizzando l'8 Aprile 2011 data in cui dovrebbe essere in grado di fornire risposte concrete.
Sul tema delocalizzazioni l'azienda ha smentito l'ipotesi di migrare le attività di customer operation verso l'estero, specificando che qualora un partner dovesse scegliere di orientarsi in tal senso esiste la libertà imprenditoriale. Ha inoltre sottolineato che le uniche attività presenti in Albania e Romania sono di livello marginale.
Come SLC-CGIL abbiamo contestato la veridicità di tali affermazioni alla luce del fatto che riscontriamo quotidianamente che attività di core business italiane vengono svolte da operatori fuori confine.
Il nostro giudizio rimane quanto mai critico, come recentemente ribadito anche alla Terza Conferenza nazionale dei call center tenutasi poche settimane fa a Roma: non è possibile che aziende che generano fatturato importante nel mercato nazionale, come sono le aziende di TLC, possano poi essere così socialmente poco responsabili, distruggendo occupazione in Italia.
Sempre sul Call Center l'azienda precisa che CSI e recall sono in continuo miglioramento sia all'interno del Call Center Vodafone, sia negli outsourcer, a riprova che sta passando fortemente il modello della qualità.
A tal fine l'azienda sottolinea sempre più la propria volontà di scegliere partner commerciali sulla base della qualità offerta.
Sul tema esodi incentivati l'azienda sottolinea che anche quest'anno Vodafone si attesta su un turn over fisiologico del 3% in linea con il "normale" ricambio di dipendenti all'interno di un'Azienda.
Come SLC-CGIL abbiamo espresso forti dubbi che il 3% sia espressione di persone con una reale volontà di uscire da Vodafone, anzi spesso la stessa azienda utilizza strumenti come il Performance Dialogue per invitare le persone a lasciare l'azienda. Come Segreteria Nazionale abbiamo ancora una volta messo in evidenza come qualche responsabile locale utilizzi questo strumento in maniera assolutamente sbagliata, generando solamente fibrillazione all'interno dei posti di lavoro.
A questo punto l'azienda dovrebbe cambiare "cultura", prendendo atto che il PD non serve così come usato per valorizzare le professionalità ma ormai - al di là delle singole volontà - è sempre più strumento di potenziale discriminazione. Sfidiamo l'azienda a definire un sistema più oggettivo e trasparente per analizzare i fabbisogni dei lavoratori, sapendo che lo spirito di ogni strumento deve essere quello di far crescere i dipendenti e le loro professionalità, non altro.
Sull'occupazione come SLC-CGIL abbiamo ribadito la necessità di una verifica con l'azienda delle persone già interne al Call Center che avevano fatto richiesta di full time con orario spezzato e che sono rimaste fuori dal perimetro occupazionale.
Pur nel rispetto dell'integrativo di II livello che parlava di mix occupazionali tra interni ed esterni e pur confermando la soddisfazione per l'assunzione di persone dall'esterno, riteniamo doveroso dare delle future risposte positive per tutte le persone interne a Vodafone che, dall'incremento delle ore del proprio turno di lavoro, ne trarebbero profitto per le loro necessità quotidiane.
Necessità che sicuramente sono cambiate rispetto a quando entrarono nel Call Center Vodafone.
Pertanto chiediamo ufficialmente che l'azienda dia un segnale chiaro, dichiarando che accetterà tutte le domande avanzate.
Sui passaggi a 5S l'azienda ha confermato 11 passaggi così ripartiti: 7 nell'area tecnica supporto specialistico, 2 in Consumer Sales Distribution e 2 in Finance.
Sul tema controllo a distanza l'azienda si è detta disponibile a ripartire con la Commissione Qualità anche avvalendosi dei componenti l'attuale Commissione QRS (Mass Recording). Al riguardo come SLC-CGIL chiediamo all'azienda di convocare immediatamente il gruppo di lavoro.
Tornando sul tema principale oggetto di discussione il prossimo 8 aprile, invitiamo tutti i lavoratori interessati a non esitare a contattare le RSU delle proprie sedi per qualsiasi informazione dovessero necessitare. Mai come in questo momento sarà necessaria una forte sinergia tra lavoratori e Sindacato per tenere viva l'attenzione in attesa che si definiscano i progetti allo studio dell'Azienda.
SLC-CGIL insieme ai lavoratori metterà in campo tutte le iniziative necessarie a tutelare al massimo diritti ed occupazione.
La Segreteria Nazionale di SLC-CGIL
Comunicato Sindacale
Il giorno 16 marzo ha avuto seguito in Assolombarda, a Milano, l'incontro tra l'azienda, il coordinamento RSU e le Segreterie Nazionali e territoriali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL per dare riscontro ai temi sollevati nel precedente comunicato sindacale nazionale.
L'azienda ha fatto una rapida presentazione del modello di business, da cui si evince che i ricavi da rete fissa sono in forte aumento e Vodafone è ormai il primo operatore come numero di acquisizione clienti, con un miglioramento dei ricavi tanto da superare il principale competitor Telecom Italia sul mobile.
Tali successi sono da ricercare - a detta dell'azienda - prima di tutto in una forte attenzione verso la qualità e in migliori performance offerte al cliente. In questo scenario prosegue inoltre il progetto di riduzione del digital divide tramite il Piano "Mille Comuni" che sta influenzando positivamente anche l'immagine dell'azienda.
Per Vodafone rimane in ogni caso prioritario continuare con la politica di ottimizzazione dei costi (per esempio con interventi atti a ridurre le spese energetiche e per la condivisione dei siti) oltre che con interventi strutturali di efficientamento della rete, con la ricerca di una miglior organizzazione industriale.
Quest'ultimo punto è stato oggetto di forte attenzione da parte delle organizzazioni sindacali le quali hanno chiesto ai rappresentanti di Vodafone delucidazioni sulle voci ricorrenti di esternalizzazione dell'area Technology ed in particolare di quota parte della rete.
A tale domanda l'azienda non ha smentito e anzi ha confermato che ci sono progetti in corso sui quali non erano in grado di fornire però dettagli specifici in quanto ancora oggetto di valutazione ed approvazione del management italiano e del board.
Di fronte a tali non risposte abbiamo chiesto un incontro specifico sul tema, da effettuarsi il prima possibile, e come SLC-CGIL abbiamo ribadito la necessità di avere chiarezza su questo tema molto sentito dai lavoratori interessati all'eventuale esternalizzazione, che già da giorni vivono con preoccupazione le diverse voci di dirigenti e capi.
Come SLC-CGIL evidenziamo da subito come, mentre molte aziende tendono a valorizzare tutta la filiera della rete mobile al proprio interno, sarebbe industrialmente contraddittoria un'esternalizzazione di attività di rete, gestite per di più con forti professionalità, come quelle presenti attualmente in Vodafone. Non vorremmo infatti assistere da parte di Vodafone ad un cambio di modello di impresa, che metterebbe a rischio la stessa tenuta occcupazionale dei lavoratori eventualmente ceduti.
L'azienda si è impegnata ad incontrare il sindacato, ipotizzando l'8 Aprile 2011 data in cui dovrebbe essere in grado di fornire risposte concrete.
Sul tema delocalizzazioni l'azienda ha smentito l'ipotesi di migrare le attività di customer operation verso l'estero, specificando che qualora un partner dovesse scegliere di orientarsi in tal senso esiste la libertà imprenditoriale. Ha inoltre sottolineato che le uniche attività presenti in Albania e Romania sono di livello marginale.
Come SLC-CGIL abbiamo contestato la veridicità di tali affermazioni alla luce del fatto che riscontriamo quotidianamente che attività di core business italiane vengono svolte da operatori fuori confine.
Il nostro giudizio rimane quanto mai critico, come recentemente ribadito anche alla Terza Conferenza nazionale dei call center tenutasi poche settimane fa a Roma: non è possibile che aziende che generano fatturato importante nel mercato nazionale, come sono le aziende di TLC, possano poi essere così socialmente poco responsabili, distruggendo occupazione in Italia.
Sempre sul Call Center l'azienda precisa che CSI e recall sono in continuo miglioramento sia all'interno del Call Center Vodafone, sia negli outsourcer, a riprova che sta passando fortemente il modello della qualità.
A tal fine l'azienda sottolinea sempre più la propria volontà di scegliere partner commerciali sulla base della qualità offerta.
Sul tema esodi incentivati l'azienda sottolinea che anche quest'anno Vodafone si attesta su un turn over fisiologico del 3% in linea con il "normale" ricambio di dipendenti all'interno di un'Azienda.
Come SLC-CGIL abbiamo espresso forti dubbi che il 3% sia espressione di persone con una reale volontà di uscire da Vodafone, anzi spesso la stessa azienda utilizza strumenti come il Performance Dialogue per invitare le persone a lasciare l'azienda. Come Segreteria Nazionale abbiamo ancora una volta messo in evidenza come qualche responsabile locale utilizzi questo strumento in maniera assolutamente sbagliata, generando solamente fibrillazione all'interno dei posti di lavoro.
A questo punto l'azienda dovrebbe cambiare "cultura", prendendo atto che il PD non serve così come usato per valorizzare le professionalità ma ormai - al di là delle singole volontà - è sempre più strumento di potenziale discriminazione. Sfidiamo l'azienda a definire un sistema più oggettivo e trasparente per analizzare i fabbisogni dei lavoratori, sapendo che lo spirito di ogni strumento deve essere quello di far crescere i dipendenti e le loro professionalità, non altro.
Sull'occupazione come SLC-CGIL abbiamo ribadito la necessità di una verifica con l'azienda delle persone già interne al Call Center che avevano fatto richiesta di full time con orario spezzato e che sono rimaste fuori dal perimetro occupazionale.
Pur nel rispetto dell'integrativo di II livello che parlava di mix occupazionali tra interni ed esterni e pur confermando la soddisfazione per l'assunzione di persone dall'esterno, riteniamo doveroso dare delle future risposte positive per tutte le persone interne a Vodafone che, dall'incremento delle ore del proprio turno di lavoro, ne trarebbero profitto per le loro necessità quotidiane.
Necessità che sicuramente sono cambiate rispetto a quando entrarono nel Call Center Vodafone.
Pertanto chiediamo ufficialmente che l'azienda dia un segnale chiaro, dichiarando che accetterà tutte le domande avanzate.
Sui passaggi a 5S l'azienda ha confermato 11 passaggi così ripartiti: 7 nell'area tecnica supporto specialistico, 2 in Consumer Sales Distribution e 2 in Finance.
Sul tema controllo a distanza l'azienda si è detta disponibile a ripartire con la Commissione Qualità anche avvalendosi dei componenti l'attuale Commissione QRS (Mass Recording). Al riguardo come SLC-CGIL chiediamo all'azienda di convocare immediatamente il gruppo di lavoro.
Tornando sul tema principale oggetto di discussione il prossimo 8 aprile, invitiamo tutti i lavoratori interessati a non esitare a contattare le RSU delle proprie sedi per qualsiasi informazione dovessero necessitare. Mai come in questo momento sarà necessaria una forte sinergia tra lavoratori e Sindacato per tenere viva l'attenzione in attesa che si definiscano i progetti allo studio dell'Azienda.
SLC-CGIL insieme ai lavoratori metterà in campo tutte le iniziative necessarie a tutelare al massimo diritti ed occupazione.
La Segreteria Nazionale di SLC-CGIL
lunedì 14 febbraio 2011
Precari contro Vodafone "Pignorate le scrivanie" di Franca Selvatici
L'azienda ignora una sentenza del giudice del lavoro, si rifiuta di riammettere in servizio due dipendenti, non paga loro gli stipendi né gli arretrati. E i lavoratori si rivolgono nuovamente al tribunale.
Vodafone ignora una sentenza del giudice del lavoro, si rifiuta di riammettere in servizio due dipendenti, non paga loro gli stipendi né gli arretrati. E i lavoratori, assistiti dall'avvocato Andrea Danilo Conte, dopo aver dichiarato più volte la disponibilità a riprendere il servizio e dopo aver chiesto invano alla azienda di dare esecuzione integrale alla sentenza, si sono di nuovo rivolti al tribunale, che ha emesso un decreto ingiuntivo ordinando a Vodafone di pagare gli stipendi.
L'azienda non ha ottemperato e allora i lavoratori, tramite l´ufficiale giudiziario, hanno proceduto al pignoramento nella sede Vodafone di Campi Bisenzio di sette scrivanie, sette poltroncine e sei armadietti, del valore complessivo di circa 4.850 euro, che fra pochi giorni verranno battuti all'asta. La vendita dovrebbe coprire due mesi di stipendio (aprile e maggio 2010). L'avvocato Conte sta preparando gli atti per ottenere le ingiunzioni di pagamento per altre otto mensilità.
"Com'è possibile - si chiede il sindacato Flm Uniti-Cub settore Telecomunicazioni - che una grande azienda come la Vodafone possa arrivare a tanto e non sentire l'obbligo di rispettare le sentenze del tribunale del lavoro italiano, così come vale per qualunque altro cittadino?". La Vodafone fa sapere che "è prossima la discussione della sentenza presso la Corte di Appello di Firenze, occasione per proseguire il dialogo con i lavoratori per verificare una possibile soluzione della controversia".
La posta in gioco è strategica. Al centro della causa, la questione del lavoro precario e dei limiti entro i quali una azienda può ricorrervi. Alberto P., 43 anni, e Pasquale C., 46, erano stati assunti dal call center Vodafone di Ospedaletto (Pisa) una prima volta dal 24 maggio al 31 agosto 2004 e una seconda dal 18 ottobre 2004 al 31 gennaio 2005. La direttiva europea 70 del '99 sul lavoro a tempo determinato, recepita in Italia dal decreto 368 del 2001, impone ai datori di lavoro di esporre le ragioni obiettive che giustificano il ricorso ai contratti a termine, indicando le "specifiche e puntuali esigenze" dell'azienda (per esempio la maggiore attività durante l´estate di un albergo o di una fabbrica di gelati). Nel 2004 nel call center di Ospedaletto erano impiegati circa 600 lavoratori, di cui circa 50 precari, con un continuo turn over. L'assunzione a termine di Pasquale C. e Alberto P. venne giustificata da Vodafone da "fabbisogni di maggiore organico connessi all´incremento di attività di assistenza alla clientela in relazione a promozioni e a nuovi prodotti e servizi previsti dal piano commerciale estate/autunno 2004" (quanto alla prima assunzione) e "autunno/inverno 2004-2005" (quanto alla seconda).
I due vennero assunti con la mansione di "tecnico assistenza al cliente", a tempo pieno. Il loro compito, come quello di circa due terzi del personale sia stabile che precario, consisteva nel rispondere al numero 190 (assistenza e informazioni) e in circa il 30% dei casi nell'eseguire il "rilancio", cioè nel prospettare offerte commerciali. Secondo i lavoratori, non vi furono, durante il loro periodo di lavoro, speciali promozioni di prodotti e nel 2004 un vero e proprio picco di chiamate si verificò per tre settimane.
Nella sentenza depositata il 17 giugno 2008, il giudice del lavoro di Pisa Roberta Santoni Rugiu ha scritto: "Tutti i contratti a termine di Vodafone erano giustificati con la medesima causale di quelli qui impugnati (incrementi dovuti a promozioni), potendosi quindi ipotizzare che il ricorso usuale al tempo determinato per ragioni produttive fosse una scelta di politica del personale non imposta dalla valutazione (preventiva e consuntiva) di picchi produttivi". Ritenendo quindi nulla la clausola dei contratti che giustificava il tempo determinato, il giudice ha dichiarato "l'esistenza fra le parti di rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato e il conseguente diritto dei ricorrenti alla rispettiva riammissione in servizio".
La Repubblica.it 08 febbraio 2011
Vodafone ignora una sentenza del giudice del lavoro, si rifiuta di riammettere in servizio due dipendenti, non paga loro gli stipendi né gli arretrati. E i lavoratori, assistiti dall'avvocato Andrea Danilo Conte, dopo aver dichiarato più volte la disponibilità a riprendere il servizio e dopo aver chiesto invano alla azienda di dare esecuzione integrale alla sentenza, si sono di nuovo rivolti al tribunale, che ha emesso un decreto ingiuntivo ordinando a Vodafone di pagare gli stipendi.
L'azienda non ha ottemperato e allora i lavoratori, tramite l´ufficiale giudiziario, hanno proceduto al pignoramento nella sede Vodafone di Campi Bisenzio di sette scrivanie, sette poltroncine e sei armadietti, del valore complessivo di circa 4.850 euro, che fra pochi giorni verranno battuti all'asta. La vendita dovrebbe coprire due mesi di stipendio (aprile e maggio 2010). L'avvocato Conte sta preparando gli atti per ottenere le ingiunzioni di pagamento per altre otto mensilità.
"Com'è possibile - si chiede il sindacato Flm Uniti-Cub settore Telecomunicazioni - che una grande azienda come la Vodafone possa arrivare a tanto e non sentire l'obbligo di rispettare le sentenze del tribunale del lavoro italiano, così come vale per qualunque altro cittadino?". La Vodafone fa sapere che "è prossima la discussione della sentenza presso la Corte di Appello di Firenze, occasione per proseguire il dialogo con i lavoratori per verificare una possibile soluzione della controversia".
La posta in gioco è strategica. Al centro della causa, la questione del lavoro precario e dei limiti entro i quali una azienda può ricorrervi. Alberto P., 43 anni, e Pasquale C., 46, erano stati assunti dal call center Vodafone di Ospedaletto (Pisa) una prima volta dal 24 maggio al 31 agosto 2004 e una seconda dal 18 ottobre 2004 al 31 gennaio 2005. La direttiva europea 70 del '99 sul lavoro a tempo determinato, recepita in Italia dal decreto 368 del 2001, impone ai datori di lavoro di esporre le ragioni obiettive che giustificano il ricorso ai contratti a termine, indicando le "specifiche e puntuali esigenze" dell'azienda (per esempio la maggiore attività durante l´estate di un albergo o di una fabbrica di gelati). Nel 2004 nel call center di Ospedaletto erano impiegati circa 600 lavoratori, di cui circa 50 precari, con un continuo turn over. L'assunzione a termine di Pasquale C. e Alberto P. venne giustificata da Vodafone da "fabbisogni di maggiore organico connessi all´incremento di attività di assistenza alla clientela in relazione a promozioni e a nuovi prodotti e servizi previsti dal piano commerciale estate/autunno 2004" (quanto alla prima assunzione) e "autunno/inverno 2004-2005" (quanto alla seconda).
