sabato 29 dicembre 2007

L'avete firmato già tutti?


Oltre all'importante firma da apporre per la petizione del 2112 proposta da Sergio Zannutto (banner a destra), volevo sottolineare l'importanza di sottoscrivere la richiesta del referendum banalmente chiamato "contro la precarietà".
Riporto per chiarezza il manifesto, per la firma basta andare QUI

Per l’attuazione dei referendum contro la precarietà e per la democrazia sindacale

I firmatari del presente appello, considerando la precarietà uno dei peggiori mali della nostra società che impedisce a giovani e meno giovani di costruirsi un futuro, che riduce certezze e diritti, che ostacola qualsiasi possibilità di cambiamento in positivo della società civile, che affossa la solidarietà e la giustizia sociale, ritengono opportuno accompagnare alle mobilitazioni ed alle lotte che si sono messe in atto sino ad oggi e che sicuramente continueranno nel prossimo futuro, uno strumento democratico e di massa come il Referendum abrogativo.

Una ipotesi aperta che, partendo dalle Legge 30 e dalla Legge 276 relative ai lavori atipici e passando alla Legge 368 che regola specificatamente i contratti a tempo determinato, vada ad intercettare anche la richiesta diffusa di maggiore democrazia sindacale attraverso l'abrogazione parziale dell'Art. 19 dello Statuto dei Lavoratori, nella parte che discrimina le organizzazioni sindacali non firmatarie di contratto, eliminando un assurdo giuridico e politico che ha messo nelle mani dei datori di lavoro il riconoscimento della controparte sindacale.

Il 16 Ottobre alcuni giuslavoristi e alcuni precari e rappresentanti sindacali di base hanno depositato in cassazione tre quesiti referendari sul lavoro precario e sulla democrazia sindacale nei posti di lavoro. I quesiti sono finalizzati ad eliminare le maggiori storture del mercato del lavoro presenti nell'attuale legislazione ed a ripristinare la democrazia sindacale.

- abrogazione totale della Legge 30 e del decreto legislativo di attuazione 276 del 2003;
- abrogazione parziale del Decreto Legislativo 368 del 2001 sui contratti a tempo determinato.
- abolizione delle parole: nell'ambito delle organizzazioni sindacali che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell'unità produttiva; dell'art. 19 della Legge 300/70.


I firmatari del presente appello sostengono il Comitato Promotore che non si ritiene il detentore unico dei quesiti referendari depositati,considerandoli una proposta aperta a modifiche, ampliamenti ed integrazioni.

http://www.bastaprecarieta.org/

venerdì 28 dicembre 2007

CASO WIND

La vergognosa ipotesi di accordo è stata bocciata dalle assemblee dei lavoratori che hanno dimostrato di avere dignità.

Bravi ragazzi.

Mi chiedo... ma ci rendiamo conto di chi sono i nostri ministri?
Come si possono di fatto avallare certe strategie aziendali?

Ometto, non a caso ma solo per disgusto, ogni qualsivoglia commento sui sindacati che l'hanno siglato.... ho avuto un nauseante dejà vu.

mercoledì 26 dicembre 2007

27 dicembre: sciopero Comdata (dal blog esternalizzati.ilbello.com


Comdata: Proclamate 8 ore di sciopero sulle sedi di Torino, Ivrea, Scarmagno, Asti, La Spezia e Olbia, con presidio all’ingresso
A fronte dell’ interruzione della trattativa sul secondo livello di contrattazione
(24 dicembre 2007)

Inaspettata la rottura delle trattative in COMDATA S.p.a dopo un anno di attento e consapevole lavoro svolto dal Sindacato e dai lavoratori tutti, confermato da un accordo sulle stabilizzazioni che ci aveva fatto ben sperare per il percorso successivo.
Comdata, nota per la recente acquisizione del ramo di Vodafone S.p.a, che ha coinvolto 914 lavoratori destando preoccupazione per il mantenimento delle condizioni economiche, contrattuali e forte attenzione alla stabilità occupazionale degli stessi; Comdata che ha risposto a queste preoccupazioni ribadendo la centralità del “valore dell’uomo” nella propria politica aziendale e che ha fornito grandi rassicurazioni sul solido profilo economico in costante e forte crescita.
Valore dell’uomo e crescita di fatturato: queste sono le basi che sono venute a mancare durante l’ultima fase di trattative che andavano delineando la distribuzione di parte degli utili ai lavoratori ( p.d.r.), i passaggi inquadramentali e i buoni pasto come temi principali.
Comdata ha detto NO. Ha detto no a tutte le richieste onerose annunciando che “non c’è torta da dividere” rinnegando dunque, quanto poco meno di due mesi fa, in occasione dell’acquisizione del ramo Vodafone, era diventata la base delle rassicurazioni date ai lavoratori.
Comdata e l’Unione Industriali di Torino, dichiarando di non avere intenzione di “trattare con le RSU”, hanno chiuso il dialogo con la delegazione sindacale. Rinnegando la loro rappresentatività, rifiutandosi di ascoltare le migliaia di lavoratori che da anni permettono all’Azienda di crescere in modo esponenziale; gli stessi lavoratori che portano i profitti all’interno della stessa che vanno a coprire i costi degli investimenti e delle acquisizioni e si trovano costretti a vivere con 900 euro al mese.
A fronte di questa situazione INACCETTABILE, le RSU/RSA proclamano uno sciopero di 8 ore per il giorno 27 dicembre 2007 con relativo presidio davanti all’ingresso di ogni sede, auspicando la massima partecipazione dei lavoratori e l’attenzione degli organi di stampa che tanto hanno seguito la vicenda Comdata-Vodafone degli ultimi mesi.
presidio su Torino, Via Carlo Alberto, 22 dalle 8 alle 18presidio su Ivrea, Via Jervis, 77 dalle 8 alle 18presidio su Asti, Via Guerra, .5 dalle ore 6.00 alle ore 18.00
18.12.2007
Le RSU/RSA Comdata

sabato 22 dicembre 2007

Buon Natale!


Auguri di Buone Feste a tutti i colleghi esternalizzati e non e alle vostre famiglie!