I due vennero assunti con la mansione di "tecnico assistenza al cliente", a tempo pieno. Il loro compito, come quello di circa due terzi del personale sia stabile che precario, consisteva nel rispondere al numero 190 (assistenza e informazioni) e in circa il 30% dei casi nell'eseguire il "rilancio", cioè nel prospettare offerte commerciali. Secondo i lavoratori, non vi furono, durante il loro periodo di lavoro, speciali promozioni di prodotti e nel 2004 un vero e proprio picco di chiamate si verificò per tre settimane.
Nella sentenza depositata il 17 giugno 2008, il giudice del lavoro di Pisa Roberta Santoni Rugiu ha scritto: "Tutti i contratti a termine di Vodafone erano giustificati con la medesima causale di quelli qui impugnati (incrementi dovuti a promozioni), potendosi quindi ipotizzare che il ricorso usuale al tempo determinato per ragioni produttive fosse una scelta di politica del personale non imposta dalla valutazione (preventiva e consuntiva) di picchi produttivi". Ritenendo quindi nulla la clausola dei contratti che giustificava il tempo determinato, il giudice ha dichiarato "l'esistenza fra le parti di rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato e il conseguente diritto dei ricorrenti alla rispettiva riammissione in servizio".
La Repubblica.it 08 febbraio 2011
giovedì 10 febbraio 2011
PdR prima parte: c'è davvero da esultare?
Ciao a tutti,
in merito all'incontro svoltosi a Milano il 2 di febbraio non c'e' molto da aggiungere rispetto ai vari comunicati di sigla arrivati ma come RSU vorremmo fare alcune precisazioni anche per portarvi a conoscenza di tutti gli aspetti che hanno ruotato intorno a questo meeting.
Innanzitutto vorremmo sottolineare LO SDEGNO COME LAVORATORI E SOPRATUTTO COME EX LAVORATORI DI VODAFONE dove il pdr non era solo una presa in giro, in merito alla frase presente nel comunicato unitario di cgil,cisl,uil:
"Come Segreterie Nazionali esprimiamo grande soddisfazione per la scommessa vinta dal sindacato e dai lavoratori che hanno creduto nell'accordo del PdR ma riteniamo che questo sia solo un primo passo per incanalarci nella direzione giusta ed uscire da una situazione di stasi che non aveva permesso ad oggi ai lavoratori di percepire il giusto riconoscimento al loro lavoro!"
Siamo contenti per loro se sono soddisfatti delle briciole che sono riusciti a portarci e che già avevamo detto, anche in assemblea, che avremmo preso perchè fu l'azienda stessa, nell'incontro a Milano di settembre praticamente a garantirlo, ma se pensiamo a quello che abbiamo perso ed alla somma di 250 euro che comunque avremmo avuto anche in assenza di un pdr, non possiamo assolutamente ritenerci soddisfatti.
Quanto alla soddisfazione che i Confederali provano soprattutto, dicono, nei confronti di "chi non ci ha mai creduto", ecco ci teniamo a far presente che NON sono stati attenti. Nessuno di noi hai mai messo in dubbio l'erogazione del PDR, anche di una cifra minima elargita a tale titolo.
ABBIAMO INFATTI SEMPRE RITENUTO E SOSTENUTO CHE AZIENDA E CONFEDERALI
AVESSERO ESTREMAMENTE BISOGNO DI ELARGIRE QUALCOSA AI LAVORATORI per
varie ragioni:
-dare un senso all'accordo sottoscritto in merito;
-provare a restituire qualche credibilta' a un sindacato che da tempo non rappresenta piu' nessuno se non se stesso, a maggior ragione ora che si prospettano tempi duri nei quali a tutti serve che i lavoratori si fidino nuovamente dei sindacati.
Non solo, queste organizzazioni sindacali continuano ad affermare "finti" successi a favore dei lavoratori che possono essere utilizzati contro di noi in altre sedi aggiungendo danno al danno già fatto nel momento in cui hanno firmato la nostra cessione di ramo d'azienda.
Inoltre la mancanza di trasparenza e di possibilita' di verifica sui parametri, il cui raggiungimento determina l'erogazione o meno del PDR, rende di fatto impossibile sapere con certezza come stiano le cose. Questo accordo sul PDR, infatti, per come e' stato scritto, non consente di verificare nulla ed e' l'Azienda che comunica se gli obiettivi sono stati raggiunti o meno. Non a caso e' stato firmato da chi ci crede e cerca di far credere un sacco di cose ai Lavoratori.
SIAMO SDEGNATI INOLTRE PERCHE' I MODI COMPIACIUTI E TRIONFALISTICI CON CUI VIENE CELEBRATO IL CONSEGUIMENTO DI UN PDR CHE PENALIZZA CHI HA PROBLEMI DI SALUTE E CHE HA COMPORTATO UN AGGRAVIO LAVORATIVO PER I DIPENDENTI A CAUSA DELL'INNALZAMENTO DEI TARGET ORARI DELLE VARIE ATTIVITA', E' ASSOLUTAMENTE FUORI LUOGO E INACCETTABILE.
Siamo certi che i Lavoratori siano molto piu' intelligenti di quanto questi loro sedicenti rappresentanti credono e ci auguriamo che in occasione delle prossime assemblee ci sara' una forte presa di posizione da parte di tutti coloro che si sono sentiti presi in giro dalle loro ultime comunicazioni.
Non solo, troviamo gravissima la reinternalizzazione in vodafone del reparto STU come di fatto confermato dall'azienda. Come attivita' oggetto di cessione non può essere assolutamente spostata oltre il perimetro di Comdata Care e se l'azienda con cgil, cisl e uil che continuano ad assecondare, si muoveranno ancora in tal senso, alla fine dei 7 anni la commessa vodafone non esisterà più e le conseguenze di ciò le intuite bene da soli! Perchè nesuna parola sul fatto che ancora non si parla di rinnovo o meno della commessa Vodafone allo
scadere dei 7 anni?
AD OGGI SIAMO NELLA SITUAZIONE IN CUI DA UN LATO CI VIENE ELARGITO UN MISERO PDR (ASSOLUTAMENTE NON ADEGUATO COME RICONOSCIMENTO DEL LAVORO SVOLTO) E DALL'ALTRO VODAFONE DA MESI RIDUCE E SOTTRAE LE ATTIVITà DI COMDATA CARE CONFERMANDO UNA VOLTA DI PIù LO SCARSO VALORE
DELL'ACCORDO DI CESSIONE!
Non leggiamo nel comunicato, invece, quanto detto dall'Azienda durante l'incontro in merito alla trattativa di secondo livello, ovvero che non ci sarà perchè non hanno le possibilità economiche per poterla affrontare (ma l'Azienda non ha voluto neanche sentire le richieste a costo zero).Per carità anche discutere dei turni è importante (ma non attraverso commissioni) ma quello che ci interessa maggiormente pensiamo sia una
seria trattativa volta a migliorare le nostre condizioni sotto tutti i punti di vista, vedi l'aumento dei ticket restaurant, il ripristino dei riposi compensativi ecc.
ESORTIAMO TUTTI VOI A PRENDERE CONSAPEVOLEZZA DELLA SITUAZIONE NELLA QUALE CI VENIAMO A TROVARE ED A NON PERDERE DI VISTA L'OBIETTIVO PRIMARIO CHE E' QUELLO DI SANARE IL TORTO SUBITO ATTRAVERSO IL
REINTEGRO IN VODAFONE!
Serena, Monica e Francesca
RSU Comdata Care Roma
in merito all'incontro svoltosi a Milano il 2 di febbraio non c'e' molto da aggiungere rispetto ai vari comunicati di sigla arrivati ma come RSU vorremmo fare alcune precisazioni anche per portarvi a conoscenza di tutti gli aspetti che hanno ruotato intorno a questo meeting.
Innanzitutto vorremmo sottolineare LO SDEGNO COME LAVORATORI E SOPRATUTTO COME EX LAVORATORI DI VODAFONE dove il pdr non era solo una presa in giro, in merito alla frase presente nel comunicato unitario di cgil,cisl,uil:
"Come Segreterie Nazionali esprimiamo grande soddisfazione per la scommessa vinta dal sindacato e dai lavoratori che hanno creduto nell'accordo del PdR ma riteniamo che questo sia solo un primo passo per incanalarci nella direzione giusta ed uscire da una situazione di stasi che non aveva permesso ad oggi ai lavoratori di percepire il giusto riconoscimento al loro lavoro!"
Siamo contenti per loro se sono soddisfatti delle briciole che sono riusciti a portarci e che già avevamo detto, anche in assemblea, che avremmo preso perchè fu l'azienda stessa, nell'incontro a Milano di settembre praticamente a garantirlo, ma se pensiamo a quello che abbiamo perso ed alla somma di 250 euro che comunque avremmo avuto anche in assenza di un pdr, non possiamo assolutamente ritenerci soddisfatti.
Quanto alla soddisfazione che i Confederali provano soprattutto, dicono, nei confronti di "chi non ci ha mai creduto", ecco ci teniamo a far presente che NON sono stati attenti. Nessuno di noi hai mai messo in dubbio l'erogazione del PDR, anche di una cifra minima elargita a tale titolo.
ABBIAMO INFATTI SEMPRE RITENUTO E SOSTENUTO CHE AZIENDA E CONFEDERALI
AVESSERO ESTREMAMENTE BISOGNO DI ELARGIRE QUALCOSA AI LAVORATORI per
varie ragioni:
-dare un senso all'accordo sottoscritto in merito;
-provare a restituire qualche credibilta' a un sindacato che da tempo non rappresenta piu' nessuno se non se stesso, a maggior ragione ora che si prospettano tempi duri nei quali a tutti serve che i lavoratori si fidino nuovamente dei sindacati.
Non solo, queste organizzazioni sindacali continuano ad affermare "finti" successi a favore dei lavoratori che possono essere utilizzati contro di noi in altre sedi aggiungendo danno al danno già fatto nel momento in cui hanno firmato la nostra cessione di ramo d'azienda.
Inoltre la mancanza di trasparenza e di possibilita' di verifica sui parametri, il cui raggiungimento determina l'erogazione o meno del PDR, rende di fatto impossibile sapere con certezza come stiano le cose. Questo accordo sul PDR, infatti, per come e' stato scritto, non consente di verificare nulla ed e' l'Azienda che comunica se gli obiettivi sono stati raggiunti o meno. Non a caso e' stato firmato da chi ci crede e cerca di far credere un sacco di cose ai Lavoratori.
SIAMO SDEGNATI INOLTRE PERCHE' I MODI COMPIACIUTI E TRIONFALISTICI CON CUI VIENE CELEBRATO IL CONSEGUIMENTO DI UN PDR CHE PENALIZZA CHI HA PROBLEMI DI SALUTE E CHE HA COMPORTATO UN AGGRAVIO LAVORATIVO PER I DIPENDENTI A CAUSA DELL'INNALZAMENTO DEI TARGET ORARI DELLE VARIE ATTIVITA', E' ASSOLUTAMENTE FUORI LUOGO E INACCETTABILE.
Siamo certi che i Lavoratori siano molto piu' intelligenti di quanto questi loro sedicenti rappresentanti credono e ci auguriamo che in occasione delle prossime assemblee ci sara' una forte presa di posizione da parte di tutti coloro che si sono sentiti presi in giro dalle loro ultime comunicazioni.
Non solo, troviamo gravissima la reinternalizzazione in vodafone del reparto STU come di fatto confermato dall'azienda. Come attivita' oggetto di cessione non può essere assolutamente spostata oltre il perimetro di Comdata Care e se l'azienda con cgil, cisl e uil che continuano ad assecondare, si muoveranno ancora in tal senso, alla fine dei 7 anni la commessa vodafone non esisterà più e le conseguenze di ciò le intuite bene da soli! Perchè nesuna parola sul fatto che ancora non si parla di rinnovo o meno della commessa Vodafone allo
scadere dei 7 anni?
AD OGGI SIAMO NELLA SITUAZIONE IN CUI DA UN LATO CI VIENE ELARGITO UN MISERO PDR (ASSOLUTAMENTE NON ADEGUATO COME RICONOSCIMENTO DEL LAVORO SVOLTO) E DALL'ALTRO VODAFONE DA MESI RIDUCE E SOTTRAE LE ATTIVITà DI COMDATA CARE CONFERMANDO UNA VOLTA DI PIù LO SCARSO VALORE
DELL'ACCORDO DI CESSIONE!
Non leggiamo nel comunicato, invece, quanto detto dall'Azienda durante l'incontro in merito alla trattativa di secondo livello, ovvero che non ci sarà perchè non hanno le possibilità economiche per poterla affrontare (ma l'Azienda non ha voluto neanche sentire le richieste a costo zero).Per carità anche discutere dei turni è importante (ma non attraverso commissioni) ma quello che ci interessa maggiormente pensiamo sia una
seria trattativa volta a migliorare le nostre condizioni sotto tutti i punti di vista, vedi l'aumento dei ticket restaurant, il ripristino dei riposi compensativi ecc.
ESORTIAMO TUTTI VOI A PRENDERE CONSAPEVOLEZZA DELLA SITUAZIONE NELLA QUALE CI VENIAMO A TROVARE ED A NON PERDERE DI VISTA L'OBIETTIVO PRIMARIO CHE E' QUELLO DI SANARE IL TORTO SUBITO ATTRAVERSO IL
REINTEGRO IN VODAFONE!
Serena, Monica e Francesca
RSU Comdata Care Roma
UGL telecomunicazioni - COMUNICATO
In data 2 febbraio, presso gli uffici di Assolombarda, si sono incontrati Comdata Care e la Segreteria Nazionale UGL Telecomunicazioni.
L’Azienda ha comunicato gli importi del premio di risultato riferiti al primo semestre che secondo i paramenti porteranno a questa erogazione (busta paga di febbraio) per i livelli 5°al lordo delle eventuali assenze:
Business -398 euro
Consumer -346 euro
Credito -311 euro
E’ stata evidenziata da parte aziendale come le soglie di accesso siano state superate di misura, a fronte di percentuali di assenze, a loro avviso, non fisiologiche.
La delegazione UGL Telecomunicazioni ha sottolineato che rimane da definire in quale modo verrà misurata la soglia della qualità per il personale di Milano, non piùoperante sulle commesse Vodafone. Si preannunciano forse modifiche all’Accordo appena sottoscritto ed, in aggiunta, nuovi strumenti di rilevazione delle qualità?
La scrivente O.S ritiene, in ogni caso, che gli effetti dell’accordo potranno essere valutati solo alle prossime scadenze, quando gli obiettivi da raggiungere saranno quelli reali.
Durante l’incontro, la direzione aziendale ha confermato, rispetto al momento della cessione del ramo di azienda, l’evidente calo dei volumi della commessa Vodafone.
UGL Telecomunicazioni invita pertanto Comdata Care a convocare le OO.SS e le RSU per spiegare la strategia aziendale a fronte della reinternalizzazione delle commesse da parte di Vodafone.
Per quanto concerne il contratto integrativo, ci saremmo aspettati aperture sostanziali da parte dell’azienda, che invece continua a lamentare generiche difficoltà economiche, magari fornendo risposte esaustive sui volumi delle varie commesse.
A nostro avviso sarebbe opportuno aprire un immediato confronto con le OO.SS e le RSU, al fine di individuare percorsi riconducibili ad una reale politica di welfare aziendale, come ad esempio l’introduzione del part-time verticale, che potrebbe contribuire a rasserenare il clima lavorativo e a trovare soluzioni alternative e migliorative che non ricadano necessariamente sui costi aziendali.
Roma 08/02/2011 La Segreteria Nazionale UGL Telecomunicazioni
L’Azienda ha comunicato gli importi del premio di risultato riferiti al primo semestre che secondo i paramenti porteranno a questa erogazione (busta paga di febbraio) per i livelli 5°al lordo delle eventuali assenze:
Business -398 euro
Consumer -346 euro
Credito -311 euro
E’ stata evidenziata da parte aziendale come le soglie di accesso siano state superate di misura, a fronte di percentuali di assenze, a loro avviso, non fisiologiche.
La delegazione UGL Telecomunicazioni ha sottolineato che rimane da definire in quale modo verrà misurata la soglia della qualità per il personale di Milano, non piùoperante sulle commesse Vodafone. Si preannunciano forse modifiche all’Accordo appena sottoscritto ed, in aggiunta, nuovi strumenti di rilevazione delle qualità?
La scrivente O.S ritiene, in ogni caso, che gli effetti dell’accordo potranno essere valutati solo alle prossime scadenze, quando gli obiettivi da raggiungere saranno quelli reali.
Durante l’incontro, la direzione aziendale ha confermato, rispetto al momento della cessione del ramo di azienda, l’evidente calo dei volumi della commessa Vodafone.
UGL Telecomunicazioni invita pertanto Comdata Care a convocare le OO.SS e le RSU per spiegare la strategia aziendale a fronte della reinternalizzazione delle commesse da parte di Vodafone.
Per quanto concerne il contratto integrativo, ci saremmo aspettati aperture sostanziali da parte dell’azienda, che invece continua a lamentare generiche difficoltà economiche, magari fornendo risposte esaustive sui volumi delle varie commesse.
A nostro avviso sarebbe opportuno aprire un immediato confronto con le OO.SS e le RSU, al fine di individuare percorsi riconducibili ad una reale politica di welfare aziendale, come ad esempio l’introduzione del part-time verticale, che potrebbe contribuire a rasserenare il clima lavorativo e a trovare soluzioni alternative e migliorative che non ricadano necessariamente sui costi aziendali.
Roma 08/02/2011 La Segreteria Nazionale UGL Telecomunicazioni
COMUNICATO SINDACALE - PREMIO DI RISULTATO
Roma, 7 Febbraio 2011
Il 2 febbraio, presso la sede di Assolombarda a Milano, si è svolto l'incontro con l'azienda Comdata Care e il Coordinamento nazionale RSU unitariamente alle Organizzazioni Sindacali SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL per la consuntivazione degli obbiettivi del Premio di Risultato sul primo semestre .
L'Azienda ci ha comunicato che nel primo semestre (1 luglio - 31 Dicembre 2010) è stata raggiunta la prima soglia del target con un Ebitda al 40% , una produttività del 5,2% centrata soltanto nell'ultimo bimestre e una qualità raggiunta a livelli massimi nel Business, media nel Cunsumer pari allo zero nel reparto del Credito.
Di fatto i valori economici che verranno erogati sono i seguenti:
V Livello FULL TIME:
Credito: 311 euro
Consumer: 346 euro (commessa Fastweb)
Business: 398 euro.
Come Segreterie Nazionali esprimiamo grande soddisfazione per la scommessa vinta dal sindacato e dai lavoratori che hanno creduto nell'accordo del PdR ma riteniamo che questo sia solo un primo passo per incanalarci nella direzione giusta ed uscire da una situazione di stasi che non aveva permesso ad oggi ai lavoratori di percepire il giusto riconoscimento al loro lavoro!
Di contro però proprio per dare un seguito costruttivo a quanto ottenuto, dobbiamo segnalare che l'azienda precisa che permane ancora un problema legato alle malattie, denunciandone ancora un tasso molto alto che potrebbe impattare sull'Ebitda e sulla produttività.
Come Organizzazioni sindacali abbiamo richiesto che venga convocata in tempi brevi la Commissione Premio di Risultato per istituire i parametri di qualità sulle nuove attività che i colleghi di Comdata Care svolgono quotidianamente (Milano per le commesse energia e Roma per Fastweb) , ma anche per rivedere i parametri di target qualità sul credito che non ci hanno convinto nell'interpretazione dell'azienda.
Per quanto riguarda il secondo livello riteniamo opportuno e necessario migliorare la qualità della vita lavorativa intervenendo sui temi come la turnistica o l'utilizzo del part-time verticale, a tal proposito abbiamo richiesto la costituzione di una Commissione Nazionale Paritetica (un delegato per organizzazione) per trovare le condizioni di un'intesa quadro e successivamente trovare accordi a livello territoriale per permettere di trovare soluzioni che si calino nelle realtà locali.
L'incontro è poi proseguito su altri temi ma di altrettanta importanza:
1) Supporto Tecnico di Ivrea: la delegazione ha richiesto un tavolo triangolare con il Committente Vodafone per chiarire alcuni aspetti del progetto che è stato messo in atto; infatti oggi ci risulta che parte del processo delle chiamate che venivano gestite dal reparto vengano riprese in casa Vodafone. Non siamo rimasti soddisfatti della spiegazione fornita dall'azienda e come Slc- Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil riteniamo necessarie risposte concrete da parte del committente anche con una proiezione futura sulla attuale gestione. Questa richiesta non significa che come sindacato si voglia rimanere ancorati a un modello monocommessa, anzi il nostro auspicio è che sotto il cappello Comdatacare si possa sempre più agevolare l'ingresso di nuove commesse per portare nuova linfa e professionalità per i lavoratori, ma riteniamo doverosa una risposta seria su quanto sta succedendo!
2) Commessa Wind Napoli: L'Azienda ci ha comunicato di aver raggiunto un accordo commerciale di un ulteriore anno sulla commessa garantendo la gestione su tale sito.
3) Festività del 25 aprile coincidente con il lunedì di Pasqua: come OO.SS abbiamo chiesto il rispetto delle norme contrattuali e di legge : tutti i lavoratori devono percepire 1\26 di stipendio mensile per il mancato godimento del giorno festivo della liberazione rimanendo a casa in festività lavorando quella settimana 4 giorni.
Chi invece è chiamato al lavoro dovrà percepire per ogni ora di prestazione lavorativa il compenso di straordinario festivo non la sola maggiorazione e quella settimana lavorerà 5 giorni.
Chi invece è in turno e chiede un permesso parziale o per tutta la giornata non percepirà lo straordinario festivo, ma tutto il resto (1\26) e ovviamente, ma non devono essere tolte ore giorno di ferie.
4) Sito di Padova: visto lo spiacevole evento che domenica scorsa ha visto coinvolti circa 20 colleghi della sede di Padova la richiesta da parte delle delegazione è stata quella di riconoscere le effettive 8 ore di attività lavorativa perché non si può far pagare al lavoratore un'inefficienza tutta aziendale.
Le segreterie Nazionali Slc-cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil
Il 2 febbraio, presso la sede di Assolombarda a Milano, si è svolto l'incontro con l'azienda Comdata Care e il Coordinamento nazionale RSU unitariamente alle Organizzazioni Sindacali SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL per la consuntivazione degli obbiettivi del Premio di Risultato sul primo semestre .
L'Azienda ci ha comunicato che nel primo semestre (1 luglio - 31 Dicembre 2010) è stata raggiunta la prima soglia del target con un Ebitda al 40% , una produttività del 5,2% centrata soltanto nell'ultimo bimestre e una qualità raggiunta a livelli massimi nel Business, media nel Cunsumer pari allo zero nel reparto del Credito.
Di fatto i valori economici che verranno erogati sono i seguenti:
V Livello FULL TIME:
Credito: 311 euro
Consumer: 346 euro (commessa Fastweb)
Business: 398 euro.
Come Segreterie Nazionali esprimiamo grande soddisfazione per la scommessa vinta dal sindacato e dai lavoratori che hanno creduto nell'accordo del PdR ma riteniamo che questo sia solo un primo passo per incanalarci nella direzione giusta ed uscire da una situazione di stasi che non aveva permesso ad oggi ai lavoratori di percepire il giusto riconoscimento al loro lavoro!
Di contro però proprio per dare un seguito costruttivo a quanto ottenuto, dobbiamo segnalare che l'azienda precisa che permane ancora un problema legato alle malattie, denunciandone ancora un tasso molto alto che potrebbe impattare sull'Ebitda e sulla produttività.
Come Organizzazioni sindacali abbiamo richiesto che venga convocata in tempi brevi la Commissione Premio di Risultato per istituire i parametri di qualità sulle nuove attività che i colleghi di Comdata Care svolgono quotidianamente (Milano per le commesse energia e Roma per Fastweb) , ma anche per rivedere i parametri di target qualità sul credito che non ci hanno convinto nell'interpretazione dell'azienda.
Per quanto riguarda il secondo livello riteniamo opportuno e necessario migliorare la qualità della vita lavorativa intervenendo sui temi come la turnistica o l'utilizzo del part-time verticale, a tal proposito abbiamo richiesto la costituzione di una Commissione Nazionale Paritetica (un delegato per organizzazione) per trovare le condizioni di un'intesa quadro e successivamente trovare accordi a livello territoriale per permettere di trovare soluzioni che si calino nelle realtà locali.
L'incontro è poi proseguito su altri temi ma di altrettanta importanza:
1) Supporto Tecnico di Ivrea: la delegazione ha richiesto un tavolo triangolare con il Committente Vodafone per chiarire alcuni aspetti del progetto che è stato messo in atto; infatti oggi ci risulta che parte del processo delle chiamate che venivano gestite dal reparto vengano riprese in casa Vodafone. Non siamo rimasti soddisfatti della spiegazione fornita dall'azienda e come Slc- Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil riteniamo necessarie risposte concrete da parte del committente anche con una proiezione futura sulla attuale gestione. Questa richiesta non significa che come sindacato si voglia rimanere ancorati a un modello monocommessa, anzi il nostro auspicio è che sotto il cappello Comdatacare si possa sempre più agevolare l'ingresso di nuove commesse per portare nuova linfa e professionalità per i lavoratori, ma riteniamo doverosa una risposta seria su quanto sta succedendo!
2) Commessa Wind Napoli: L'Azienda ci ha comunicato di aver raggiunto un accordo commerciale di un ulteriore anno sulla commessa garantendo la gestione su tale sito.
3) Festività del 25 aprile coincidente con il lunedì di Pasqua: come OO.SS abbiamo chiesto il rispetto delle norme contrattuali e di legge : tutti i lavoratori devono percepire 1\26 di stipendio mensile per il mancato godimento del giorno festivo della liberazione rimanendo a casa in festività lavorando quella settimana 4 giorni.
Chi invece è chiamato al lavoro dovrà percepire per ogni ora di prestazione lavorativa il compenso di straordinario festivo non la sola maggiorazione e quella settimana lavorerà 5 giorni.
Chi invece è in turno e chiede un permesso parziale o per tutta la giornata non percepirà lo straordinario festivo, ma tutto il resto (1\26) e ovviamente, ma non devono essere tolte ore giorno di ferie.
4) Sito di Padova: visto lo spiacevole evento che domenica scorsa ha visto coinvolti circa 20 colleghi della sede di Padova la richiesta da parte delle delegazione è stata quella di riconoscere le effettive 8 ore di attività lavorativa perché non si può far pagare al lavoratore un'inefficienza tutta aziendale.
Le segreterie Nazionali Slc-cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil
domenica 9 gennaio 2011
Comunicato UGL accordo Cronos di Pomezia
Roma, 28 dicembre -(Adnkronos) -
"Abbiamo chiuso la vertenza Cronos di Pomezia con un accordo positivo, che garantira' il ricollocamento degli oltre 150 lavoratori". Lo dichiara il segretario nazionale dell'Ugl Telecomunicazioni, Stefano Conti, al termine dell'incontro con l'azienda e l'Unione Industriali di Roma.
"Con l'intesa firmata oggi -prosegue -insieme alle altre sigle di categoria, quasi tutti i lavoratori del call center in liquidazione saranno assunti dalla societa' Comdata spa e per gli altri sara' prevista comunque una ricollocazione professionale.
Siamo soddisfatti, perche' dopo mesi di cassa integrazione, ai dipendenti viene offerta l'opportunita' di rientrare attivamente nel mondo del lavoro, scongiurando licenziamenti in un'area, come quella di Pomezia -conclude Conti -fortemente colpita dalla crisi del settore dei servizi in outsorcing".
Come sapete in data 28 dicembre Azienda e Sindacati si sono nuovamente incontrati raggiungendo un accordo definitivo che prevede il ricollocamento dei 150 lavoratori di Cronos.
Di questi:
- 146 saranno assunti da Comdata
- per i 6 lavoratori che restano fuori è prevista una buona uscita o la ricollocazione anche presso eventuali altre aziende entro giugno 2011 (3 di questi sono già in trattativa per la buona uscita).
- i part time saranno solo su base volontaria.
Riteniamo che questo accordo possa essere l'esempio di come una seria trattativa possa portare a dei risultati, fermo restando che deve esserci l'interesse nel tutelare i posti di lavoro sia da parte dei Sindacati che dell'Azienda.
Auspichiamo questo tipo di comportamento anche in futuro!
RSU UGL Comdata Care Roma
"Abbiamo chiuso la vertenza Cronos di Pomezia con un accordo positivo, che garantira' il ricollocamento degli oltre 150 lavoratori". Lo dichiara il segretario nazionale dell'Ugl Telecomunicazioni, Stefano Conti, al termine dell'incontro con l'azienda e l'Unione Industriali di Roma.
"Con l'intesa firmata oggi -prosegue -insieme alle altre sigle di categoria, quasi tutti i lavoratori del call center in liquidazione saranno assunti dalla societa' Comdata spa e per gli altri sara' prevista comunque una ricollocazione professionale.
Siamo soddisfatti, perche' dopo mesi di cassa integrazione, ai dipendenti viene offerta l'opportunita' di rientrare attivamente nel mondo del lavoro, scongiurando licenziamenti in un'area, come quella di Pomezia -conclude Conti -fortemente colpita dalla crisi del settore dei servizi in outsorcing".
Come sapete in data 28 dicembre Azienda e Sindacati si sono nuovamente incontrati raggiungendo un accordo definitivo che prevede il ricollocamento dei 150 lavoratori di Cronos.
Di questi:
- 146 saranno assunti da Comdata
- per i 6 lavoratori che restano fuori è prevista una buona uscita o la ricollocazione anche presso eventuali altre aziende entro giugno 2011 (3 di questi sono già in trattativa per la buona uscita).
- i part time saranno solo su base volontaria.
Riteniamo che questo accordo possa essere l'esempio di come una seria trattativa possa portare a dei risultati, fermo restando che deve esserci l'interesse nel tutelare i posti di lavoro sia da parte dei Sindacati che dell'Azienda.
Auspichiamo questo tipo di comportamento anche in futuro!
RSU UGL Comdata Care Roma
domenica 2 gennaio 2011
BUONE FESTE
Gentili colleghi,
per Comdata il 2010 e' stato un anno di transizione e forte discontinuita' rispetto al passato, una discontinuita' a livello organizzativo e gestionale che ci consentira' di approdare al 2011 con uno spirito rinnovato per affrontare nuove sfide e opportunita' che si prospettano.
Oggi Comdata e' un Gruppo a livello nazionale specializzato nei servizi di customer care in grado di gestire in modo completo la relazione con il cliente: dai processi di Front End (Contact Center e Help Desk), al Back Office (Gestione processi di delivery, post Billing) alla Gestione del Credito e Documentale. L'offerta integrata di soluzioni, ingegneria di processo e strutture operative di eccellenza ci permette di supportare l'intera fase di progettazione, automatizzazione e gestione dei processi operativi di business.
Nel 2010 i cambiamenti a livello organizzativo hanno permesso al Gruppo di rafforzarsi migliorando in modo significativo i risultati e raggiungendo quindi maggiore stabilita'ed equilibrio finanziario. Nel corso del 2010 il nostro Gruppo:
- si e' ampliato con la nascita di Comdata Eos;
- ha acquisito nuovi clienti, tra cui Fastweb, Enel, Eon ed Edison;
- ha rafforzato le partnership con i clienti storici;
- ha fatto crescere il numero delle risorse in organico attraverso progetti di stabilizzazione
Comdata dispone di un vantaggio competitivo dato dalle competenze progettuali acquisite negli anni, dall'offerta di soluzioni e servizi erogati e dai clienti gestiti nei settori: Tlc dove abbiamo una leadership consolidata, Energy dove siamo in forte crescita, Finance e Assicurazioni, Industry e Media. La capacita' di gestire molti clienti attraverso una distribuzione capillare non solo riduce il rischio operativo ma rappresenta la nostra forza sul mercato, unita al grande valore della base operativa: gli operatori attraverso competenza, professionalita' e formazione sono in grado di gestire servizi di customer care in modo flessibile passando dall'assistenza tecnica del 187, al back office per Vodafone e all'assistenza commerciale per Enel etc.
Da gennaio in poi affronteremo una nuova stagione per consolidare il lavoro svolto finora, raggiungere ambiziosi obiettivi che ci poniamo per il futuro e soprattutto continuare a costruire una squadra sempre
piu' affiatata e un'azienda forte e consapevole di essere leader nel proprio mercato. Questi sono i fattori decisivi per raggiungere gli obiettivi e i risultati importanti che ci proponiamo di ottenere.
Auguro a tutti voi Buon Natale e felice anno nuovo!
Massimo Canturi, Direttore Generale
per Comdata il 2010 e' stato un anno di transizione e forte discontinuita' rispetto al passato, una discontinuita' a livello organizzativo e gestionale che ci consentira' di approdare al 2011 con uno spirito rinnovato per affrontare nuove sfide e opportunita' che si prospettano.
Oggi Comdata e' un Gruppo a livello nazionale specializzato nei servizi di customer care in grado di gestire in modo completo la relazione con il cliente: dai processi di Front End (Contact Center e Help Desk), al Back Office (Gestione processi di delivery, post Billing) alla Gestione del Credito e Documentale. L'offerta integrata di soluzioni, ingegneria di processo e strutture operative di eccellenza ci permette di supportare l'intera fase di progettazione, automatizzazione e gestione dei processi operativi di business.
Nel 2010 i cambiamenti a livello organizzativo hanno permesso al Gruppo di rafforzarsi migliorando in modo significativo i risultati e raggiungendo quindi maggiore stabilita'ed equilibrio finanziario. Nel corso del 2010 il nostro Gruppo:
- si e' ampliato con la nascita di Comdata Eos;
- ha acquisito nuovi clienti, tra cui Fastweb, Enel, Eon ed Edison;
- ha rafforzato le partnership con i clienti storici;
- ha fatto crescere il numero delle risorse in organico attraverso progetti di stabilizzazione
Comdata dispone di un vantaggio competitivo dato dalle competenze progettuali acquisite negli anni, dall'offerta di soluzioni e servizi erogati e dai clienti gestiti nei settori: Tlc dove abbiamo una leadership consolidata, Energy dove siamo in forte crescita, Finance e Assicurazioni, Industry e Media. La capacita' di gestire molti clienti attraverso una distribuzione capillare non solo riduce il rischio operativo ma rappresenta la nostra forza sul mercato, unita al grande valore della base operativa: gli operatori attraverso competenza, professionalita' e formazione sono in grado di gestire servizi di customer care in modo flessibile passando dall'assistenza tecnica del 187, al back office per Vodafone e all'assistenza commerciale per Enel etc.