Il Cets


"Italia, addio giorni di gloria" (da TGCom)

Il Times boccia il nostro Paese

"I giorni di gloria sono finiti e l'Italia si appresta a diventare vecchia e povera". E' il giudizio impietoso che il Times dà del nostro Paese, spiegando che "gli standard di vita sono caduti dietro quelli della Spagna e i politici sono vecchi e stanchi" e quindi "adesso i tristi italiani pensano che il loro futuro sia orribile". Ma per Luca Cordero di Montezemolo, interpellato dal giornale britannico, "al di là del malessere diffuso, la speranza c'è".
Secondo il quotidiano inglese ''c'è un senso di angoscia nazionale in Italia in questo scorcio di 2007'' in cui ''per la prima volta la Spagna ha superato l'Italia in termini di standard di vita'' e in cui si sente ''sul collo il fiato della Grecia''. Il problema, dice il Times, non riguarda solo prezzi e salari, con un mood che ''raggiunge il cuore del dibattito dell'Italia con se stessa sulla propria anima e identita'''. Nessun profeta in patriaGli italiani, con Fabio Capello ct della nazionale inglese e Carla Bruni ''che ha conquistato il cuore del presidente francese'' stanno ricoprendo ruoli importanti nel mondo, tuttavia, in patria, ''sono consumati da un senso di declino nazionale''. In particolare, la sensazione è che ''il passato è la gloria dell'Italia, ma ne è anche la sua prigione, con la politica e l'economia dominate da una gerontocrazia, mentre gli imprenditori e i politici più giovani sono tenuti a freno''. Arte in crisi, politica vecchiaA giudizio del quotidiano anche l'arte fa fatica: ''Sebbene - si legge nell'articolo - ci siano buoni registi, non c'è nessuno che possa essere paragonato a Fellini o Visconti, e Monica Bellucci, con tutta la sua bellezza, non è Sofia Loren (e in ogni caso vive a Parigi)''. Prendendo spunto dal libro "La Casta", il Times si sofferma poi sugli sprechi della politica, con ''il Quirinale che costa quattro volte quanto Buckingham Palace'' e sottolinea le criticità del mondo del lavoro dove ''prevale una mentalita' di lavoro per tutta la vita'', con posti assegnati ''non sul merito ma attraverso una rete di favori reciproci e legami familiari noti come 'raccomandazione' (in italiano, ndr)'' e con scioperi a ripetizione. ''Perfino il nucleo familiare italiano - continua il Times - una volta baluardo (con la Chiesa Cattolica) della societa' italiana, e' in declino, con un aumento dei tassi di divorzio, una bassa natalita' e l'incremento dei genitori single'', anche se la famiglia ''continua a rappresentare un rifugio per i giovani italiani''. Povera ItaliaIl quotidiano punta poi il dito sulla povertàdelle famiglie (11%), i costi dell'energia, la forza dell'euro che colpisce l'industria del lusso e la concorrenza dall'Asia sul tessile. Il risultato, conclude il Times citando la ricerca dell'Università di Cambridge, ''è che gli italiani sono i meno felici d'Europa'', anche se ''c'è una speranza'': ''In Sicilia - ricorda il quotidiano - il potere invalidante della mafia è finalmente contrastato dagli imprenditori, quasi tutti quarantenni con esperienza in campo europeo, che rischiano la vita rifiutandosi di pagare il pizzo''.

mercoledì 19 dicembre 2007

Thyssen, morto sesto operaio (da TGCom)


Rosario Rodinò aveva 26 anni
Non ce l'ha fatta nemmeno Rosario Rodinò. L'operaio di 26 anni, rimasto gravemente ferito nell'incendio scoppiato all'acciaieria ThyssenKrupp di Torino e ricoverato presso il reparto grandi ustionati dell'ospedale Villa Scassi di Genova, è morto. A darne notizia è la direzione sanitaria del nosocomio. E' la sesta vittima del rogo nell'acciaieria torinese. Il giovane aveva ustioni sul novanta per cento del corpo.
Il rogo si era sviluppato nella notte fra il 5 e il 6 dicembre scorso nello stabilimento torinese della multinazionale. Il nome di Rodinò si va aggiungere alla lista che già annovera Antonio Schiavone, 36 anni, Roberto Scola (23), Angelo Laurino (43), Bruno Santino (26) e Rocco Marzo (54), che è deceduto domenica scorsa. Resta ricoverato in gravissime condizioni un settimo operaio, il ventiseienne Giuseppe Demasi. Accertate le cause dell'incendio, la procura di Torino sta cercando di definire le responsabilità. Per ora gli indagati sono tre, ma alla luce di quanto sta emergendo, il quadro potrebbe essere modificato. I magistrati contano di chiudere le indagini entro la fine di gennaio.Torino, tensione al funerale di Rocco MarzoIntanto si sono svolti a Torino, nella parrocchia di San Giovanni Maria Vianney nel quartiere di Mirafiori sud, i funerali di Rocco Marzo, il quinto operaio morto nel rogo del 6 dicembre. Tensione durante le esequie con Ciro Argentino, sindacalista della Fiom e compagno di lavoro delle vittime, che ha stracciato il nastro che cingeva la corona inviata dall'azienda e ha urlato ai dirigenti che entravano in chiesa (c'era anche l'amministratore delegato, Harald Espenhahn): ''Avete le mani sporche di sangue''. La funzione funebre è stata officiata dall'arcivescovo di Torino, cardinale Severino Poletto, e concelebrata, fra gli altri, da don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele. In chiesa la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, il sindaco e il presidente della Provincia di Torino, Sergio Chiamparino e Antonio Saitta. Il cardinale è apparso molto commosso, anche perché era giunta notizia della sesta vittima deceduta nell'ospedale di Genova: ''La solidarietà della città è grande, anche l'azienda si è unita nella solidarietà, ma non basta. Serve un sussulto. Solo ieri in Italia sono morti altri 5 operai. Quella della sicurezza sul lavoro è un'emergenza nazionale''.

martedì 18 dicembre 2007

Incidenti lavoro: luci al Colosseo


(ANSA)-ROMA, 18 DIC -Il Colosseo e' stato illuminato in solidarieta' delle vittime sul lavoro, l'iniziativa e' stata organizzata da Cgil, Cisl e Uil di Roma e Lazio. Hanno partecipato anche il sindaco di Roma, Walter Veltroni, e i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Ai piedi del Colosseo, dalla parte che guarda verso l'Arco di Costantino, e' stato esposto uno striscione con la scritta 'Mai piu''. Circa 200 persone partecipano alla fiaccolata.
Venerdì 7 dicembre 2007Comunicato dei Segretari Generali Nazionali di CGIL, CISL, UIL (tratto da Vodafone People):
I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti lanciano l'allarme dopo gli ultimi morti sul lavoro. ''Non è più tollerabile questo continuo stillicidio, ognuno deve assumersi le proprie responsabilità''.A partire da lunedì, quando Torino si fermerà, i segretari generali chiamano il mondo del lavoro a tre giorni di lutto e invitano i lavoratori ad esprimere sui luoghi di lavoro la propria partecipazione al cordoglio con un segno visibile, una fascia nera al braccio.Nei prossimi giorni Cgil, Cisl e Uil promuoveranno importanti iniziative per la sicurezza, affinchè questa strage finalmente si arresti.***I dati della strage resi pubblici il 09/12/2007:da lunedì 1 gennaio a sabato 8 dicembre 2007, sono morte sul lavoro... 984 Persone,e la strage continua.


Tratto dal nr. 55 del mensile "Valori"

Tradito due volte (di Federica Fusco)


Il taglio dei rami secchi non risparmia nemmeno l’inventore degli sms solidali: è uno dei 914 esternalizzati.