Da gennaio in poi affronteremo una nuova stagione per consolidare il lavoro svolto finora, raggiungere ambiziosi obiettivi che ci poniamo per il futuro e soprattutto continuare a costruire una squadra sempre
piu' affiatata e un'azienda forte e consapevole di essere leader nel proprio mercato. Questi sono i fattori decisivi per raggiungere gli obiettivi e i risultati importanti che ci proponiamo di ottenere.
Auguro a tutti voi Buon Natale e felice anno nuovo!
Massimo Canturi, Direttore Generale
CALL CENTER: CGIL, CISL E UIL SOLLECITANO UN TAVOLO CON IL GOVERNO CONTRO LA CRISI DEL SETTORE
Roma, 14 Dicembre 2010
COMUNICATO
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL hanno formalmente richiesto al Ministro per lo Sviluppo Economico e al Ministro del Lavoro la convocazione del tavolo di settore sul call center per conoscere gli esiti del lavoro preparatorio che ha visto per mesi le parti sociali e i delegati del Ministero confrontarsi, giungendo congiuntamente alle rappresentanze datoriali ad indicazioni comuni.
Purtroppo dopo mesi di lavoro, con uno sforzo enorme nell’individuare proposte comuni tra sindacato e aziende, molte delle quali a costo zero o quasi, riscontriamo, nostro malgrado, la mancanza di un autorevole tavolo per concretizzare le richieste. Sin dalla fine dell’estate i Ministeri proposti hanno in mano tutte le carte, le analisi e le proposte per rilanciare un settore che occupa decine di migliaia di giovani, molte donne”. Così dichiarano in una nota SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL.
Con questa lettera ufficiale si è voluti richiamare i Ministeri competenti alle proprie responsabilità. E’ chiaro che a fronte di una crisi del settore – che mette in discussione migliaia di posti di lavoro – SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL saranno chiamate ad assumere tutte le iniziative sindacali per la difesa e la tutela dell’occupazione.
COMUNICATO
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL hanno formalmente richiesto al Ministro per lo Sviluppo Economico e al Ministro del Lavoro la convocazione del tavolo di settore sul call center per conoscere gli esiti del lavoro preparatorio che ha visto per mesi le parti sociali e i delegati del Ministero confrontarsi, giungendo congiuntamente alle rappresentanze datoriali ad indicazioni comuni.
Purtroppo dopo mesi di lavoro, con uno sforzo enorme nell’individuare proposte comuni tra sindacato e aziende, molte delle quali a costo zero o quasi, riscontriamo, nostro malgrado, la mancanza di un autorevole tavolo per concretizzare le richieste. Sin dalla fine dell’estate i Ministeri proposti hanno in mano tutte le carte, le analisi e le proposte per rilanciare un settore che occupa decine di migliaia di giovani, molte donne”. Così dichiarano in una nota SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL.
Con questa lettera ufficiale si è voluti richiamare i Ministeri competenti alle proprie responsabilità. E’ chiaro che a fronte di una crisi del settore – che mette in discussione migliaia di posti di lavoro – SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL saranno chiamate ad assumere tutte le iniziative sindacali per la difesa e la tutela dell’occupazione.
domenica 19 dicembre 2010
IL SUPPORTO TECNICO ESTERNALIZZATO IN COMDATA CARE RIENTRA IN VODAFONE
Prosegue veloce lo smantellamento delle attività Vodafone cedute in CCare insieme ai lavoratori: dopo Milano e Roma ora è il turno di Ivrea.
Come denunciato il 7 dicembre da un comunicato della stessa Rsu di Ivrea, dopo sempre più numerosi TT tecnici gestiti dal call center Vodafone di Pisa è arrivata la notizia ufficiale che proprio a Vodafone Pisa si stanno tenendo dei corsi di formazione STU.
Appare quindi chiara l'intenzione di Vodafone di reinternalizzare (al momento non si sa se tutta o in parte) l'attività di Supporto Tecnico ceduta nel 2007.
Facciamo un passo indietro di qualche mese fino al 1 Aprile 2010 data a partire dalla quale, come previsto dal Contratto di Servizio sottoscritto tra Vodafone e Comdata Care, Vodafone ha facoltà di ridurre i volumi di servizio. Solo negli ultimi 8 mesi è successo, in rigoroso ordine cronologico:
- a Roma spariscono le attività di Reclami standard e Adsl, in pratica sparisce il reparto Consumer e circa 1/3 del personale di Roma viene distaccato sulla commessa Fastweb, commessa non Comdata Care ma Comdata.
- a Milano viene chiusa l'intera sede Comdata Care e il suo personale viene spostato sulla sede Comdata,
privato di tutte le attività Vodafone e distaccato sulle commesse, sempre Comdata, E.ON energia ed Edison.
- di nuovo a Roma vengono dismesse 40 postazioni e viene ridotto di un intero piano lo spazio fino a quel momento dedicato (e necessario) allo svolgimento dei volumi di lavoro del reparto Credito che quindi, di fatto, risultano necessariamente ridotti.
- a Ivrea è iniziata la riduzione dei volumi di lavoro del reparto STU ed è legittimo temere che si arrivi all'eliminazione totale di tale reparto in Comdata Care.
Il punto è: Vodafone è l'UNICA commessa dell'azienda Comdata Care e quindi il suo andamento e la sua “dimensione” in termini di volumi di lavoro sono chiaramente indici dello stato di salute dell'azienda della quale ci siamo ritrovati dipendenti. Tutte le attività Vodafone sottratte da Roma, Milano e Ivrea non sono state redistribuite (a parte pochi casi e in minima quantità) presso le altre sedi Comdata Care e quindi è lampante che da 8 mesi a questa parte stiamo assistendo al veloce smantellamento della commessa Vodafone in Comdata Care e quindi della stessa Comdata Care e quindi della nostra stessa stabilità occupazionale.
Se a tutto questo aggiungiamo che fonti interne a Vodafone hanno ufficiosamente confermato di non avere alcuna intenzione di rinnovare con Comdata la commessa alla data della scadenza dei sette anni previsti
dall'accordo di cessione, per noi oggi ancora dipendenti Comdata Care è davvero arrivato il momento di abbandonare un incomprensibile disinteresse, l'apatia, la rassegnazione e iniziare a difendere il nostro posto di lavoro e il nostro futuro.
Coordinamento Cobas Comdata Care (C4)
Come denunciato il 7 dicembre da un comunicato della stessa Rsu di Ivrea, dopo sempre più numerosi TT tecnici gestiti dal call center Vodafone di Pisa è arrivata la notizia ufficiale che proprio a Vodafone Pisa si stanno tenendo dei corsi di formazione STU.
Appare quindi chiara l'intenzione di Vodafone di reinternalizzare (al momento non si sa se tutta o in parte) l'attività di Supporto Tecnico ceduta nel 2007.
Facciamo un passo indietro di qualche mese fino al 1 Aprile 2010 data a partire dalla quale, come previsto dal Contratto di Servizio sottoscritto tra Vodafone e Comdata Care, Vodafone ha facoltà di ridurre i volumi di servizio. Solo negli ultimi 8 mesi è successo, in rigoroso ordine cronologico:
- a Roma spariscono le attività di Reclami standard e Adsl, in pratica sparisce il reparto Consumer e circa 1/3 del personale di Roma viene distaccato sulla commessa Fastweb, commessa non Comdata Care ma Comdata.
- a Milano viene chiusa l'intera sede Comdata Care e il suo personale viene spostato sulla sede Comdata,
privato di tutte le attività Vodafone e distaccato sulle commesse, sempre Comdata, E.ON energia ed Edison.
- di nuovo a Roma vengono dismesse 40 postazioni e viene ridotto di un intero piano lo spazio fino a quel momento dedicato (e necessario) allo svolgimento dei volumi di lavoro del reparto Credito che quindi, di fatto, risultano necessariamente ridotti.
- a Ivrea è iniziata la riduzione dei volumi di lavoro del reparto STU ed è legittimo temere che si arrivi all'eliminazione totale di tale reparto in Comdata Care.
Il punto è: Vodafone è l'UNICA commessa dell'azienda Comdata Care e quindi il suo andamento e la sua “dimensione” in termini di volumi di lavoro sono chiaramente indici dello stato di salute dell'azienda della quale ci siamo ritrovati dipendenti. Tutte le attività Vodafone sottratte da Roma, Milano e Ivrea non sono state redistribuite (a parte pochi casi e in minima quantità) presso le altre sedi Comdata Care e quindi è lampante che da 8 mesi a questa parte stiamo assistendo al veloce smantellamento della commessa Vodafone in Comdata Care e quindi della stessa Comdata Care e quindi della nostra stessa stabilità occupazionale.
Se a tutto questo aggiungiamo che fonti interne a Vodafone hanno ufficiosamente confermato di non avere alcuna intenzione di rinnovare con Comdata la commessa alla data della scadenza dei sette anni previsti
dall'accordo di cessione, per noi oggi ancora dipendenti Comdata Care è davvero arrivato il momento di abbandonare un incomprensibile disinteresse, l'apatia, la rassegnazione e iniziare a difendere il nostro posto di lavoro e il nostro futuro.
Coordinamento Cobas Comdata Care (C4)
domenica 12 dicembre 2010
Una Wikileaks italiana: "Ecco come Confindustria foraggia CGIL, CISL E UIL" di Pierluigi Bonora
Il segretario generale della Fismic: "C’è una rete di interessi che lega l’associazione degli imprenditori a Cgil, Cisl e Uil, sovvenzionate mediante i fondi gestiti in comune ed elargizioni pubblicitarie a fogli clandestini". L'editoriale di Alessandro Sallusti
Ci sarebbe anche una Wikileaks tutta italiana, basata su presunti oscuri intrecci tra la Confindustria e i sindacati Cgil, Cisl e Uil. Ma questa volta il tam tam di indiscrezioni e rivelazioni non parte da un sito, bensì da un sindacalista, Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic, organizzazione autonoma che rappresenta i dipendenti dell’industria e dei servizi, slegata dalla politica, "e con 20mila iscritti veri", precisa il suo leader. Questa Wikileaks, come la definisce Di Maulo, che alla fine tira in ballo anche altre associazioni (Confcommercio, Confartigianato e Assolavoro) prende lo spunto dal "disastroso atteggiamento ondivago, indeciso e timoroso che Fim e Uilm hanno tenuto nell’ultimo incontro su Mirafiori con la Fiat", denuncia il sindacalista.
"Il sistema degli enti bilaterali dei fondi (ovvero gli enti gestiti contrattualmente da sindacati e datori di lavoro che si occupano, a esempio, di sanità integrativa), di per sé ottimo -spiega il capo della Fismic al Giornale - ha messo in piedi una sorta di casta tra sindacalisti e funzionari di Confindustria, il cui interesse è che il sistema venga salvaguardato, perpetuato e mai messo in discussione. Ne rimane fuori il fondo Cometa, che poi è il fondo sanitario integrativo della Fiat, organizzato con oculatezza e con costi di gestione contenuti. Non altrettanto vale per gli altri fondi di enti bilaterali (quelli che gestiscono lo 0,30% del monte salari destinato alla formazione professionale, tipo Fondimpresa di Confindustria) ».
Lei fa capire che esisterebbero gestioni «interessate »?
«Un tipo di gestione che favorisce i componenti, che si estrinseca, per esempio, attraverso importanti elargizioni pubblicitarie a pubblicazioni del sindacato sconosciute ai più».
Un modo di operare che coinvolge tutti i sindacati?
«Cgil, Cisl e Uil. È un “sistema” organizzato scientificamente, con la promozione di convegni e iniziative pubbliche realizzate con sfarzi e un’assoluta grandezza di mezzi. Molti dei funzionari di Cgil, Cisl e Uil sono all’interno del sistema dei fondi e retribuiti abbastanza bene».
E Confindustria?
«È un “sistema”retto da Confindustria, ma anche da Confcommercio. Il caso del fondo ForTe è esemplare. Mi riservo di tirare fuori tutte le carte».
Altro da dichiarare?
«Eccome. C’è un intreccio anche con le assicurazioni: il sistema Unipol, è questo proposito, è molto interessante. Esiste tutto un mondo che si autoalimenta. Ecco dunque spiegata la resistenza di Fim e Uilm a permettere l’avvio di un contratto autonomo allo stabilimento Fiat di Mirafiori. La ragione? Passando il contratto autonomo si rimetterebbe in discussione un “sistema” che funziona. La Fiat non è una botteguccia: se decide di uscire dal “sistema” lo depotenzia».
Sostiene che è tutto nero su bianco...
«Esiste una congrega di interessi. Per capire come funziona il “sistema” basta leggere con attenzione i bilanci».
A questo punto?
«Un’altra partita sulla quale vale la pena di soffermarsi riguarda i fondi interprofessionali gestiti da Assolavoro con Cgil, Cisl e Uil. Si mettono insieme un po’ di documenti, cosa che farò, ed emerge che è sì tutto lecito, ma si vede anche che ci sono interessi che tra loro si consolidano e si spalleggiano ».
In mezzo a tutto questo c’è il piano «Fabbrica Italia», l’investimento Fiat di 20 miliardi e migliaia di posti di lavoro... «Mi ascolti bene. Che bisogno aveva la signora Marcegaglia di andare fino a New York per parlare con Marchionne e cercare di convincerlo a non uscire da Confindustria? Più che la presidente di Confindustria mi sembra la delegata della Confederazione sindacale. Perché Cgil, Cisl e Uil litigano e poi si ricompattano sempre? C’è forse un motivo extrasindacale ».
La trattativa su Mirafiori è in bilico, e Marchionne potrebbe decidere di portare le nuove produzioni di auto in America. Lo ha già fatto, mesi fa, scegliendo la Serbia al posto sempre di Mirafiori.
«Fino a che ci sono comportamenti normali me ne sto buono. Il mio sindacato vive anche senza tutte queste commistioni. Se la trattativa torinese fallisse per ragioni che prescindono il merito, proverò a sentire se qualche orecchio vuole ascoltare tante altre cose che ho da dire».
Vuotato il primo sacco?
«Se proprio vuole, aggiungo anche il filone molto interessante riguardante gli artigiani, primo ente bilaterale. Centinaia di funzionari di Cgil, Cisl, Uil e Confartigianato sono pagati dal risparmio contrattuale (da quello, cioè, che le parti, sindacati e datori, destinano a un certo indirizzo: quello più classico è la sanità integrativa)».
Una casta, dunque?
«Sì, proprio. E funziona perfettamente. E quando si tenta di metterla in discussione, questo “sistema” si chiude sempre ».
Fonte: Il Giornale (articolo di giovedì 09 dicembre 2010)
Ci sarebbe anche una Wikileaks tutta italiana, basata su presunti oscuri intrecci tra la Confindustria e i sindacati Cgil, Cisl e Uil. Ma questa volta il tam tam di indiscrezioni e rivelazioni non parte da un sito, bensì da un sindacalista, Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic, organizzazione autonoma che rappresenta i dipendenti dell’industria e dei servizi, slegata dalla politica, "e con 20mila iscritti veri", precisa il suo leader. Questa Wikileaks, come la definisce Di Maulo, che alla fine tira in ballo anche altre associazioni (Confcommercio, Confartigianato e Assolavoro) prende lo spunto dal "disastroso atteggiamento ondivago, indeciso e timoroso che Fim e Uilm hanno tenuto nell’ultimo incontro su Mirafiori con la Fiat", denuncia il sindacalista.
"Il sistema degli enti bilaterali dei fondi (ovvero gli enti gestiti contrattualmente da sindacati e datori di lavoro che si occupano, a esempio, di sanità integrativa), di per sé ottimo -spiega il capo della Fismic al Giornale - ha messo in piedi una sorta di casta tra sindacalisti e funzionari di Confindustria, il cui interesse è che il sistema venga salvaguardato, perpetuato e mai messo in discussione. Ne rimane fuori il fondo Cometa, che poi è il fondo sanitario integrativo della Fiat, organizzato con oculatezza e con costi di gestione contenuti. Non altrettanto vale per gli altri fondi di enti bilaterali (quelli che gestiscono lo 0,30% del monte salari destinato alla formazione professionale, tipo Fondimpresa di Confindustria) ».
Lei fa capire che esisterebbero gestioni «interessate »?
«Un tipo di gestione che favorisce i componenti, che si estrinseca, per esempio, attraverso importanti elargizioni pubblicitarie a pubblicazioni del sindacato sconosciute ai più».
Un modo di operare che coinvolge tutti i sindacati?
«Cgil, Cisl e Uil. È un “sistema” organizzato scientificamente, con la promozione di convegni e iniziative pubbliche realizzate con sfarzi e un’assoluta grandezza di mezzi. Molti dei funzionari di Cgil, Cisl e Uil sono all’interno del sistema dei fondi e retribuiti abbastanza bene».
E Confindustria?
«È un “sistema”retto da Confindustria, ma anche da Confcommercio. Il caso del fondo ForTe è esemplare. Mi riservo di tirare fuori tutte le carte».
Altro da dichiarare?
«Eccome. C’è un intreccio anche con le assicurazioni: il sistema Unipol, è questo proposito, è molto interessante. Esiste tutto un mondo che si autoalimenta. Ecco dunque spiegata la resistenza di Fim e Uilm a permettere l’avvio di un contratto autonomo allo stabilimento Fiat di Mirafiori. La ragione? Passando il contratto autonomo si rimetterebbe in discussione un “sistema” che funziona. La Fiat non è una botteguccia: se decide di uscire dal “sistema” lo depotenzia».
Sostiene che è tutto nero su bianco...
«Esiste una congrega di interessi. Per capire come funziona il “sistema” basta leggere con attenzione i bilanci».
A questo punto?
«Un’altra partita sulla quale vale la pena di soffermarsi riguarda i fondi interprofessionali gestiti da Assolavoro con Cgil, Cisl e Uil. Si mettono insieme un po’ di documenti, cosa che farò, ed emerge che è sì tutto lecito, ma si vede anche che ci sono interessi che tra loro si consolidano e si spalleggiano ».
In mezzo a tutto questo c’è il piano «Fabbrica Italia», l’investimento Fiat di 20 miliardi e migliaia di posti di lavoro... «Mi ascolti bene. Che bisogno aveva la signora Marcegaglia di andare fino a New York per parlare con Marchionne e cercare di convincerlo a non uscire da Confindustria? Più che la presidente di Confindustria mi sembra la delegata della Confederazione sindacale. Perché Cgil, Cisl e Uil litigano e poi si ricompattano sempre? C’è forse un motivo extrasindacale ».
La trattativa su Mirafiori è in bilico, e Marchionne potrebbe decidere di portare le nuove produzioni di auto in America. Lo ha già fatto, mesi fa, scegliendo la Serbia al posto sempre di Mirafiori.
«Fino a che ci sono comportamenti normali me ne sto buono. Il mio sindacato vive anche senza tutte queste commistioni. Se la trattativa torinese fallisse per ragioni che prescindono il merito, proverò a sentire se qualche orecchio vuole ascoltare tante altre cose che ho da dire».
Vuotato il primo sacco?
«Se proprio vuole, aggiungo anche il filone molto interessante riguardante gli artigiani, primo ente bilaterale. Centinaia di funzionari di Cgil, Cisl, Uil e Confartigianato sono pagati dal risparmio contrattuale (da quello, cioè, che le parti, sindacati e datori, destinano a un certo indirizzo: quello più classico è la sanità integrativa)».
Una casta, dunque?
«Sì, proprio. E funziona perfettamente. E quando si tenta di metterla in discussione, questo “sistema” si chiude sempre ».
Fonte: Il Giornale (articolo di giovedì 09 dicembre 2010)
venerdì 3 dicembre 2010
Comunicato Nazionale Comdata Care
Roma, 2 Dicembre 2010
Il 29 novembre 2010, presso la sede di Assolombarda a Milano, si è svolto l'incontro con l'azienda Comdata Care e il Coordinamento nazionale RSU unitariamente alle Organizzazioni Sindacali SLC-CGIL. FISTEL-CISL e UILCOM-UIL, in merito alla nostra richiesta di definizione del perimetro aziendale.
La delegazione Sindacale unitaria si è dichiarata favorevole all'acquisizione di nuove commesse per evitare i rischi occupazionali legati alle società outsourcing monocommesse, ma ha espresso forte perplessità di fronte alla completa mancanza di attività Vodafone sul sito di Milano, richiedendo inoltre che continuino ad essere acquisite nuove commesse come avvenuto anche a Roma sulla Commessa Fastweb.
Inoltre si è illustrato il disagio comportato ai lavoratori con tale scelta, disagio al quale si è chiesto di porre rimedio almeno con il raggruppamento in una unica parte dello stabile di tutti i lavoratori Comdata Care.
Si è richiesta una rassicurazione in merito alla durata delle commesse in essere, e la ripresa di una trattativa di secondo livello nazionale.
L'azienda ha illustrato le scelte di razionalizzazione e abbattimento dei costi svolte in questo periodo. Confermando l'attuale perimetro aziendale e specializzazione dei vari siti, si è detta disponibile all'apertura di un tavolo territoriale atto a risolvere la questione logistica dei lavoratori di Milano.
Si è fissata la data per la ripresa della trattativa nazionale al 12/01/2011
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL
Il 29 novembre 2010, presso la sede di Assolombarda a Milano, si è svolto l'incontro con l'azienda Comdata Care e il Coordinamento nazionale RSU unitariamente alle Organizzazioni Sindacali SLC-CGIL. FISTEL-CISL e UILCOM-UIL, in merito alla nostra richiesta di definizione del perimetro aziendale.
La delegazione Sindacale unitaria si è dichiarata favorevole all'acquisizione di nuove commesse per evitare i rischi occupazionali legati alle società outsourcing monocommesse, ma ha espresso forte perplessità di fronte alla completa mancanza di attività Vodafone sul sito di Milano, richiedendo inoltre che continuino ad essere acquisite nuove commesse come avvenuto anche a Roma sulla Commessa Fastweb.
Inoltre si è illustrato il disagio comportato ai lavoratori con tale scelta, disagio al quale si è chiesto di porre rimedio almeno con il raggruppamento in una unica parte dello stabile di tutti i lavoratori Comdata Care.
Si è richiesta una rassicurazione in merito alla durata delle commesse in essere, e la ripresa di una trattativa di secondo livello nazionale.
L'azienda ha illustrato le scelte di razionalizzazione e abbattimento dei costi svolte in questo periodo. Confermando l'attuale perimetro aziendale e specializzazione dei vari siti, si è detta disponibile all'apertura di un tavolo territoriale atto a risolvere la questione logistica dei lavoratori di Milano.
Si è fissata la data per la ripresa della trattativa nazionale al 12/01/2011
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL
Acquisizione cessione ramo d'azienda Cronos
Buongiorno,
in data 1 dicembre l'azienda ha consegnato alla Rsu di Roma, con richiesta di firma per ricevuta, un'informativa riguardante l'acquisizione, da parte di Comdata Spa, della cessione di ramo d'azienda di Cronos Spa.
L'acquisizione riguarda 136 dipendenti su commessa 187 di Telecom Italia (back office e front end) di cui 120 gia' in cassa integrazione (con termine al 31/12/2010) e avra' effetto dal 1 gennaio 2011.
Tali dipendenti rimaranno nell'attuale sede di Pomezia fino al 28/02/2011, per poi essere trasferiti nella nostra sede Comdata Care di Roma dal 1 marzo 2011.
Fin qui i fatti ad oggi noti, di seguito le nostre considerazioni.
1) ad una prima analisi non sfugge che per i lavoratori di Cronos impattati si tratta della possibilita' di mantenere il proprio posto di lavoro che altrimenti avrebbero perso il 31/12/2010, anche se non sappiamo se agli stessi livelli retributivi e contrattuali precedenti.
2) nel caso in cui l'azienda decidesse di utilizzare gli spazi liberati dalla dismissione delle nostre postazioni al secondo piano, avremmo ennesima conferma dei timori gia' manifestati nei precedenti comunicati e durante gli incontri con il site manager. Ricordiamo infatti che l'azienda ha piu' volte ribadito che la riduzione a Roma
delle positions era da attribuirsi esclusivamente a esigenze di contenimento dei costi senza che cio' andasse di fatto a limitare il nostro perimetro lavorativo. Tale spazio liberato, al contrario, sarebbe servito nel caso in cui fossero aumentati i volumi di lavoro della commessa Vodafone o fossero state acquisite nuove commesse
Comdata Care.
3) al fine di avere spiegazioni sul punto precedente e su altri concetti poco chiari contenuti nel documento a noi consegnato, cosi' come previsto dalla procedura di legge nei casi di cessione di ramo d'azienda, la scrivente Rsu ha richiesto un incontro per un esame congiunto. Ne daremo ovviamente riscontro non appena possibile.
Rsu Comdata Care Roma
in data 1 dicembre l'azienda ha consegnato alla Rsu di Roma, con richiesta di firma per ricevuta, un'informativa riguardante l'acquisizione, da parte di Comdata Spa, della cessione di ramo d'azienda di Cronos Spa.
L'acquisizione riguarda 136 dipendenti su commessa 187 di Telecom Italia (back office e front end) di cui 120 gia' in cassa integrazione (con termine al 31/12/2010) e avra' effetto dal 1 gennaio 2011.
Tali dipendenti rimaranno nell'attuale sede di Pomezia fino al 28/02/2011, per poi essere trasferiti nella nostra sede Comdata Care di Roma dal 1 marzo 2011.
Fin qui i fatti ad oggi noti, di seguito le nostre considerazioni.
1) ad una prima analisi non sfugge che per i lavoratori di Cronos impattati si tratta della possibilita' di mantenere il proprio posto di lavoro che altrimenti avrebbero perso il 31/12/2010, anche se non sappiamo se agli stessi livelli retributivi e contrattuali precedenti.
2) nel caso in cui l'azienda decidesse di utilizzare gli spazi liberati dalla dismissione delle nostre postazioni al secondo piano, avremmo ennesima conferma dei timori gia' manifestati nei precedenti comunicati e durante gli incontri con il site manager. Ricordiamo infatti che l'azienda ha piu' volte ribadito che la riduzione a Roma
delle positions era da attribuirsi esclusivamente a esigenze di contenimento dei costi senza che cio' andasse di fatto a limitare il nostro perimetro lavorativo. Tale spazio liberato, al contrario, sarebbe servito nel caso in cui fossero aumentati i volumi di lavoro della commessa Vodafone o fossero state acquisite nuove commesse
Comdata Care.
3) al fine di avere spiegazioni sul punto precedente e su altri concetti poco chiari contenuti nel documento a noi consegnato, cosi' come previsto dalla procedura di legge nei casi di cessione di ramo d'azienda, la scrivente Rsu ha richiesto un incontro per un esame congiunto. Ne daremo ovviamente riscontro non appena possibile.
Rsu Comdata Care Roma
martedì 30 novembre 2010
VODAFONE, AZIENDA MACINA PROFITTI E MACINA DIPENDENTI
di Helene Benedetti
Pubblicato dalla testata giornalistica Reportonline
Vodafone ha creato l’idea della famiglia felice con Totti ed Ilary, ma doveva licenziare 914 dipendenti così, per non macchiarsi la faccia causando una grave perdita d’ immagine, ha pensato bene di usare il metodo delle esternalizzazioni.
Vodafone ha ceduto i dipendenti ad una società creata ad hoc per le esternalizzazioni, la Comdata Care, una società creata dal nulla, oggi, a tre anni dalla cessione, il sito di Milano viene chiuso.
Il contratto di commessa con il quale vengono pagati i dipendenti prevede il subappalto a Comdata Spa, la holding di tutte le attività impattate dalla cessione. Quindi, la Comdata Care ha assunto i dipendenti, non è chiaro da quale società provengano gli stipendi visto che Comdata Care è sempre in perdita, e gli straordinari sono autorizzati e pagati da Vodafone, stando a quanto ha detto la dirigenza Comdata.
Un sistema di scatole cinesi che rende più facile il non trovare un responsabile della situazione.
I lavoratori continuano a svologere lo stesso lavoro che facevano prima di essere esternalizzati, vedono Vodafone come l’unica società che continua a tenere le fila della gestione. Comdata Care, come datore di lavoro, non ha nessun potere direttivo. E’ Vodafone che stabilisce le procedure da applicare, addirittura autorizza lo straordinario che Comdata Care deve concedere ai dipendenti.
E’ evidente che l’operazione di esternalizzazione creata da Vodafone ha la finalità di traghettare i lavoratori verso un licenziamento collettivo senza sporcarsi le mani.
Nel 2007 l’amministratore delegato Vodafone diceva che la cessione dei dipendenti all’azienda Comdata Care serviva per accrescere la professionalità degli stessi dipendenti e per creare nuovi posti lavoro.
Parole smentite dai fatti: della professionalità tanto pubblicizzata nessuno ha saputo cosa farsene visto che le attività sono state alienate quasi subito ai dipendenti ceduti e Comdata Care non è cresciuta di un solo posto di lavoro, anzi conta almeno 100 dipendenti in meno.
Oggi è evidente che il tutto serviva per licenziare il personale. Infatti, un documento agli atti dichiara proprio che c’è una specifica richiesta di diminuzione del personale ogni anno.
914 dipendenti assunti a tempo indeterminato dalla Vodafone ceduti all’azienda Comdata Care che non ha rispettato Il contratto che gli stessi avevano con Vodafone.
Dipendenti rispetto ai quali gran parte degli accordi di secondo livello non trova applicazione.
Questo è l’effetto più visibile delle operazioni di cessione di ramo in Italia: l’impoverimento immediato del lavoratore e la successiva perdita del posto di lavoro.
Vediamo cos’altro hanno perso questi 914 dipendenti:
Il contratto con Vodafone era a tempo indeterminato, come anche il contratto con Comdata Care, ma quest’ultima è un’azienda in continua perdita, un’azienda ben lontana dalla multinazionale Vodafone inglese che dichiarò 4 miliardi di utili l’anno della cessione nell’Aprile 2007, che dopo due mesi dalla cessione, nel Gennaio 2008 (Milano Finanza) staccò un assegno di 2,5 miliardi di euro alla capogruppo britannica, soldi italiani che vengono investiti all’estero mentre in Italia si esternalizza. Anche in questa situazione di crisi globale, la Vodafone, continua ad incrementare i suoi profitti.
Comdata Spa, così come Comdata Care, sono società che stanno in piedi per contratti di commesse mensili, semestrali o annuali. Sono società che non riconoscono i minimi diritti ai propri dipendenti, e per le quali il controllo a distanza è pane quotidiano. Sono aziende che fanno massiccio ricorso al lavoro interinale spremendo i ragazzi fino all’osso, rinnovandone il contratto a tempo determinato fino ed oltre il consentito, senza poi procedere a nessuna assunzione. Sono società che fanno continuo ricorso alla cassa integrazione, linea di demarcazione tra le aziende che usano la crisi come alibi per non pagare di tasca proprio gli stipendi per qualche mese e quelle che invece vi ricorrono per reale necessità , non sempre è cosi evidente.
La commessa Vodafone è di 7 anni, scadrà nel 2014. Se per quella data viene dichiarata la fine dei lavori senza alcun rinnovo di commessa, i 914 dipendenti ceduti si ritroveranno senza lavoro.
Ma anche se dovessero rinnovare la commessa dopo i 7 anni, non è assicurato il lavoro per i 914 dipendenti ceduti; Non c’è nessuno scritto che assicuri che il rinnovo della commessa nel 2014 sia accompagnato dal mantenimento dei lavoratori ceduti. La commessa è una cosa, i lavoratori un’altra.
La storia italiana ci dimostra che le cessioni di ramo d’azienda vengono usate fraudolentemente per fare licenziamenti, portando all’esasperazione i dipendenti che perdono tutti i diritti raggiunti con i contratti di secondo livello.
Le operazioni di cessione determinano all’inizio un impoverimento del lavoratore, successivamente la perdita dello stesso posto di lavoro.
Faccio l’esempio dei dipendenti Omnia ceduti da Wind, avevano un contratto a tempo indeterminato anche con l’azienda che li ha acquisiti (Omnia), invece dopo 2 anni l’azienda cessionaria, subito dopo le sentenze negative del giudice del tribunale di Monza che ha dato torto ai lavoratori, non ha pagato più gli stipendi. I lavoratori, dopo mesi di lotta, hanno accettato di essere ricollocati presso un’azienda terza con la metà di quello che avevano in Wind.
I dipendenti di Eutelia hanno fatto anche una fine peggiore.
Sono tutte storie italiane di cessioni di ramo d’azienda, potremmo andare avanti all’infinito con gli esempi, un fatto è certo, è lo stesso meccanismo attuato ora da Vodafone con Comdata Care.
Con Comdata Care, i dipendenti ceduti hanno perso anche il premio di produzione, che era frutto di accordo sindacale, scaduto l’anno dopo la cessione e prontamente riformulato in Vodafone con le parti sociali, aumentando addirittura l’importo; in Comdata Care solo quest’anno si è arrivati all’accordo per un premio di produzione che è però solo formale, perchè di fatto sono state inserite così tante variabili a controllo univoco dell’azienda che non vi sarà mai una corresponsione sostanziale dell’importo.
•Hanno perso il diritto di parcheggiare l’auto nel parcheggio dell’azienda, diritto che avevano per contratto con Vodafone. Nonostante ci siano ampi parcheggi all’interno della Comdata Care, essi sono riservati agli impiegati e dirigenti. Pensate che si erano addirittura rifiutati di dare a due dipendenti disabili il parcheggio interno. Ne pagano le conseguenze soprattutto i dipendenti che lavorano nella sede di Milano dove la situazione è ancora più disastrosa, l’azienda è situata su una strada trafficatissima e pericolosa e il problema multe e rimozione auto è all’ordine del giorno.
•Hanno perso le azioni a cui tutti i dipendenti Vodafone avevano diritto.
•Hanno perso l’assicurazione sulla vita che era stata firmata invece nel contratto Vodafone.
•Hanno perso il diritto alla retribuzione maggiorata durante i giorni di lavoro festivi che ora vengono riconosciuti come giornate di lavoro feriale al contrario del contratto con Vodafone.
•Hanno perso la possibilità di recupero dei giorni di lavoro festivi che avevano per contratto con Vodafone
•Hanno perso il diritto di usufruire degli asili nido aziendali che avevano per contratto con Vodafone.
•Hanno perso il diritto alla navetta che Vodafone offriva e che Comdata Care offre nelle sedi delle altre città
•Hanno perso il diritto di agevolazioni sim fra dipendenti
•Hanno perso il diritto della tariffa sim dipendenti che veniva attivata ogni 6 mesi con Vodafone
•Hanno perso tutte le convenzioni aziendali previste dall’assunzione in Vodafone
•Hanno perso il diritto ai periodi di formazioni firmati nel contratto con Vodafone, quindi fine di una crescita professionale iniziata con Vodafone.
•Hanno perso la tranquillità del loro posto di lavoro, i dipendenti vengono sballottati e sfiancati con spostamenti improvvisi e continui
Insomma, un netto peggioramento delle condizioni lavorative che li sta portando allo sfiancamento e al licenziamento; analizzando tutti i punti, basta poco per capire che è tutta una tattica per sbarazzarsi dei dipendenti a tempo indeterminato.
L’azienda Comdata Care di Milano ha chiuso, la comunicazione della chiusura del sito è avvenuta il giorno successivo alla sentenza del Tribunale, i circa 100 dipendenti ex Vodafone in essa impiegati sono stati smistati in altre sedi del gruppo Comdata a gestire lavori di data entry per qualche mese. Hanno fatto firmare ai dipendenti una lettera di distacco con la quale si accetta il demansionamento e nella quale si evidenzia che al termine del distacco si farà ritorno nella propria sede….che nel frattempo verrà chiusa.