FRANCESCO FORASTIERE LAVORAVA AL CALL CENTER VODAFONE di Roma.
Oggi continua a gestire i contratti dei clienti della compagnia telefonica, ma come dipendente
della Comdata.
È uno dei 914 esternalizzati. Con un dettaglio in più. Perché la sua storia è diversa dalle altre?
Perché sono stato tradito due volte. Come tutti gli esternalizzati, sono stato “ceduto” a un’altra azienda più piccola, con meno garanzie e meno certezze. In più non è stato minimamente considerato quello che ho dato a Vodafone.
A che cosa si riferisce?
Nel 2000 ho avuto un’idea per un servizio da lanciare: un sms per fare beneficenza. Ne ho parlato con i team leader, ho inviato una email all’amministrazione e ho usato il canale di comunicazione “Fai sentire la tua idea” che dava ai dipendenti la possibilità di esprimere
suggerimenti e pareri. Nel 2002 ho visto la mia intuizione diventare realtà. In occasione del tragico crollo della scuola elementare di San Giuliano, il Tg5 lanciò insieme a Vodafone la possibilità di donare un euro inviando un sms. In pochissimi giorni furono raccolti tre milioni.
E l’azienda ha riconosciuto il suo contributo?
Non in modo ufficiale, né in termini economici. Ma il 16 Giugno 2005, durante il “Focus on us”, momento di confronto tra dipendenti e dirigenti Vodafone, l’amministratore delegato Pietro Guindani ha riconosciuto la mia paternità sull’sms solidale, divisa con altre due persone. Quella che era nata come Omnitel è diventata un’azienda leader a livello internazionale anche grazie al lavoro dei suoi dipendenti. Ora però pare essersene dimenticata. .
Tradito due volte.

Toc toc... c'è nessuno in casa??? (4)

Dopo 19 giorni il "varco" sul soffitto è stato chiuso e sigillato.
Grazie per il pronto intervento, ma visto che siamo quasi sotto le feste potevamo lasciare ancora per un pò il cielo in una stanza, affinchè Babbo Natale e la Befana potessero usufruire del varco già aperto!

domenica 16 dicembre 2007

Cartella sanitaria e di rischio lavorativo

Ieri mi è stata recapitata la documentazione relativa alla mia condizione sanitaria controllata, verificata e certificata in questi anni dalla ns vecchia azienda.
Ho avuto questa sensazione.....un' ulteriore conferma del calcio nel fondoschiena che abbiamo ricevuto con l'esternalizzazione.
Mi viene da ridere a leggere l'esito delle PSEUDO visite che viene riportato nella cartella.....l'incontro con un medico che ti batte con il martelletto sulle ginocchia per verifichare i riflessi, che ti fa fare 2 piegamenti per appurare lo stato di elasticità fisica, che ti chiede "Accusa qualche disturbo?"...può essere considerato tutto ciò alla stregua di una visita medica?!
Eppure il plico consegnatomi è di notevoli dimensioni; dimensioni che racchiudono un vuoto....il vuoto dovuto alla mancanza di considerazione, di rispetto, di stima che questa azienda, nata e cresciuta, grazie a noi, semplici e motivati lavoratori, si è "dimenticata" di riempire!
E' stata capace di farci accumulare delusioni su delusioni senza adottare uno stile di comunicazione adeguato e d'obbligo per chi gestisce delle persone e non solo dei numeri!
"Cara vecchia azienda" non voglio più sentir parlare di te, se hai ancora cose da inviarci...strappale, bruciale, buttale, ma fammi un favore....SPARISCI!

La Regina

mercoledì 12 dicembre 2007

Tratto dal nr. 55 del mensile "Valori"

Mamme Vodafone in vendita. Solo una coincidenza?

Ceduta a Comdata una fetta della compagnia telefonica e il 10% del personale. I lavoratori temono di restare a casa. I sindacati ottengono qualche garanzia. Le dipendenti donne accusano: «Hanno voluto farci fuori». L’azienda smentisce sdegnata. Ma, intanto, il 50% delle lavoratrici colpite a Milano sono mamme da meno di tre anni.

ERA UN VENERDÌ COME UN ALTRO, il 14 settembre a Milano. Un salto in edicola prima di entrare in ufficio. Sole24Ore, pagina 25. “A Comdata i servizi Vodafone”,“Vodafone pronta a cedere parte dei servizi di gestione a supporto del cliente... cinque centri in Italia... diverse centinaia di lavoratori”. Come? Chi? Significa che ci licenzieranno? Un vero e proprio fulmine a ciel sereno per Milena, 37 anni, dipendente della filiale milanese della compagnia telefonica. Insieme agli altri 9.149 dipendenti Vodafone, ha saputo in questo modo, dalle pagine di un quotidiano, di rischiare di essere “esternalizzata”. L’azienda stava cioè cedendo alla torinese Comdata (vedi ) le proprie attività di back office (i servizi di assistenza al cliente come l’attivazione e la cessazione dei contratti) e di gestione del rischio crediti. Ma stava per essere “ceduta” anche una parte consistente dei dipendenti dell’azienda, 914 in tutto, il 10 per cento del totale, in cinque sedi: Milano, Ivrea, Roma, Padova e Napoli. Questi lavoratori in pratica
avrebbero continuato a fare quello che facevano prima, ma non più alle dipendenze di Vodafone, bensì di Comdata, che sarebbe diventata (in realtà lo era già da anni) fornitore di un servizio per la compagnia telefonica.
Detto, fatto.
Dopo un mese e mezzo da quel venerdì, la cessione è diventata realtà. «All’inizio di novembre abbiamo ricevuto una raccomandata, in cui ci annunciavano dove e quando avremmo dovuto presentarci per iniziare il nuovo lavoro. O meglio il vecchio lavoro con il nuovo capo», racconta
Milena. Gli scioperi, i presidi sotto i call center, gli incontri tra i sindacati e l’azienda sono serviti a ottenere qualche garanzia per i lavoratori, ma non abbastanza, dicono le organizzazioni di categoria. Ad esempio non è affatto chiaro che cosa succederebbe ai lavoratori nel caso in cui
Comdata decidesse di recedere dal contratto con Vodafone. Che fine farebbero i lavoratori? Resterebbero alle dipendenze dell’azienda torinese? Verrebbero reintegrati nella compagnia telefonica? O si ritroverebbero senza un lavoro?
Qualcosa di strano
Che cosa c’è di strano nel fatto che un’azienda decida di vendere una parte della propria attività? Ha tutto il diritto di farlo, sostengono i vertici Vodafone. «Questo è vero, se vengono garantiti i diritti dei lavoratori – replica un rappresentante della Rsu (la rappresentanza sindacale unitaria) della sede di Milano – Peccato che in questo caso qualcosa di strano ci sia. Primo, nell’uso distorto dello strumento della cessione del ramo d’azienda, lacosiddetta “esternalizzazione”. Era nata con la legge Biagi come strumento a tutela dei lavoratori di aziende in crisi, invece, è diventata un’arma ad uso esclusivo delle aziende per tagliare i costi del personale. Spesso l’esternalizzazione diventa l’anticamenra del licenziamento». «Non c’è nessuna motivazione industriale per la decisione di Vodafone – continua il rappresentante della Rsu – Perché un’azienda con 8,1 miliardi di euro di fatturato in Italia decide all’improvviso di cedere il 10 per cento del proprio personale, tra l’altro di un settore che fino al giorno prima aveva indicato come uno dei più efficienti e redditizi? Solo motivazioni di natura finanziaria, per tagliare i costi del
personale». «Ma l’elemento più grave è il modo in cui hanno scelto chi esternalizzare – aggiunge
Milena –. Guarda caso è stato preso di mira proprio un reparto con un elevato numero di donne e di mamme. Come non pensare a una volontà precisa di liberarsi di questa scomoda categoria di lavoratori?». È questa l’accusa, non da poco, lanciata alla Vodafone, che naturalmente smentisce. Ma Milena porta numeri e statistiche per provare le sue parole. Il 70% dei lavoratori colpiti a Milano sono donne, di cui un 50% mamme con bambini fino a 3 anni. E la percentuale si ripete simile nelle altre città. Qualche dubbio è legittimo. .