La commessa e le attività Vodafone residuali del territorio di Milano sono state destinate non si sa bene a chi, presumibilmente in Romania,dove sono state girate in subappalto (illecito) tante attività oggetto della cessione.
Gran parte delle attività cedute sono state subappaltate all’estero nonostante esista il divieto del subappalto sancito nell’accordo ministeriale di cessione.
Questa è la situazione che vige dal 2007 per i 914 dipendenti che Vodafone ha ceduto alla Comdata Care. Ma ci sono degli importanti aggiornamenti:
i dipendenti oggi non sono più 914, un centinaio circa sono stati invogliati a dimettersi. Gli altri, in parte gestiscono la commessa Vodafone per la quale sono stati ceduti, ma con sempre meno mansioni. Gli altri sono stati collocati su altre attività non acquisite dalla Comdata Care, ma di proprietà della Holding, e questo elemento non è da poco, vuol dire che questa società, creata ad hoc per la cessione e per la quale si erano spese grosse parole e promesse di crescita, da sola non regge un bel niente, non è in grado di stare sul mercato e rimarrà in piedi fino quando non sarà stato dismesso l’ultimo lavoratore.
Ancora oggi, a distanza di 3 anni, non è stato riconosciuto il secondo livello ai dipendenti. Dipendenti che non hanno più nessun diritto. Dipendenti parcheggiati in attesa della chiusura.
La Cgil non riesce o non vuole intervenire perchè non può ammettere che l’accordo di cessione sottoscritto e sbandierato ai 4 venti come avamposto della civiltà in tema di cessioni di ramo, in realtà non fornisce tutele al lavoratore.
Hanno prontamente firmato un accordo perché si indicava una garanzia occupazionale di 7 anni, e di questo elemento di garanzia il sindacato ne ha avuto un notevole ritorno d’immagine.
Si sono vantati di aver fornito ai lavoratori ceduti una tutela del posto di lavoro più lunga rispetto a quanto previsto dall’ articolo 2112 del Codice civile che in materia di cessioni di ramo prevede il mantenimento degli stessi diritti solo per 2 anni. In realtà, da documenti recuperati nel corso delle udienze, si è scoperto che Vodafone già in tempi lontani dalla cessione, parlava dell’operazione pensando ad un accordo per la durata della commessa pari a 7 anni.
Quindi, il sindacato non ha fatto altro che firmare ciò che l’azienda aveva già deciso da tempo di dare ai lavoratori, senza alcuna negoziazione e senza alcuna clausola effettiva di salvaguardia… viene quasi da pensare che si erano accordati segretamente, a beneficio di un ritorno d’immagine da entrambi le parti?
Nel corso delle manifestazioni organizzate dalla stessa Slc – Cgil, quest’ultima ha anche sponsorizzato, durante scioperi , magliette e cartelli con scritto “mamma in vendita”, questo vuol dire che il sindacato aveva verificato l’enorme percentuale di lavoratrici madri impattate da questa operazione senza tuttavia attuare alcun intervento per limitarne la portata. C’è da precisare che sono lavoratrici madri e non semplicemente donne, perché nei call center purtroppo la percentuale di presenza femminile è molto alta, diverso è il discorso delle lavoratrici madri.
In particolare per il territorio di Milano, nella causa in corso, le lavoratrici madri hanno chiesto l’intervento della consigliera regionale di parità che è intervenuta in giudizio con 2 suoi avvocati poiché nelle sue analisi preliminari ravvisò forti elementi di discriminazione nei confronti delle lavoratrici madri, molte delle quali erano appena rientrate in Vodafone dalla maternità e esternalizzate subito dopo. Nel suo ricorso dichiarò che in base ai dati in suo possesso, il numero delle lavoratrici madri in Vodafone, sul territorio di Milano, era fortemente diminuito dopo l’operazione di cessione.
La consigliera regionale, Sig.ra Maria Teresa Coppo Gavazzi é stata estromessa dal processo per un vizio di forma.
Nei giorni dell’intervento in giudizio della Consigliera, parliamo di Settembre-Ottobre 2009, Vodafone lancia e pubblicizza un progetto chiamato Monica che avrebbe la finalità di tutelare le neomamme e le mamme in attesa che si trovino in condizioni di difficoltà. La coincidenza temporale é scandalosa.
L’attività per la quali sono stati ceduti è stata tolta da subito, quindi della professionalità, tanto decantata all’atto dell’esternalizzazione, la nuova azienda non sa cosa farsene, era solo uno specchietto per le allodole usato dai dirigenti per mantenere la calma fra i dipendenti.
I dipendenti hanno più volte richiesto l’intervento del Sindacato pregandolo di fare qualcosa prima che fosse troppo tardi, prima di fare la fine di Wind, Eutelia, Telepost, ecc ecc ecc… ma nulla è stato fatto.
Voglio riportare una mail che mi è giunta da una dipendente ceduta, la dipendente che mi ha indirizzato sulle informazioni che ho riportato, voglio farvela leggere per farvi capire il loro stato d’animo e per chiedervi di dare loro voce, non lasciateli soli:
“Ciao Helene grazie per l’abbraccio resistente…lo apprezzo molto, anche tutto il lavoro che stai facendo per aiutarci a dare voce alla nostra situazione.
Troverai dei punti in più su ciò che hai scritto. Il fatto che vi siate presi carico di questa situazione e finalmente qualcuno ha avuto tanta pazienza da scrivere un articolo VERO senza bugie, ci riempie di gioia e finalmente non ci sentiamo più tanto soli.
Grazie ancora e se ho azzardato un po’ troppo scusa la mia veemenza ma le ferite che mi porto dietro da 3 anni sono difficili da far sparire. Io sono stata assunta in Vodafone nel 1996 praticamente allo start up della nuova società di telefonia che si chiamava Omnitel e faceva concorrenza alla Tim. Ho lavorato sodo, ho dato il cuore e l’anima perché ti facevano sentire parte di una grande famiglia, parte di un progetto bellissimo che aveva un motto :”quello che facciamo oggi gli altri lo faranno domani”.
Tutti i diritti acquisti con gli anni sono stato il frutto di un lavoro duro, di un lavoro di persone giovanissime che volevano fare grande un’azienda nuova, che contrastava un monopolio. E poi quando l’azienda è diventata grande, quando sono arrivati gli azionisti Esteri, quando il pensiero era solo guadagnare di più… ci hanno cacciato..il contratto a tempo indeterminato non valeva più. Forse è difficile capire la delusione, ma avevo 25 anni, un lavoro ottimo e ci credevo. Oggi voglio solo la giustizia, la verità
grazie per quello che fate, a te un grazie speciale.
Ceduta"
Helene Benedetti
Pubblicato dalla testata giornalistica Reportonline
Vodafone ha creato l’idea della famiglia felice con Totti ed Ilary, ma doveva licenziare 914 dipendenti così, per non macchiarsi la faccia causando una grave perdita d’ immagine, ha pensato bene di usare il metodo delle esternalizzazioni.
Vodafone ha ceduto i dipendenti ad una società creata ad hoc per le esternalizzazioni, la Comdata Care, una società creata dal nulla, oggi, a tre anni dalla cessione, il sito di Milano viene chiuso.
Il contratto di commessa con il quale vengono pagati i dipendenti prevede il subappalto a Comdata Spa, la holding di tutte le attività impattate dalla cessione. Quindi, la Comdata Care ha assunto i dipendenti, non è chiaro da quale società provengano gli stipendi visto che Comdata Care è sempre in perdita, e gli straordinari sono autorizzati e pagati da Vodafone, stando a quanto ha detto la dirigenza Comdata.
Un sistema di scatole cinesi che rende più facile il non trovare un responsabile della situazione.
I lavoratori continuano a svologere lo stesso lavoro che facevano prima di essere esternalizzati, vedono Vodafone come l’unica società che continua a tenere le fila della gestione. Comdata Care, come datore di lavoro, non ha nessun potere direttivo. E’ Vodafone che stabilisce le procedure da applicare, addirittura autorizza lo straordinario che Comdata Care deve concedere ai dipendenti.
E’ evidente che l’operazione di esternalizzazione creata da Vodafone ha la finalità di traghettare i lavoratori verso un licenziamento collettivo senza sporcarsi le mani.
Nel 2007 l’amministratore delegato Vodafone diceva che la cessione dei dipendenti all’azienda Comdata Care serviva per accrescere la professionalità degli stessi dipendenti e per creare nuovi posti lavoro.
Parole smentite dai fatti: della professionalità tanto pubblicizzata nessuno ha saputo cosa farsene visto che le attività sono state alienate quasi subito ai dipendenti ceduti e Comdata Care non è cresciuta di un solo posto di lavoro, anzi conta almeno 100 dipendenti in meno.
Oggi è evidente che il tutto serviva per licenziare il personale. Infatti, un documento agli atti dichiara proprio che c’è una specifica richiesta di diminuzione del personale ogni anno.
914 dipendenti assunti a tempo indeterminato dalla Vodafone ceduti all’azienda Comdata Care che non ha rispettato Il contratto che gli stessi avevano con Vodafone.
Dipendenti rispetto ai quali gran parte degli accordi di secondo livello non trova applicazione.
Questo è l’effetto più visibile delle operazioni di cessione di ramo in Italia: l’impoverimento immediato del lavoratore e la successiva perdita del posto di lavoro.
Vediamo cos’altro hanno perso questi 914 dipendenti:
Il contratto con Vodafone era a tempo indeterminato, come anche il contratto con Comdata Care, ma quest’ultima è un’azienda in continua perdita, un’azienda ben lontana dalla multinazionale Vodafone inglese che dichiarò 4 miliardi di utili l’anno della cessione nell’Aprile 2007, che dopo due mesi dalla cessione, nel Gennaio 2008 (Milano Finanza) staccò un assegno di 2,5 miliardi di euro alla capogruppo britannica, soldi italiani che vengono investiti all’estero mentre in Italia si esternalizza. Anche in questa situazione di crisi globale, la Vodafone, continua ad incrementare i suoi profitti.
Comdata Spa, così come Comdata Care, sono società che stanno in piedi per contratti di commesse mensili, semestrali o annuali. Sono società che non riconoscono i minimi diritti ai propri dipendenti, e per le quali il controllo a distanza è pane quotidiano. Sono aziende che fanno massiccio ricorso al lavoro interinale spremendo i ragazzi fino all’osso, rinnovandone il contratto a tempo determinato fino ed oltre il consentito, senza poi procedere a nessuna assunzione. Sono società che fanno continuo ricorso alla cassa integrazione, linea di demarcazione tra le aziende che usano la crisi come alibi per non pagare di tasca proprio gli stipendi per qualche mese e quelle che invece vi ricorrono per reale necessità , non sempre è cosi evidente.
La commessa Vodafone è di 7 anni, scadrà nel 2014. Se per quella data viene dichiarata la fine dei lavori senza alcun rinnovo di commessa, i 914 dipendenti ceduti si ritroveranno senza lavoro.
Ma anche se dovessero rinnovare la commessa dopo i 7 anni, non è assicurato il lavoro per i 914 dipendenti ceduti; Non c’è nessuno scritto che assicuri che il rinnovo della commessa nel 2014 sia accompagnato dal mantenimento dei lavoratori ceduti. La commessa è una cosa, i lavoratori un’altra.
La storia italiana ci dimostra che le cessioni di ramo d’azienda vengono usate fraudolentemente per fare licenziamenti, portando all’esasperazione i dipendenti che perdono tutti i diritti raggiunti con i contratti di secondo livello.
Le operazioni di cessione determinano all’inizio un impoverimento del lavoratore, successivamente la perdita dello stesso posto di lavoro.
Faccio l’esempio dei dipendenti Omnia ceduti da Wind, avevano un contratto a tempo indeterminato anche con l’azienda che li ha acquisiti (Omnia), invece dopo 2 anni l’azienda cessionaria, subito dopo le sentenze negative del giudice del tribunale di Monza che ha dato torto ai lavoratori, non ha pagato più gli stipendi. I lavoratori, dopo mesi di lotta, hanno accettato di essere ricollocati presso un’azienda terza con la metà di quello che avevano in Wind.
I dipendenti di Eutelia hanno fatto anche una fine peggiore.
Sono tutte storie italiane di cessioni di ramo d’azienda, potremmo andare avanti all’infinito con gli esempi, un fatto è certo, è lo stesso meccanismo attuato ora da Vodafone con Comdata Care.
Con Comdata Care, i dipendenti ceduti hanno perso anche il premio di produzione, che era frutto di accordo sindacale, scaduto l’anno dopo la cessione e prontamente riformulato in Vodafone con le parti sociali, aumentando addirittura l’importo; in Comdata Care solo quest’anno si è arrivati all’accordo per un premio di produzione che è però solo formale, perchè di fatto sono state inserite così tante variabili a controllo univoco dell’azienda che non vi sarà mai una corresponsione sostanziale dell’importo.
•Hanno perso il diritto di parcheggiare l’auto nel parcheggio dell’azienda, diritto che avevano per contratto con Vodafone. Nonostante ci siano ampi parcheggi all’interno della Comdata Care, essi sono riservati agli impiegati e dirigenti. Pensate che si erano addirittura rifiutati di dare a due dipendenti disabili il parcheggio interno. Ne pagano le conseguenze soprattutto i dipendenti che lavorano nella sede di Milano dove la situazione è ancora più disastrosa, l’azienda è situata su una strada trafficatissima e pericolosa e il problema multe e rimozione auto è all’ordine del giorno.
•Hanno perso le azioni a cui tutti i dipendenti Vodafone avevano diritto.
•Hanno perso l’assicurazione sulla vita che era stata firmata invece nel contratto Vodafone.
•Hanno perso il diritto alla retribuzione maggiorata durante i giorni di lavoro festivi che ora vengono riconosciuti come giornate di lavoro feriale al contrario del contratto con Vodafone.
•Hanno perso la possibilità di recupero dei giorni di lavoro festivi che avevano per contratto con Vodafone
•Hanno perso il diritto di usufruire degli asili nido aziendali che avevano per contratto con Vodafone.
•Hanno perso il diritto alla navetta che Vodafone offriva e che Comdata Care offre nelle sedi delle altre città
•Hanno perso il diritto di agevolazioni sim fra dipendenti
•Hanno perso il diritto della tariffa sim dipendenti che veniva attivata ogni 6 mesi con Vodafone
•Hanno perso tutte le convenzioni aziendali previste dall’assunzione in Vodafone
•Hanno perso il diritto ai periodi di formazioni firmati nel contratto con Vodafone, quindi fine di una crescita professionale iniziata con Vodafone.
•Hanno perso la tranquillità del loro posto di lavoro, i dipendenti vengono sballottati e sfiancati con spostamenti improvvisi e continui
Insomma, un netto peggioramento delle condizioni lavorative che li sta portando allo sfiancamento e al licenziamento; analizzando tutti i punti, basta poco per capire che è tutta una tattica per sbarazzarsi dei dipendenti a tempo indeterminato.
L’azienda Comdata Care di Milano ha chiuso, la comunicazione della chiusura del sito è avvenuta il giorno successivo alla sentenza del Tribunale, i circa 100 dipendenti ex Vodafone in essa impiegati sono stati smistati in altre sedi del gruppo Comdata a gestire lavori di data entry per qualche mese. Hanno fatto firmare ai dipendenti una lettera di distacco con la quale si accetta il demansionamento e nella quale si evidenzia che al termine del distacco si farà ritorno nella propria sede….che nel frattempo verrà chiusa.
La commessa e le attività Vodafone residuali del territorio di Milano sono state destinate non si sa bene a chi, presumibilmente in Romania,dove sono state girate in subappalto (illecito) tante attività oggetto della cessione.
Gran parte delle attività cedute sono state subappaltate all’estero nonostante esista il divieto del subappalto sancito nell’accordo ministeriale di cessione.
Questa è la situazione che vige dal 2007 per i 914 dipendenti che Vodafone ha ceduto alla Comdata Care. Ma ci sono degli importanti aggiornamenti:
i dipendenti oggi non sono più 914, un centinaio circa sono stati invogliati a dimettersi. Gli altri, in parte gestiscono la commessa Vodafone per la quale sono stati ceduti, ma con sempre meno mansioni. Gli altri sono stati collocati su altre attività non acquisite dalla Comdata Care, ma di proprietà della Holding, e questo elemento non è da poco, vuol dire che questa società, creata ad hoc per la cessione e per la quale si erano spese grosse parole e promesse di crescita, da sola non regge un bel niente, non è in grado di stare sul mercato e rimarrà in piedi fino quando non sarà stato dismesso l’ultimo lavoratore.
Ancora oggi, a distanza di 3 anni, non è stato riconosciuto il secondo livello ai dipendenti. Dipendenti che non hanno più nessun diritto. Dipendenti parcheggiati in attesa della chiusura.
La Cgil non riesce o non vuole intervenire perchè non può ammettere che l’accordo di cessione sottoscritto e sbandierato ai 4 venti come avamposto della civiltà in tema di cessioni di ramo, in realtà non fornisce tutele al lavoratore.
Hanno prontamente firmato un accordo perché si indicava una garanzia occupazionale di 7 anni, e di questo elemento di garanzia il sindacato ne ha avuto un notevole ritorno d’immagine.
Si sono vantati di aver fornito ai lavoratori ceduti una tutela del posto di lavoro più lunga rispetto a quanto previsto dall’ articolo 2112 del Codice civile che in materia di cessioni di ramo prevede il mantenimento degli stessi diritti solo per 2 anni. In realtà, da documenti recuperati nel corso delle udienze, si è scoperto che Vodafone già in tempi lontani dalla cessione, parlava dell’operazione pensando ad un accordo per la durata della commessa pari a 7 anni.
Quindi, il sindacato non ha fatto altro che firmare ciò che l’azienda aveva già deciso da tempo di dare ai lavoratori, senza alcuna negoziazione e senza alcuna clausola effettiva di salvaguardia… viene quasi da pensare che si erano accordati segretamente, a beneficio di un ritorno d’immagine da entrambi le parti?
Nel corso delle manifestazioni organizzate dalla stessa Slc – Cgil, quest’ultima ha anche sponsorizzato, durante scioperi , magliette e cartelli con scritto “mamma in vendita”, questo vuol dire che il sindacato aveva verificato l’enorme percentuale di lavoratrici madri impattate da questa operazione senza tuttavia attuare alcun intervento per limitarne la portata. C’è da precisare che sono lavoratrici madri e non semplicemente donne, perché nei call center purtroppo la percentuale di presenza femminile è molto alta, diverso è il discorso delle lavoratrici madri.
In particolare per il territorio di Milano, nella causa in corso, le lavoratrici madri hanno chiesto l’intervento della consigliera regionale di parità che è intervenuta in giudizio con 2 suoi avvocati poiché nelle sue analisi preliminari ravvisò forti elementi di discriminazione nei confronti delle lavoratrici madri, molte delle quali erano appena rientrate in Vodafone dalla maternità e esternalizzate subito dopo. Nel suo ricorso dichiarò che in base ai dati in suo possesso, il numero delle lavoratrici madri in Vodafone, sul territorio di Milano, era fortemente diminuito dopo l’operazione di cessione.
La consigliera regionale, Sig.ra Maria Teresa Coppo Gavazzi é stata estromessa dal processo per un vizio di forma.
Nei giorni dell’intervento in giudizio della Consigliera, parliamo di Settembre-Ottobre 2009, Vodafone lancia e pubblicizza un progetto chiamato Monica che avrebbe la finalità di tutelare le neomamme e le mamme in attesa che si trovino in condizioni di difficoltà. La coincidenza temporale é scandalosa.
L’attività per la quali sono stati ceduti è stata tolta da subito, quindi della professionalità, tanto decantata all’atto dell’esternalizzazione, la nuova azienda non sa cosa farsene, era solo uno specchietto per le allodole usato dai dirigenti per mantenere la calma fra i dipendenti.
I dipendenti hanno più volte richiesto l’intervento del Sindacato pregandolo di fare qualcosa prima che fosse troppo tardi, prima di fare la fine di Wind, Eutelia, Telepost, ecc ecc ecc… ma nulla è stato fatto.
Voglio riportare una mail che mi è giunta da una dipendente ceduta, la dipendente che mi ha indirizzato sulle informazioni che ho riportato, voglio farvela leggere per farvi capire il loro stato d’animo e per chiedervi di dare loro voce, non lasciateli soli:
“Ciao Helene grazie per l’abbraccio resistente…lo apprezzo molto, anche tutto il lavoro che stai facendo per aiutarci a dare voce alla nostra situazione.
Troverai dei punti in più su ciò che hai scritto. Il fatto che vi siate presi carico di questa situazione e finalmente qualcuno ha avuto tanta pazienza da scrivere un articolo VERO senza bugie, ci riempie di gioia e finalmente non ci sentiamo più tanto soli.
Grazie ancora e se ho azzardato un po’ troppo scusa la mia veemenza ma le ferite che mi porto dietro da 3 anni sono difficili da far sparire. Io sono stata assunta in Vodafone nel 1996 praticamente allo start up della nuova società di telefonia che si chiamava Omnitel e faceva concorrenza alla Tim. Ho lavorato sodo, ho dato il cuore e l’anima perché ti facevano sentire parte di una grande famiglia, parte di un progetto bellissimo che aveva un motto :”quello che facciamo oggi gli altri lo faranno domani”.
Tutti i diritti acquisti con gli anni sono stato il frutto di un lavoro duro, di un lavoro di persone giovanissime che volevano fare grande un’azienda nuova, che contrastava un monopolio. E poi quando l’azienda è diventata grande, quando sono arrivati gli azionisti Esteri, quando il pensiero era solo guadagnare di più… ci hanno cacciato..il contratto a tempo indeterminato non valeva più. Forse è difficile capire la delusione, ma avevo 25 anni, un lavoro ottimo e ci credevo. Oggi voglio solo la giustizia, la verità
grazie per quello che fate, a te un grazie speciale.
Ceduta"
Helene Benedetti
domenica 21 novembre 2010
Comunicato nazionale - In nome e per conto della Segreteria territoriale SLC-CGIL Roma Sud e del Comitato degli Iscritti SLC-CGIL
Roma, 17 novembre 2010
Il Coordinamento nazionale delle RSU SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL di Comdata Care, riunitosi a Roma il giorno 17 novembre, unitamente alle Segreterie nazionali e territoriali, esprime forte preoccupazione per le scelte operate in queste settimane dall’azienda. Pur ribadendo di non essere pregiudizialmente contrari all’ingresso in Comdata Care di altri committenti, le Segreterie Nazionali ed il Coordinamento ritengono che ciò debba avvenire nella piena trasparenza e nel rispetto degli accordi in atto. Quanto avvenuto nelle ultime settimane nelle sedi di Roma e Milano non risponde né a criteri di chiarezza e trasparenza né, cosa importante, può essere visto come un effettivo rafforzamento dell’azienda Comdata Care attraverso l’acquisizione di nuove commesse. Le commesse che dovrebbero lavorare i colleghi di Milano sono a tutti gli effetti commesse di Comdata SPA che verrebbero lavorate dai colleghi in regime di distacco; altrettanto poco chiaro è il motivo per il quale si continua a togliere postazioni di lavoro dalla sede di Roma.
Queste azioni non fanno altro che aumentare la confusione e l’incertezza fra i lavoratori.
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL chiedono che il management aziendale dia garanzie sul mantenimento del perimetro occupazionale e, cosa non secondaria, del perimetro fisico attuale dell’azienda. Da questi impegni imprescindibili Comdata Care deve partire per costruire un Piano industriale credibile e coerente.
Operazioni di ottimizzazione dei costi operativi devono avvenire nel pieno rispetto della dislocazione geografica attuale delle sedi Comdata Care e, soprattutto, della professionalità dei lavoratori.
Le scriventi Segreterie Nazionali ed il Coordinamento delle RSU chiedono un incontro urgente con l’azienda per verificarne le reali volontà e ritengono indispensabile calendarizzare, in tempi brevi, un aggiornamento del Tavolo Triangolare con Vodafone al fine di verificare lo stato dei rapporti con il committente anche alla luce delle ultime novità.
Le Segreterie Nazionali SLC-CGIL FISTel-CISL UILCOM-UIL
Il Coordinamento nazionale delle RSU SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL di Comdata Care, riunitosi a Roma il giorno 17 novembre, unitamente alle Segreterie nazionali e territoriali, esprime forte preoccupazione per le scelte operate in queste settimane dall’azienda. Pur ribadendo di non essere pregiudizialmente contrari all’ingresso in Comdata Care di altri committenti, le Segreterie Nazionali ed il Coordinamento ritengono che ciò debba avvenire nella piena trasparenza e nel rispetto degli accordi in atto. Quanto avvenuto nelle ultime settimane nelle sedi di Roma e Milano non risponde né a criteri di chiarezza e trasparenza né, cosa importante, può essere visto come un effettivo rafforzamento dell’azienda Comdata Care attraverso l’acquisizione di nuove commesse. Le commesse che dovrebbero lavorare i colleghi di Milano sono a tutti gli effetti commesse di Comdata SPA che verrebbero lavorate dai colleghi in regime di distacco; altrettanto poco chiaro è il motivo per il quale si continua a togliere postazioni di lavoro dalla sede di Roma.
Queste azioni non fanno altro che aumentare la confusione e l’incertezza fra i lavoratori.
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL chiedono che il management aziendale dia garanzie sul mantenimento del perimetro occupazionale e, cosa non secondaria, del perimetro fisico attuale dell’azienda. Da questi impegni imprescindibili Comdata Care deve partire per costruire un Piano industriale credibile e coerente.
Operazioni di ottimizzazione dei costi operativi devono avvenire nel pieno rispetto della dislocazione geografica attuale delle sedi Comdata Care e, soprattutto, della professionalità dei lavoratori.
Le scriventi Segreterie Nazionali ed il Coordinamento delle RSU chiedono un incontro urgente con l’azienda per verificarne le reali volontà e ritengono indispensabile calendarizzare, in tempi brevi, un aggiornamento del Tavolo Triangolare con Vodafone al fine di verificare lo stato dei rapporti con il committente anche alla luce delle ultime novità.
Le Segreterie Nazionali SLC-CGIL FISTel-CISL UILCOM-UIL
TELECOM : UTILI NETTI DOPO GLI ACCORDI SU AMMORTIZZATORI SOCIALI
Ciao a tutti,
di seguito un comunicato Cobas che vi invitiamo a leggere riguardante cio' che è da poco accaduto all'interno dell'azienda Telecom, giusto per meglio inquadrare la nostra situazione di dipendenti Comdata Care all'interno del mondo delle Telecomunicazioni a cui apparteniamo.
COORDINAMENTO COBAS COMDATA CARE
VERGOGNA!!
Telecom Italia continua a macinare utili sulle spalle di lavoratori e cittadini.
Appena incassato il REGALO di 3900 mobilità cosiddette volontarie (sottoscritte dalle OO.SS. CGIL-CISL-UIL-UGL-SNATER) e 29000 contratti di solidarietà +il rinnovo dei 1000 CdS del D.A. + 2343 CdS in SSC (sottoscritti da CGIL-CISL-UIL), Telecom Italia ha annunciato alla comunità finanziaria la decisa crescita degli utili aziendali.
E’ semplicemente scandaloso che un’azienda come Telecom Italia possa sfacciatamente aumentare i propri utili saccheggiando le CASSE PUBBLICHE e taglieggiando le retribuzioni dei propri dipendenti.
Ancora più scandaloso che ciò avvenga con il patrocinio del Governo, che dovrebbe vigilare affinché a beneficiare degli stanziamenti pubblici per gli ammortizzatori sociali siano le tante aziende e i tanti lavoratori che a seguito della crisi economica rischiano seriamente di collassare, oppure affinché tali fondi siano spesi in favore dei tanti lavoratori precari e/o disoccupati privi di un reddito sufficiente utile a sostenere se stessi e le
loro famiglie.
Ma è ancora più rivoltante che ciò sia possibile grazie alla complice acquiescenza delle OO.SS. firmatarie degli accordi per la mobilità cosiddetta volontaria e i contratti di solidarietà.
Grazie a tale operazione Telecom Italia risparmierà ogni anno oltre 200 milioni di euro.
Una cifra enorme che graverà sulle casse dell’INPS e sulle tasche dei lavoratori e delle lavoratrici in solidarietà, che servirà ad INGRASSARE ulteriormente, nel 2011 e 2012, i DIVIDENDI AGLI AZIONISITI E RETRIBUZIONI, PREMI, BUONUSCITE ELARGITE ALLA CASTA, I MANAGER E DIRIGENTI DELLA NOSTRA AZIENDA.
Sono oltre 10 anni che la categoria assiste impotente a tale saccheggio.
Bisogna impedire danni ulteriori. Invitiamo, per questo tutti e tutte a dare tempestivamente DISDETTA da tutte quelle organizzazioni sindacali che hanno deciso di fare tale regalo alla CASTA, in cambio di privilegi e
clientele in favore delle proprie strutture, per revocargli definitivamente il mandato a trattare.
COBAS TELECOM
di seguito un comunicato Cobas che vi invitiamo a leggere riguardante cio' che è da poco accaduto all'interno dell'azienda Telecom, giusto per meglio inquadrare la nostra situazione di dipendenti Comdata Care all'interno del mondo delle Telecomunicazioni a cui apparteniamo.
COORDINAMENTO COBAS COMDATA CARE
VERGOGNA!!
Telecom Italia continua a macinare utili sulle spalle di lavoratori e cittadini.
Appena incassato il REGALO di 3900 mobilità cosiddette volontarie (sottoscritte dalle OO.SS. CGIL-CISL-UIL-UGL-SNATER) e 29000 contratti di solidarietà +il rinnovo dei 1000 CdS del D.A. + 2343 CdS in SSC (sottoscritti da CGIL-CISL-UIL), Telecom Italia ha annunciato alla comunità finanziaria la decisa crescita degli utili aziendali.
E’ semplicemente scandaloso che un’azienda come Telecom Italia possa sfacciatamente aumentare i propri utili saccheggiando le CASSE PUBBLICHE e taglieggiando le retribuzioni dei propri dipendenti.
Ancora più scandaloso che ciò avvenga con il patrocinio del Governo, che dovrebbe vigilare affinché a beneficiare degli stanziamenti pubblici per gli ammortizzatori sociali siano le tante aziende e i tanti lavoratori che a seguito della crisi economica rischiano seriamente di collassare, oppure affinché tali fondi siano spesi in favore dei tanti lavoratori precari e/o disoccupati privi di un reddito sufficiente utile a sostenere se stessi e le
loro famiglie.
Ma è ancora più rivoltante che ciò sia possibile grazie alla complice acquiescenza delle OO.SS. firmatarie degli accordi per la mobilità cosiddetta volontaria e i contratti di solidarietà.
Grazie a tale operazione Telecom Italia risparmierà ogni anno oltre 200 milioni di euro.
Una cifra enorme che graverà sulle casse dell’INPS e sulle tasche dei lavoratori e delle lavoratrici in solidarietà, che servirà ad INGRASSARE ulteriormente, nel 2011 e 2012, i DIVIDENDI AGLI AZIONISITI E RETRIBUZIONI, PREMI, BUONUSCITE ELARGITE ALLA CASTA, I MANAGER E DIRIGENTI DELLA NOSTRA AZIENDA.
Sono oltre 10 anni che la categoria assiste impotente a tale saccheggio.
Bisogna impedire danni ulteriori. Invitiamo, per questo tutti e tutte a dare tempestivamente DISDETTA da tutte quelle organizzazioni sindacali che hanno deciso di fare tale regalo alla CASTA, in cambio di privilegi e
clientele in favore delle proprie strutture, per revocargli definitivamente il mandato a trattare.
COBAS TELECOM
lunedì 15 novembre 2010
L’autunno caldo di Comdata Care
Un saluto a tutti.
Come noto, le assemblee sindacali che si sono svolte nella sede di Comdata Care il 2 novembre 2010 hanno visto emergere la decisione della stragrande maggioranza dei lavoratori di non dare mandato alla propria delegazione (rsu e Slc-Cgil di Milano) a negoziare con la direzione aziendale un accordo riguardante la chiusura del sito Comdata Care, lo spostamento di tutti i lavoratori nella sede di Comdata S.p.A e l’impiego degli stessi su altre commesse gestite da Comdata S.p.A, con l’utilizzo della formula del distacco.
I Lavoratori di quella sede hanno espresso un NO deciso e importante ad uno scenario occupazionale ancora più precario di quello attuale.
L’Azienda Comdata Care infatti non avrebbe più sul sito di Milano alcuna commessa; cesserebbe di fatto di esistere una sede aziendale di Comdata Care Spa nata contestualmente alla cessione e formata da lavoratori all’epoca definiti specialisti nel gestire ben definite attivita’ di Vodafone, attivita’ e lavoratori a suo tempo individuati come ramo autonomo, proprio per poterli esternalizzare.
E quel lavoro specializzato? Che fine dovrebbe fare?
I lavoratori di Milano hanno scelto di considerare, come recita il comunicato della loro RSU il mantenimento dell’attività attuale prioritaria, rispetto a tutte le altre considerazioni.
I lavoratori di Milano hanno scelto di tornare a lottare, mettendo in atto tutte le iniziative sindacali e legali atte ad impedire che quest’ulteriore scempio delle loro vite lavorative venga compiuto, e sulla sede i rappresentanti sindacali hanno avviato lo stato di agitazione.
E nelle altre sedi?
Si potrebbe commettere l’errore di sentirsi dispiaciuti per i colleghi e pero’ starsene buoni perche’, almeno per ora, non e’ toccata a noi; si potrebbe commettere l’errore di pensarsi e mostrarsi solidali con la lotta
di questi colleghi, ritenendo pero’ appunto che si tratti della loro lotta:
sarebbero atteggiamenti e pensieri errati e poco lungimiranti.
In questo momento deve essere chiaro a tutti che e’ in discussione il NOSTRO posto di lavoro, che e’ necessario agire per difendere il NOSTRO posto di lavoro, per far sentire moltiplicato in tutte le sedi quel
fondamentale NO!
La chiusura della commessa Vodafone su Milano e’ l’ennesimo passo compiuto nella direzione del definitivo smantellamento del nostro posto di lavoro, e’ l’ennesimo pesante colpo inflitto alle residue speranze di mantenerlo: lo frazionano e lo portano via pezzo dopo pezzo, prendendoci a piccoli gruppi per renderci meno forti sperando e/o confidando nella mancanza di coesione.
E’ facile per l’Azienda immaginare e pensare che i lavoratori non direttamente toccati da questa decisione abbiano paura e scelgano l’immobilismo, e’ verosimile per l’Azienda confidare nel fatto che staremo bravi e tranquilli perche’ molti lavoratori ormai mettono in conto la fine di questo lavoro e hanno fatto propria la convinzione che siamo a termine, se va bene con data scadenza 2014, e che quindi ogni giorno che passa e’ un giorno guadagnato e che percio’ e’ meglio rimanere passivi anziche’ agitarsi perche’ il destino e’ segnato…
Ebbene noi pensiamo che aver perso il posto in Vodafone, aver perso la tranquillita’ lavorativa e di vita e aver perso salario sia gia’ abbastanza.
Non e’ piu’ tempo di continuare a pensare che si debba accettare qualunque cosa purche’ duri per un giorno, un mese o un anno in piu’ questo nuovo lavoro con condizioni tanto diverse e peggiori, non e’ piu’ tempo di continuare a pensare che non si possa provare ad arrestare questo processo di degrado e impoverimento. Non dobbiamo fare a nessuno il favore di morire lentamente e in silenzio, senza dare disturbo.