sabato 8 dicembre 2007

Seconda puntata

A grande richiesta, il seguito del racconto scritto da Piper.


DIALOGO AL PARCO TRA NONNI

Nonno Umberto e Nonno Aristide:

N.A.: Aò Bongiorno sor Umbè!
N.U.: Oh, bongiorno Arì
N.A.: ‘mbè che te stai a legge? Er coriere d’osporte? Aò hai visto Totti domenica?…
N.U.: See bonanotte! Ma che coriere e gazzetta! Arì ma che Totti e Totti, ‘sto a legge ‘a politica, a cronaca…
N.A.: ‘Fa ‘npò vede?! L’Unità, Repubblica, er Messaggero… E com’è aò? L’ultima vorta che hai comprato l’Unità era vivo Togliatti era vivo… che me so perso quarcosa? Aumenteno le penzioni? c’è ‘na rivoluzione?
N.U.: Ari’, so preoccupato!
N.A.: De che, de la pròstata?
N.U.: See de mele! Ma che prostata Arì!!! So preoccupato pe mi nipote!
N.A.: Ihh! Er tu nipote?! Ma che se drogà? Se fa i così lì… gli spillini!?
N.U.: Arì, a parte che se chiameno spinelli, e poi ‘co quello che guadambia…me sa che lo spacciatore manco ce parla co lui! Ma no, che droga Arì, er problema è er lavoro!
N.A.: Ma come scusa, ma tu nipote nun lavora pe quella ditta, quelli dei telefoni, quella de Totti…
N.U.: Si e lavora pure ‘co Gattuso! Arì la vodafonne, o vedì che te stai a rincojoni co stò calcio???
N.A.: E vabbè era pe fatte capì! Va bè ma ‘nzomma, nun lavora pe la cosafonne??, che ha fatto qualche casino? ha litigato cor capufficio?
N.U.: Noonee!!!, a parte che er capufficcio nun esiste più da li tempi der cucco… e poi no, nun ha fatto nessun casino, anzi, poraccio e’ serio e lavoratore, fa le notti, i turni… Noo, e che hanno venduto la ditta.
N.A.: Ma come? Hanno chiuso a cosafonne? Ma se stanno a fa pure a pubblicità, dice che regaleno pure le machine!
N.U.: Si, a lui però je l’ha portata gattuso… Aridanghete ‘co stà pubblicità!!! Zittete n’attimo che mò te spiego: Allora, mo te faccio un esempio, seguime eh! Allora, tu c’avevi er banco der pesce ar mercato no?
N.A.: Umh, si embè?
N.U.:Embè, ar banco tu c’avevi li scaffali co le seppie, le sojole, li scampi…
N.A.: se li calamari e le triglie! Ho campito, mbè?!
N.U:: Ecco allora, mo tu immaginate che vendi un sacco de pesce, poi un giorno, la moje de tu fio apre un negozio de surgelati
N.A.: Ihh li surgelati ma per l’amor de Dio! I surgelati noo eh!
N.U.: E zittate famme spiegà! Allora dicevo tu nuora apre stò negozio, allora tu che fai? Je cedi er ramo d’azzienda!
N.A.: Er ramo de chee???
N.U.: Er ramo d’azzienda, cioè tu lo scaffale der baccalà lo riempi co quello surgelato che te fornisce tu nuora, così tu lo paghi de meno e te lo rivenni a lo stesso prezzo, e in più c’hai fatto guadambia’ pure tu nuora no?
N.A.: Scusa eh, ma se io le sojole le piavo già belle e fresche dar pescatore ma perché devo fa sto giro?
N.U.: Ahh allora vedi che nun voi capì? Te invece de pja er baccalà dar pescatore e pagallo 10 euri, per rivennelo a 15, lo prendi da tu nuora che l’ ha pagato 3, tu je dai 5 e lei così ha guadagnato 2,
e poi lo rimetti sur bancone de la pescheria tua sempre a 15. Così, i contatti cor fornitore, le magagne e le fatturazioni ce l’ha tua nuora, e te te devi solo limità a vende stì baccala che però all’ occhi de la gente sembreranno sempre lì stessi, ma tu ce guadambi belli belli 10 euri, 5 de più, così un domani che te voi vende er banco fai pure vedè che li guadagni so più alti de prima!
N.A.: E vabbè ho capito ma così è ‘na sòla!!!
N.U.: eh no, perché c’è ‘na legge che te dice che se po’ fa!
N.A: E vabbè ma dall’occhietto der pesce se vede che…
N.U.:Ehh se vede se vede…Si, lo poi pure guardà nell’occhi ma tanto sempre un baccalà è! Chi se preoccupa de lo sguardo de n’baccalà?!.
N.A.: E quindi me voi dì che tu nipote… ha fatto a fine der baccalà??!!!
N.U.: Eh già!
N.A.: A Umbè, meno male che oggi è giovedì!!! Così, gnocchi,* che si poco poco era venerdì e chi c’aveva er coraggio de magnasse er baccalà!
N.U.: aho' artro che magnasselo, quelli er baccalà se lo so già magnato e ric…to
N.A.: Si si, ho capito Umbe', ho capito….