Questo Coordinamento COBAS Comdata Care non intende lasciar fare, ed e` per questo motivo che in concomitanza con gli eventi di Milano e Roma decidiamo di aprire nei confronti dell’Azienda le procedure di raffreddamento per una mobilitazione nazionale su tutte le sedi di Comdata Care.
Contestualmente avvieremo la richiesta di un tavolo di confronto presso il ministero del lavoro al fine di ridiscutere tutta la cessione Vodafone alla luce di questi nuovi sviluppi e di un tanto palese depauperamento del lavoro a soli tre anni dall’esternalizzazione.
In tutte le sedi in cui e` presente un COBAS avrete attraverso quei vostri riferimenti consueti aggiornamenti circa le evoluzioni della vicenda e le mobilitazioni messe in atto, per le altre sedi restiamo a disposizione di chi volesse contattarci anche attraverso quest’indirizzo di posta elettronica.
Coordinamento Cobas Comdata Care
Come noto, le assemblee sindacali che si sono svolte nella sede di Comdata Care il 2 novembre 2010 hanno visto emergere la decisione della stragrande maggioranza dei lavoratori di non dare mandato alla propria delegazione (rsu e Slc-Cgil di Milano) a negoziare con la direzione aziendale un accordo riguardante la chiusura del sito Comdata Care, lo spostamento di tutti i lavoratori nella sede di Comdata S.p.A e l’impiego degli stessi su altre commesse gestite da Comdata S.p.A, con l’utilizzo della formula del distacco.
I Lavoratori di quella sede hanno espresso un NO deciso e importante ad uno scenario occupazionale ancora più precario di quello attuale.
L’Azienda Comdata Care infatti non avrebbe più sul sito di Milano alcuna commessa; cesserebbe di fatto di esistere una sede aziendale di Comdata Care Spa nata contestualmente alla cessione e formata da lavoratori all’epoca definiti specialisti nel gestire ben definite attivita’ di Vodafone, attivita’ e lavoratori a suo tempo individuati come ramo autonomo, proprio per poterli esternalizzare.
E quel lavoro specializzato? Che fine dovrebbe fare?
I lavoratori di Milano hanno scelto di considerare, come recita il comunicato della loro RSU il mantenimento dell’attività attuale prioritaria, rispetto a tutte le altre considerazioni.
I lavoratori di Milano hanno scelto di tornare a lottare, mettendo in atto tutte le iniziative sindacali e legali atte ad impedire che quest’ulteriore scempio delle loro vite lavorative venga compiuto, e sulla sede i rappresentanti sindacali hanno avviato lo stato di agitazione.
E nelle altre sedi?
Si potrebbe commettere l’errore di sentirsi dispiaciuti per i colleghi e pero’ starsene buoni perche’, almeno per ora, non e’ toccata a noi; si potrebbe commettere l’errore di pensarsi e mostrarsi solidali con la lotta
di questi colleghi, ritenendo pero’ appunto che si tratti della loro lotta:
sarebbero atteggiamenti e pensieri errati e poco lungimiranti.
In questo momento deve essere chiaro a tutti che e’ in discussione il NOSTRO posto di lavoro, che e’ necessario agire per difendere il NOSTRO posto di lavoro, per far sentire moltiplicato in tutte le sedi quel
fondamentale NO!
La chiusura della commessa Vodafone su Milano e’ l’ennesimo passo compiuto nella direzione del definitivo smantellamento del nostro posto di lavoro, e’ l’ennesimo pesante colpo inflitto alle residue speranze di mantenerlo: lo frazionano e lo portano via pezzo dopo pezzo, prendendoci a piccoli gruppi per renderci meno forti sperando e/o confidando nella mancanza di coesione.
E’ facile per l’Azienda immaginare e pensare che i lavoratori non direttamente toccati da questa decisione abbiano paura e scelgano l’immobilismo, e’ verosimile per l’Azienda confidare nel fatto che staremo bravi e tranquilli perche’ molti lavoratori ormai mettono in conto la fine di questo lavoro e hanno fatto propria la convinzione che siamo a termine, se va bene con data scadenza 2014, e che quindi ogni giorno che passa e’ un giorno guadagnato e che percio’ e’ meglio rimanere passivi anziche’ agitarsi perche’ il destino e’ segnato…
Ebbene noi pensiamo che aver perso il posto in Vodafone, aver perso la tranquillita’ lavorativa e di vita e aver perso salario sia gia’ abbastanza.
Non e’ piu’ tempo di continuare a pensare che si debba accettare qualunque cosa purche’ duri per un giorno, un mese o un anno in piu’ questo nuovo lavoro con condizioni tanto diverse e peggiori, non e’ piu’ tempo di continuare a pensare che non si possa provare ad arrestare questo processo di degrado e impoverimento. Non dobbiamo fare a nessuno il favore di morire lentamente e in silenzio, senza dare disturbo.
Questo Coordinamento COBAS Comdata Care non intende lasciar fare, ed e` per questo motivo che in concomitanza con gli eventi di Milano e Roma decidiamo di aprire nei confronti dell’Azienda le procedure di raffreddamento per una mobilitazione nazionale su tutte le sedi di Comdata Care.
Contestualmente avvieremo la richiesta di un tavolo di confronto presso il ministero del lavoro al fine di ridiscutere tutta la cessione Vodafone alla luce di questi nuovi sviluppi e di un tanto palese depauperamento del lavoro a soli tre anni dall’esternalizzazione.
In tutte le sedi in cui e` presente un COBAS avrete attraverso quei vostri riferimenti consueti aggiornamenti circa le evoluzioni della vicenda e le mobilitazioni messe in atto, per le altre sedi restiamo a disposizione di chi volesse contattarci anche attraverso quest’indirizzo di posta elettronica.
Coordinamento Cobas Comdata Care
venerdì 12 novembre 2010
Incontro RSU-HR su postazioni dismesse
Buongiorno a tutti,
in data 5 novembre la RSU romana di Comdata Care si è incontrata con l'azienda per avere chiarimenti in merito alla situazione creatasi il 3 novembre circa la comunicazione della dismissione delle postazional secondo piano.
L'azienda ha informato la RSU che si tratta di 40 postazioni che saranno spostate nella sede Comdata Spa di Lecce.
Tale trasferimento, a detta dell'azienda, è da addebitarsi esclusivamente all'elevato costo di gestione (ed è già il secondo caso, vedi la chiusura della sede di Milano) che le postazioni inutilizzate producono.
La RSU ha chiesto di sapere se tale spostamento genera delle entrate riscontrabili a bilancio: Comdata Spa pagherà tali postazioni a Comdata Care, oppure non è previsto alcun esborso ed è forse plausibile immaginare uno sgravio sull'affitto del nostro stabile, che non viene pagato da tempo? A tale quesito l'azienda si è impegnata a fornirci un riscontro.
Ci teniamo fermamente a precisare che il fatto di avere un introito monetario da tale operazione non rende comunque giustificabile lo spostamento, ma se non altro si potrà vantare una voce in attivo nel nostro bilancio poco edificante.
Le postazioni spostate a Lecce veranno utilizzate per la gestione inbound e backoffice 190 e ci è stato comunicato che le attività di credito tolte da Milano non verranno passate a Lecce ed è ancora da definire l'eventuale redistribuzione delle stesse in altri siti.
Altro tema correlato affrontato, e di primaria importanza, è qello legato al numero di position disponibili in relazione al numero di lavoratori in operativo. Secondo l'azienda le postazioni sono commisurate alla media del personale in operativo considerando anche la percentuale di assenza giornaliera (sono state aggiunte 5
postazioni in sala formazione che ci è stato comunicato essere già cablate ed utilizzabili mentre questa mattina abbiamo potuto verificare essere mancanti di telefoni e strong).
Come RSU troviamo quantomeno singolare che l'azienda focalizzi negativamente il dato delle assenze quando si parla di produttività e qualità, mentre lo prende in considerazione a suo "vantaggio" quando si tratta di smantellare 40 position.
La nostra domanda è: e se il dato delle assenze dovesse tendere a ridimensionarsi, le persone dove troverebbero posto? Ci troveremmo a guardare fuori dalla finestra....
Tale supposizione ha avuto conferma nella giornata di oggi 8 novembre dove addirittura l'azienda è ricorsa in extremis ad una riunione di team per poter liberare delle postazioni e consentire, quindi, ai lavoratori che sono rimasti in piedi, di svolgere la propria regolare attività.
Ci sentiamo di dire che siamo alle comiche finali!
Addirittura, adesso, è l'azienda ad inficiare la nostra produttività non consentendoci di svolgere regolarmente il nostro lavoro!!!!
Non soltanto a noi rep ma anche ai tl in quanto per liberare delle position si sono trovati costretti a non poter lavorare loro o ad essere in più persone su un unico pc!
Ricordiamo, inoltre, all'azienda che esistono delle distanze di sicurezza previste tra una postazione di lavoro e l'altra e per il passaggio nei corridoi!
Conseguentemente a questa situazione è da prendere in seria considerazione la turnistica.
Siamo state informate che i turni verranno emessi tenendo conto delle postazioni/presenze, visto che la fascia oraria più critica è 12-13 e coincide con tutti i turni part-time e full-time di chi ha un orario mattutino o centrale. A seguito di ciò, potranno essere rimodulati i turni full time (i part time hanno delle fasce orarie
contrattualizzate che non possono prevedere variazioni) per evitare troppa concentrazione in quella fascia oraria.
E' ovvio che l'azienda ha facoltà di gestire la turnistica in modo tale da garantire la copertura di tutta la giornata ma abbiamo richiesto che, oltre ad assegnare più turni pomeridiani, per venire anche incontro ai lavoratori venga presa nuovamente in considerazione la possibilità di avere turni per i full time a partire dalle 8 di mattina (visto anche che i contatti outbound possono essere fatti a partire da quell'orario). Sicuramente la fascia oraria critica non subirebbe sostanziali modifiche, ma diminuirebbe l'arco temporale di "parcheggio" in position temporanee.
In merito a quest'ultimo tema vi invitiamo a metterci al corrente di eventuali anomalie che doveste riscontrare sulla prossima turnistica in emissione lunedì 8 novembre e chiediamo all'azienda di rispettare le direttive comunicate circa gli orari del reparto credito (8 - 20 e 8 - 16 il sabato) e quindi a non richiedere in futuro ai lavoratori di fare un turno che preveda l'uscita dopo le ore 20 (anche se solo su base volontaria).
A margine di questi temi abbiamo affrontato altri argomenti che vi illustriamo brevemente:
- la frequente loggatura: è legata esclusivamente ad un alto volume di service order sul mondo consumer e small business e non è correlata con la chiusura della commessa Vodafone a Milano.
- sicurezza sul lavoro: abbiamo richiesto nuovamente che venga fatta la prova di evacuazione in caso di emergenza e che vengano nominati gli addetti all'emergenza (ed aggiornati i pannelli informativi presenti nei locali aziendali).
- manutenzione interna: è stata richiesta la sistemazione dei pannelli mancanti nel soffitto del terzo piano e la riparazione della porta di ingresso al bagno degli uomini sempre al terzo piano.
Come RSU di Roma aspettiamo risposte concrete dall'azienda in merito a questi temi, ma principalmente sulle nostre garanzie occupazionali future. Mai come oggi ci sentiamo privati della nostra sedia e ci auguriamo che, oltre alla rigidità annunciata per chi viola le norme aziendali (vedi fotocopie e stampe personali, internet, pause), l'azienda si adoperi concretamente per non sfiduciare ulteriormente i lavoratori.
Ci teniamo anche a ribadire la nostra più ferma solidarietà ai colleghi di Milano che oltre a non avere più la sedia, non hanno più nè la commessa per la quale sono stati coattamente ceduti (unica garanzia occupazionale reale), nè una prospettiva di lavoro futuro.
RSU Comdata Care Roma
in data 5 novembre la RSU romana di Comdata Care si è incontrata con l'azienda per avere chiarimenti in merito alla situazione creatasi il 3 novembre circa la comunicazione della dismissione delle postazional secondo piano.
L'azienda ha informato la RSU che si tratta di 40 postazioni che saranno spostate nella sede Comdata Spa di Lecce.
Tale trasferimento, a detta dell'azienda, è da addebitarsi esclusivamente all'elevato costo di gestione (ed è già il secondo caso, vedi la chiusura della sede di Milano) che le postazioni inutilizzate producono.
La RSU ha chiesto di sapere se tale spostamento genera delle entrate riscontrabili a bilancio: Comdata Spa pagherà tali postazioni a Comdata Care, oppure non è previsto alcun esborso ed è forse plausibile immaginare uno sgravio sull'affitto del nostro stabile, che non viene pagato da tempo? A tale quesito l'azienda si è impegnata a fornirci un riscontro.
Ci teniamo fermamente a precisare che il fatto di avere un introito monetario da tale operazione non rende comunque giustificabile lo spostamento, ma se non altro si potrà vantare una voce in attivo nel nostro bilancio poco edificante.
Le postazioni spostate a Lecce veranno utilizzate per la gestione inbound e backoffice 190 e ci è stato comunicato che le attività di credito tolte da Milano non verranno passate a Lecce ed è ancora da definire l'eventuale redistribuzione delle stesse in altri siti.
Altro tema correlato affrontato, e di primaria importanza, è qello legato al numero di position disponibili in relazione al numero di lavoratori in operativo. Secondo l'azienda le postazioni sono commisurate alla media del personale in operativo considerando anche la percentuale di assenza giornaliera (sono state aggiunte 5
postazioni in sala formazione che ci è stato comunicato essere già cablate ed utilizzabili mentre questa mattina abbiamo potuto verificare essere mancanti di telefoni e strong).
Come RSU troviamo quantomeno singolare che l'azienda focalizzi negativamente il dato delle assenze quando si parla di produttività e qualità, mentre lo prende in considerazione a suo "vantaggio" quando si tratta di smantellare 40 position.
La nostra domanda è: e se il dato delle assenze dovesse tendere a ridimensionarsi, le persone dove troverebbero posto? Ci troveremmo a guardare fuori dalla finestra....
Tale supposizione ha avuto conferma nella giornata di oggi 8 novembre dove addirittura l'azienda è ricorsa in extremis ad una riunione di team per poter liberare delle postazioni e consentire, quindi, ai lavoratori che sono rimasti in piedi, di svolgere la propria regolare attività.
Ci sentiamo di dire che siamo alle comiche finali!
Addirittura, adesso, è l'azienda ad inficiare la nostra produttività non consentendoci di svolgere regolarmente il nostro lavoro!!!!
Non soltanto a noi rep ma anche ai tl in quanto per liberare delle position si sono trovati costretti a non poter lavorare loro o ad essere in più persone su un unico pc!
Ricordiamo, inoltre, all'azienda che esistono delle distanze di sicurezza previste tra una postazione di lavoro e l'altra e per il passaggio nei corridoi!
Conseguentemente a questa situazione è da prendere in seria considerazione la turnistica.
Siamo state informate che i turni verranno emessi tenendo conto delle postazioni/presenze, visto che la fascia oraria più critica è 12-13 e coincide con tutti i turni part-time e full-time di chi ha un orario mattutino o centrale. A seguito di ciò, potranno essere rimodulati i turni full time (i part time hanno delle fasce orarie
contrattualizzate che non possono prevedere variazioni) per evitare troppa concentrazione in quella fascia oraria.
E' ovvio che l'azienda ha facoltà di gestire la turnistica in modo tale da garantire la copertura di tutta la giornata ma abbiamo richiesto che, oltre ad assegnare più turni pomeridiani, per venire anche incontro ai lavoratori venga presa nuovamente in considerazione la possibilità di avere turni per i full time a partire dalle 8 di mattina (visto anche che i contatti outbound possono essere fatti a partire da quell'orario). Sicuramente la fascia oraria critica non subirebbe sostanziali modifiche, ma diminuirebbe l'arco temporale di "parcheggio" in position temporanee.
In merito a quest'ultimo tema vi invitiamo a metterci al corrente di eventuali anomalie che doveste riscontrare sulla prossima turnistica in emissione lunedì 8 novembre e chiediamo all'azienda di rispettare le direttive comunicate circa gli orari del reparto credito (8 - 20 e 8 - 16 il sabato) e quindi a non richiedere in futuro ai lavoratori di fare un turno che preveda l'uscita dopo le ore 20 (anche se solo su base volontaria).
A margine di questi temi abbiamo affrontato altri argomenti che vi illustriamo brevemente:
- la frequente loggatura: è legata esclusivamente ad un alto volume di service order sul mondo consumer e small business e non è correlata con la chiusura della commessa Vodafone a Milano.
- sicurezza sul lavoro: abbiamo richiesto nuovamente che venga fatta la prova di evacuazione in caso di emergenza e che vengano nominati gli addetti all'emergenza (ed aggiornati i pannelli informativi presenti nei locali aziendali).
- manutenzione interna: è stata richiesta la sistemazione dei pannelli mancanti nel soffitto del terzo piano e la riparazione della porta di ingresso al bagno degli uomini sempre al terzo piano.
Come RSU di Roma aspettiamo risposte concrete dall'azienda in merito a questi temi, ma principalmente sulle nostre garanzie occupazionali future. Mai come oggi ci sentiamo privati della nostra sedia e ci auguriamo che, oltre alla rigidità annunciata per chi viola le norme aziendali (vedi fotocopie e stampe personali, internet, pause), l'azienda si adoperi concretamente per non sfiduciare ulteriormente i lavoratori.
Ci teniamo anche a ribadire la nostra più ferma solidarietà ai colleghi di Milano che oltre a non avere più la sedia, non hanno più nè la commessa per la quale sono stati coattamente ceduti (unica garanzia occupazionale reale), nè una prospettiva di lavoro futuro.
RSU Comdata Care Roma
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