* La tradizione culinaria romana vuole che al giovedì si servano gnocchi, venerdi baccalà, e sabato trippa…

... Continua…
Piper

martedì 4 dicembre 2007

Riceviamo e pubblichiamo

Lettera NON pubblicata sull'assemblea del 26/11/07


Stavolta questa lettera non ci è stata pubblicata e allora, terminati i tempi canonici dell'attesa, la facciamo circolare al nostro interno, perché siamo stati gli unici “testimoni alternativi” dell’assemblea del 26 novembre scorso indetta da SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM, all’auditorium di in via Rieti a Roma, dove presentavano le loro norme sulle cessioni di rami d'azienda. La prima osservazione, ma lo davamo per scontato, è che non hanno fatto alcuna autocritica per non avere mai ostacolato in Telecom Italia e nelle aziende di TLC tutte le esternalizzazioni richieste dal datore di lavoro; per questo sono stati quindi rumorosamente fischiati da molti delegati e semplici lavoratori presenti, anche perché il tavolo di presidenza di cgil-cisl-uil ha, tra l’altro, negato l'intervento a Roberto Di Palma, delegato CGIL Vodafone, perché in disaccordo sulla cessione di 914 dipendenti appena sottoscritta ed anche alle RSU SNATER in quanto non confederali. E' riuscito a conquistare pochi minuti solamente Stefano Torcellan, RSU CGIL e Presidente A.N.L.E. (Associazione Naz. Lavoratori Esternalizzati), che con passione ha cercato di evidenziare l'inadeguatezza della loro proposta di legge che non migliora la vita di chi è già stato ceduto od è in procinto di esserlo, poiché consegna comunque il lavoratore ad una ergastolana precarietà nel cinico mondo delle speculazioni e delle fittizie combinazioni societarie con scadenza programmata. Chiediamo ai giornali che hanno raccontato un’altra assemblea, come sia possibile che cgil cisl e uil non riescano a capire che la loro proposta di vincolare il cedente sulla stabilità occupazionale, per il periodo della commessa o per almeno 48/72 mesi, è un modo per attaccare ed aggirare il contratto a tempo indeterminato, determinando perdite di diritti e di posti di lavoro? Torcellan ha inoltre ricordato i 3000 lavoratori Telecom esternalizzati, in parte fuoriusciti con mirate e “concertate” procedure di licenziamento e collocazione in mobilità (artt 4 e 24 L. 223/91) “pseudo-volontarie” e veracemente indotte. Pur essendo stata apprezzata l’intenzione di modificare l’articolo di legge che ripristinerebbe la preesistenza dell’autonomia funzionale, si è invece trascurato di sostenere il diritto del lavoratore di «opporsi al trasferimento al cessionario del suo contratto di lavoro…», unica vera garanzia di salvaguardia, in consonanza con la giurisprudenza comunitaria e con la proposta di legge del PRC, presentata a febbraio 2007.
Non gli è andata tanto bene, in termini di consenso, neanche con qualche intervento tra tutti quelli "preventivati e filtrati" essendo il tema troppo tormentato e la sofferenza non ha sigle!

Stefano Torcellan dell'Associazione Esternalizzati
Daniela Cortese e Raffaele Trischitta RSU SNATER Telecom Italia Sparkle
Roberto di Palma RSU CGIL Vodafone

METRONOTTE PRECARI

In questo momento è in corso un assalto alla camera dei deputati da parte di un gruppo di metronotte che stanno protestando perchè il loro lavoro è a rischio.

Ora... non è che voglio avallare questi gesti... però una considerazione è d'obbligo.

Non avevo mai sentito parlare prima di questa situazione di precariato dei metronotte.
Cosi' come il 99% della popolazione italiana non ha sentito parlare delle nostre inutili proteste pacifiche sulla cessione ramo d'azienda Vodafone.

Perchè si deve arrivare a questi gesti per avere un posto in prima pagina?

Metronotte, sto con voi.

Ghebba.

SQUITT SQUITT


Così faceva il topolino appena trovato in sala break tra la macchinetta del caffè e il microonde... chissà come stava calduccio...

povero

è stato soppresso.

Ci permettiamo di insistere...

La petizione on line per la proposta di modifica dell'art. 2112 del Codice Civile si è arenata a 460 firme. LA META' DEGLI ESTERNALIZZATI VODAFONE!!!!!!!!

In tutto se ne sono raccolte 1.700.

Ma vogliamo muoverci o no?

E' sconcertante, noi 914 ci siamo passati in prima persona, tanti colleghi del mondo delle telecomunicazioni lottano con queste norme e ne subiscono le conseguenze, ma non solo... può toccare i nostri mariti, le nostre mogli, i nostri amici, parenti, un domani anche i nostri figli se non lottiamo, ADESSO, per loro.

E non sto parlando di chissà quale lotta, sto parlando di una FIRMA, di una voce per dire "ehi, guardate che non sono d'accordo, che c'e' qualcosa che va cambiato, e subito.".

ECCHECAVOLO.

giovedì 29 novembre 2007

Ci sentiamo un pò arancioni....

Solidali con i 500 colleghi di Wind di via lorenteggio (MI) che stanno subendo la centralizzazione di attività a Roma e che di conseguenza sono obbligati ad una scelta difficile e assurda: quella di fare le valigie e cambiare vita o di dare le dimissioni.

Una scelta, quella aziendale, chiaramente volta a ridurre il perimetro occupazionale.

Solidali al vostro sciopero, alla vostra causa, alla vostra lotta.

30 novembre: SCIOPERO

Roma (Delfina Santoro) - I sindacati delle telecomunicazioni Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil spiegano che quello del 30 novembre è uno sciopero nazionale e per tutto il turno di lavoro. A dare forte preoccupazione è il progetto di ridurre il perimetro occupazionale: 500 lavoratori da Milano a Roma e la mancanza di certezze sul futuro della rete fissa e quella mobile, e delle torri di trasmissione. Alessandro Genovesi, segretario nazionale della Slc-Cgil spiega:”A fronte di un bilancio positivo per il secondo anno consecutivo e di ulteriori investimenti sulla banda larga, non vi è ragione per innescare l’ennesima e pasticciata riorganizzazione. Serve, invece – ha aggiunto il sindacalista – un piano aziendale serio. La sensazione è che davanti ad un’azienda che fa utili, il management è condizionato più dai debiti e dall’esigenza di aumentare i profitti nel breve periodo, che non da quella di mantenere competitiva Wind. Di conseguenza – ha concluso Genovesi – si punta alla riduzione dei costi di lavoro con trasferimenti coatti ed esternilizzazioni

Il cielo in una stanza....



"Amore guarda!! Una stella cadente! Esprimi un desiderio!"


"Speriamo che non piova!!"


Nessuno spot fu più lungimirante!

Una parte del soffitto del terzo piano, nell'edificio della ns nuova società, ha ceduto all'acqua.

Qui, a differenza di quello che si auspica Totti, piove!

E visto che non ci facciamo mancare nulla....in uno dei bagni, del secondo piano, è caduto uno specchio andando in frantumi.

7 anni di disgrazia....esattamente come i 7 anni di commessa!

mercoledì 28 novembre 2007

Lettera inviata e pubblicata da LIBERAZIONE

Vodafone Non esaltiamo un accordo che mette dei paletti alle esternalizzazioni invece di contrastarle

Caro direttore,
nei giorni scorsi è stato votato l'accordo Vodafone sulla cessione di ramo d'azienda di 914 colleghi verso Comdata. Abbiamo letto attentamente l'articolo di Maurizio Zipponi ("Liberazione" giovedì 15 novembre, pagina 12, ndr) e il suo commento sull'accordo stesso. Ci teniamo però a specificare alcune cose. Non esaltiamo l'accordo solo perché la commessa dura 7 anni anziché 3 in quanto il vero problema viene spostato in avanti, si vuole fare passare la logica di mettere dei paletti alle esternalizzazioni invece che contrastarle. Ma quando questi lavoratori e lavoratrici verranno buttati fuori dalla catena produttiva e avranno 40 anni chi li rappresenterà per ricollocarli al lavoro? Parliamo come lavoratori e nello stesso tempo come dirigenti del Partito. Ringraziamo Zipponi per aver evidenziato la ferma volontà dei lavoratori che attraverso il conflitto e la lotta si sono opposti fin da subito alla cessione di ramo d'azienda, ma bisogna ricordare che come lavoratori e lavoratrici non abbiamo condiviso il modo ed il metodo con cui questa battaglia è stata condotta da parte del sindacato. E' vero che è stato portato avanti un conflitto esemplare ed è stato sfondato il muro del silenzio, rendendo questa lotta visibile ovunque. Solo l'autorganizzione, unica risposta alla concertazione, ha generato la spinta dal basso e purtroppo molto spesso in contrasto con chi invece doveva supportare questo conflitto. Fin da subito è stato chiesto a Cgil, Cisl,Uil una linea politica più dura nei confronti dell'azienda, una forma di lotta più efficace, che generasse una maggiore visibilità con l'obiettivo principale di parlare sia ai palazzi della Politica per superare la legge sulla precarietà e sia ai palazzi della dirigenza Vodafone per sospendere la procedura. Tutto questo ci è stato negato, la linea che ha prevalso è sempre stata quella della concertazione al ribasso e la mancanza di volontà e capacità di contrastare fin da subito il processo di smantellamento messo in atto dall'azienda. La mancanza di democrazia sindacale ha portato ancora una volta a far calare sulla testa dei lavoratori accordi non condivisi e senza mandato alle organizzazioni sindacali a trattare l'armonizzazione, in quanto lo stesso giorno del secondo sciopero le segreterie nazionali erano seduti al tavolo con l'azienda, mentre nei giorni precedenti dalle assemblee era prevalso il No. Vale solo il risultato del referendum finale? La maggioranza dei 914 dipendenti che si è espressa per il No al mandato non vanta lo stesso diritti di rispetto delle proprie volontà? Ma in barba a tutto hanno stracciato queste richieste e sono andati a trattare. Bisogna anche evidenziare il risultato del referendum: il 57% dei Sì ma anche il 43% dei No sono la dimostrazione di un forte dissenso, di cui si deve tenere conto. Inoltre, ancora una volta, si evidenzia la solita mancanza di regole e trasparenza nella modalità in cui il referendum stesso è stato organizzato. Tutti questi elementi sono importanti per la politica e il mondo sindacale? Questa lotta così importante conterà qualcosa per ripristinare diritti e difendere i lavoratori e la loro volontà? Quanto ancora si dovrà aspettare per ottenere una legge sulla democrazia sindacale? Chi sostiene insieme al Prc la proposta di legge sulla modifica dell'art. 2012 per smantellare il meccanismo delle cessioni di ramo d'azienda? Non modificare nulla significa continuare a far pagare solo ai lavoratori i costi delle ristrutturazioni aziendali e l'aumento dei profitti per padroni, ma anche mantenere in piedi una casta sindacale che non rappresenta più nessuno se non se stessi. Noi non vogliamo solo difendere il programma elettorale del Governo Prodi, noi vogliamo che la Legge 30 sia davvero solo un brutto ricordo e vogliamo cancellare la precarietà. E bisogna fare in fretta perché insieme all'attualità della vertenza Vodafone e all'opposizione al protocollo del 23 luglio dobbiamo già discutere del tentativo di smantellamento del contratto nazionale.

Circoli delle telecomunicazioni del Prc Bologna, Roma e Firenze25 novembre 2007

martedì 27 novembre 2007

Petizione per la Proposta di modifica dell'art. 2112 del Codice Civile

Creata e scritta da Giorgio Zanutto.
Lo stesso Giorgio Zanutto ci comunica che in data 26/11 ore 9:30 ha provveduto ad inviare la documentazione, tramite A/R, alla Commissione XI della Camera dei Deputati.
La documentazione inviata fa riferimento a:

PROPOSTA DI LEGGE n. 2261
d'iniziativa dei deputati
BURGIO, ZIPPONI, PAGLIARINI, FERRARA, ROCCHI,
PROVERA, DE CRISTOFARO
Modifiche all'articolo 2112 del codice civile in materia di mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda o di ramo d'azienda
Presentata il 14 febbraio 2007

Sono stati allegati il testo dell'appello di cui sopra e l'elenco firme raccolte a sostegno dell'iniziativa, con specifica che verranno comunicati futuri aggiornamenti relativi ad ulteriori adesioni che perverranno.

domenica 25 novembre 2007

Trasmissione Report, domenica 25 Novembre h 21:30

Report torna domenica 25 Novembre alle 21.30 su RAI TRE.
La puntata si intitola GLI APPALTATI di Michele Buono e Piero Riccardi.
Segue Sinossi:L'anno scorso l'inchiesta Gli Esternalizzati, quest'anno Report torna sul tema. Esternalizzare è quella pratica di dare in appalto all'esterno una parte di attività di un ente, di un'azienda. Se si esternalizza personale si deve passare attraverso un'agenzia interinale, se invece ci si affida a cooperative e ditte si deve appaltare un servizio completo. Spesso i servizi appaltati non sono servizi e i costi dell'azienda invece di diminuire aumentano. A rimetterci sono i lavoratori che scontano paghe basse e minori diritti. Loro diventano la merce di questi appalti.Vedremo in quale forma viene mascherata la somministrazione di manodopera, con appalti di servizi.L'inchiesta di quest'anno vuole scavare dietro a questi interessi. Chi sono, chi si muove dietro questi appalti? Esistono dei cartelli? Se si a chi fanno capo?
Sono previste le repliche di questa puntata su Raisat Extra canale 120 piattaforma Sky nei seguenti giorni:
lunedì 26 novembre alle 10.00 e alle 21.00, mercoledì 28 novembre alle 23.00

sabato 24 novembre 2007

Dalai Lama


Dobbiamo imparare bene le regole, in modo da infrangerle nel modo giusto.

Presentazione della proposta delle Organizzazioni Sindacali per la regolamentazione dei trasferimenti di ramo d'azienda

Comunicato delle Segreterie Nazionali SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL

Assemblea Nazionale dei delegati CGIL, CISL, UIL delle aziende esternalizzate ex Telecom

Roma 26 Novembre 2007 Ore 10,30 Auditorium Via Rieti Sono stati invitati tra gli altri:

Annamaria Furlan (Segretaria Nazionale CISL) On. Piero Gasperoni (Democratici di Sinistra) Paolo Pirani (Segretario Nazionale UIL) Nicoletta Rocchi (Segretaria Nazionale CGIL) On. Tiziano Treu (Margherita) On. Maurizio Zipponi (Rifondazione Comunista) Durante l’assemblea sarà presentata inoltre la proposta delle Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL per nuove norme in materia di trasferimenti di ramo d’azienda.

Tratto dal blog Vodafonepeople.blogspot.com

giovedì 22 novembre 2007

Sciopero Wind

A seguito dell’esito negativo con cui si sono conclusi gli incontri previsti dalla normativa in vigore in materia di Sciopero, i Cobas del Lavoro Privato indicono uno :

SCIOPERO per l’intero turno di Lavoro per tutti i Lavoratori del gruppo Wind VENERDI’ 30 NOVEMBRE 2007. Siamo contrari ai trasferimenti collettivi che si paventano dopo la comunicata intenzione dell’Azienda di trasferire su Roma alcune aree e funzioni. Riteniamo che qualsiasi manovra di tali proporzioni dovrebbe essere considerata dall’azienda a partire dall’impatto sociale che ne conseguirebbe. Solo dopo l’azienda avrebbe qualche credenziale nel dichiarare (come nella comunicazione del 23 ottobre) di voler "gestire questo percorso con la massima attenzione per le persone coinvolte". L’art. 25 del nostro Contratto di Lavoro contempla in questi casi anche la "mobilità professionale", unico contrappeso in grado di evitare sulla sede di Milano una pesante ricaduta occupazionale a seguito di questa eventuale ristrutturazione. In assenza di ogni garanzia occupazionale per la sede di Milano, siamo contrari a questo progetto, comunicato tra l’altro come una decisione gia presa. Siamo altresì contrari ad ulteriori cessioni di ramo d’azienda.Purtroppo nel settore delle TLC, caratterizzato tra l’altro da grossi margini di profitto, stiamo assistendo ad un accentuarsi delle ristrutturazioni dall’esito nefasto per la stabilità e la dignità del Lavoro Dipendente. Le cessioni di ramo d’azienda avvenute in Wind e Vodafone Italia nel solo 2007 (circa 1.200 persone) sono solo gli ultimi esempi dello scenario che si sta delineando.Urge una controffensiva di Settore, una maggiore autodeterminazione dei Lavoratori coinvolti.Il nostro Contratto di Settore si rivela ad oggi uno strumento inadeguato, la politica e le istituzioni (di ogni colore e sfumatura) sembrano ben lontani dal prendere provvedimenti in materia di tutela del Lavoro Dipendente.Ribadiamo infine la necessità di una scelta accurata per le date di eventuali successive iniziative di Sciopero. In assenza di normativa e trasparenza in materia di consultazione dei Lavoratori e relativamente ai processi decisionali collettivi, invitiamo i Colleghi ad esprimersi in tutti i modi possibili (feedback[at]cobasinwind.it)

DOCUMENTO IN SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI VODAFONE E WIND

Il Direttivo della FALCRI BNL , coerentemente con la propria scelta di contrastare in tutti i modi la precarietà nel mondo del lavoro, esprime solidarietà ai lavoratori dei Call Center Vodafone e Wind, “vittime” dell’ingiustificata scelta aziendale di scorporare centinaia di loro in società senza reali garanzie di mantenimento del posto di lavoro.

Tale scelta aziendale è ingiustificata sia dal punto di vista economico (enormi utili prodotti negli ultimi anni) sia da quello sociale.

La Falcri BNL considera la lotta degli addetti ai Call Center Vodafone e Wind simbolo della gravità dl livello di precarietà nel mondo del lavoro e prova reale dell’estrema necessità d mobilitarsi per il ripristino dei diritti di tutti i lavoratori, messi attualmente a rischio dalla legge 30.

La campagna per la modifica dell’art-2112 del Codice Civile, che la Falcri anche attraverso la raccolta delle firme, sostiene e sosterrà, si inserisce perfettamente nella mobilitazione citata.

Una nuova legge sui «rami d'azienda»

Il caso Vodafone I limiti di una norma pessima peggiorata dalla «legge 30». Da cambiare subito
Alberto Burgio

Dopo il Protocollo sul welfare è toccato all'accordo sulla cessione del servizio clienti di Vodafone al gruppo Comdata. In entrambi i casi le scelte dei vertici sindacali hanno ricevuto il via libera dai referendum indetti tra i lavoratori. È il caso di parlare di successi della partecipazione democratica?
Sul Protocollo ci sono opinioni diverse, sia sulla congruenza del quesito, sia sulle modalità della consultazione, certo non favorevole alla libera espressione delle posizioni critiche. Anche sull'accordo Vodafone-Comdata il giudizio è discorde. L'8 novembre, su queste pagine, Alessandro Genovesi lo ha definito un «importante passo avanti», pur chiarendo che il Slc-Cgil mantiene un giudizio critico sulla cessione. L'accordo conterrebbe buone garanzie per i 914 lavoratori ceduti e il referendum avrebbe garantito la democrazia sindacale. Il giudizio di gran parte dei lavoratori è ben diverso. In primo luogo occorre tenere conto che ai lavoratori non è stata offerta la possibilità di opporsi alla cessione. Il consenso di chi ha accettato l'accordo non implica quindi un giudizio favorevole al trasferimento. Tutt'altro. L'accordo genera precarietà (in Vodafone i contratti erano a tempo indeterminato) e nulla garantisce in merito ad ulteriori eventuali esternalizzazioni. Si parla di sette anni di lavoro garantiti e c'è da sperare che la clausola di co-datorialità inserita nell'accordo (l'obbligo, per chi cede, di garantire la tutela occupazionale dei lavoratori trasferiti) costituisca un paracadute sufficiente. Nulla è stato chiesto né garantito agli altri 8mila dipendenti Vodafone, che ora temono per il proprio futuro. Non stupisce che la consultazione abbia registrato appena il 44,4% dei consensi e l'opposizione di oltre il 41% dei lavoratori, che verranno pertanto ceduti contro la loro volontà.
Detto questo, su un punto non si può non convenire con Genovesi. La normativa vigente in materia (l'art. 2112 del codice civile modificato da un decreto attuativo della legge 30) è pessima, proprio perché consente alle imprese di trattare i propri dipendenti come «sacchi di sabbia». Il punto-chiave è l'assenza di vincoli sul piano dell'autonomia funzionale preesistente alla cessione, che permette all'impresa di trasformare in «ramo d'azienda» e cedere qualsiasi gruppo di dipendenti. Violando un principio in vigore sino al 2001 e ribadito tanto dalla Cassazione quanto dalla Direttiva europea 23/2001. Non solo. Il totale arbitrio delle imprese determina conseguenze dirompenti perché, al contrario, ai lavoratori non è dato opporsi a trasferimenti che spesso mascherano puri e semplici licenziamenti collettivi. Contro questo stato di cose la Corte di Giustizia europea ha sancito la legittimità di normative che prevedano il diritto del lavoratore di «opporsi al trasferimento del suo rapporto di lavoro». Invano, per quel che riguarda il Bel Paese, culla della «buona flessibilità» nella quale il lavoro rischia di vedersi ridotto a variabile dipendente dei processi produttivi.
E difatti il caso Vodafone (una multinazionale che registra utili annui di oltre 4 miliardi di euro) è solo la punta di un iceberg. Genovesi ha ragione nel chiamare in causa tutti gli attori coinvolti a una precisa assunzione di responsabilità. Ci vuole una nuova legge, che metta fine a un andazzo non più tollerabile. Anche a questo proposito, però, occorre un'attenta valutazione. La codatorialità è necessaria ma insufficiente, perché interviene quando il danno (la crisi dell'azienda cessionaria) è fatto. Va quindi accompagnata da garanzie preventive che riguardino sia l'autonomia funzionale del ramo d'azienda, sia il consenso dei lavoratori, che debbono poter decidere sul proprio destino.
Una proposta di legge di tal fatta (la n. 2261) è stata depositata alla Camera lo scorso febbraio. Per sollecitarne l'esame da parte della Commissione Lavoro si è sviluppata in queste settimane una mobilitazione spontanea tradottasi già in oltre mille sottoscrizioni (zanutto.giorgio@libero.it). È il momento di stringere e di passare dalla denuncia all'iniziativa. La precarietà non è fatta solo di tempo determinato e di finte collaborazioni a progetto. È anche il frutto avvelenato di licenziamenti collettivi messi in atto con la complicità di una legge vergognosa.

il manifesto
20 Novembre 2007

Dialogo tra un “giovane” esternalizzato e suo nonno pensionato

Trastevere (Roma) ore 00.45

Nonno: Aò, Umbertì, sei te! M’hai fatto pià ‘no spavento! M’ero alzato p’andà ar bagno e ho visto n’ombra in cucina… ma che te stai a fa ‘no spaghetto de mezzanotte? Che hai fatto bagordi?

Umberto: Ciao nò, scusa sa’ ma c’ho ‘na fame… altro che bagordi torno mò dar lavoro!

N.: Dar lavoro??? E che te sei messo a fa’ er metronotte? Ma nun lavoravi li… a la cosa…. la sipfon?!
U: A nò ma che sip… la vodafone!
N: E vabbè sempre e bollette fate pagà no? E comunque là a cosafonne lì, ma che fate fino a mezzanotte?!
U: Ehh beh, c’è er call center che è sempre aperto.
N:Er col che?
U: Er centralino no’!
N: Ohh vedi che bello l’italiano! e parla come magni!
Oh, e ‘nsomma quinni tu fai er centralinista? Ma nun era un lavoro da donne?
U: ‘mbè in un certo senso, si diciamo il centralinista, ma mica è come ali tempi tua che se diceva: “signorina, mi passa la linea?” Noo, mo la gente chiama per conoscere le nuove tariffe, le promozioni in corso, come si attivano le opzioni, come funzionanao i telefonini…
N: se’ se’ ho capito… ‘pe rompe li cojoni a quelli che lavoreno a mezzanotte…
U: ma no, che dici a o’… mbè oddio qualcuno in effetti… e poi oh, comunque, questo passa er convento!
N: ah si si ‘mbè, er lavoro è lavoro…poi te hai pure studiato, te sei pure preso la laurea in…cosa de e telecommunicazzioni là. Aò, e c’avrai pure er ritorno tuo, no?! Che sei capufficio? C’hai ‘e responsabbilità no?!
U: Si nonno, scienze delle telecomunicazioni, ma per il resto… a parte che i capufficio non esistono più, anzi no, mo se chiamano team leader, ma io l’unica responsabilità che c’ho è quella de nun rompe le cuffie che m’hanno dato pe’ risponde ar telefono, sinnò me tocca pure ripagalle de tasca mia… e quanto ar ritorno…900 euri…almeno fino a ‘npò de tempo ‘fa…mo co li capi novi vedemo…
N: A Umbertì, vabbé ma cor notturno, e li straordinari….
U: A no’, l’unico notturno che pio è er 97, pe ritornà a casa! che pure oggi la macchina che m’avete regalato pe i 18 anni nun’è partita… e li straordinari… lassamo stà!
N: E te credo che nun parte la machina, c’ha diciott’anni cià!!!
U: ecco appunto…
N:Ho capito Umbertì, però almeno te c’hai er posto fisso! ‘A sicurezza! Ho inteso dì in televisione che ce so’ un sacco de farlocconi dell’età tua che stanno ancora co’ li genitori!
U: Bamboccioni nonno, bamboccioni, che farlocconi ! L’ha chiamati così “l’onorevole”.
E poi scusa eh, ma perché io nun so’ dovuto venì ad abita’ a casa tua co mi moje e il pupo? Che se n’un’era pe’ te che ce ospitavi…
N: E se làllèro! ma che ospite, ‘sta casa è così grande e poi da quando nun c’è più la pora tu nonna, pace all’anima sua, me sembrava così vota, così triste… e poi a me i marmocchietti me piacciono, tu moje lavora… e io mica so ancora der tutto rincojonito oh! Er nipotino me lo scarozzo volentieri eh! E poi mò piano piano che farai cariera…
U: Si come no?! Nun sai che carriera stò a fa! So passato da fisso a precario, e se tutto va bene passo da precario a interinale. Robba che se valeva la cariera ar contrario ero già dirigente!!!
N: Ma come precario, ma che stai a dì? Ma c’hai fatto qualche cazzata sur lavoro? Oh a nonno tuo je lo poi dì eh! Magari te do ‘nconsiglio, tutto s’aggiusta, che hai litigato cor capo ufficio! Eh?!
U: No no, macchè… aridaje cor capufficio, no nessuna lite… è che c’hanno esternalizzato…
N: Che v’hanno fatto???
U: E S T E R N A L I Z Z A T O!
N: e che dè? ‘Na cosa bona? ‘na cosa brutta? ‘na cattiveria? che d’e’? Spieghete!
U: Eh, mo’ te spiego, la ditta dice che noi nun servimo più alla causa sua, du mesi fa’ eravamo indisensabili, mo’ semo un peso e un costo…
N: e vabbe’ e chi lo fa er lavoro vostro, come fanno mo’ loro?
U: Ecco… qui stà er bello, er lavoro lo continuamo a fa noi, ma sotto ‘nartro padrone che ha aperto apposta ‘na ditta. Vodafone c’ha ceduto come ramo d’azzienda, a ‘sta ditta creata apposta… e noi continuamo a fà lo stesso lavoro, almeno fino a chè sta ditta creata apposta nun perde la commessa… e po’ esse fra 6 mesi come fra 6 anni, sempre che prima nun ce mettono a venne cravatte nei conventi deli frati, oppure ce licenzieno der tutto!
N: Mbè, ma vordì che stavate quasi a fallì e v’hanno dovuto venne no?
U: No!!! Semo, anzi, sono, in super attivo!
N: Vabbè ma allora è na sola!!! Nun è legale! e le leggi che dicono?
U: Legge 30, lo ponno fà è tutto legale.
N: Vabbè er sindacato che dice? Darà battaja er sindacato!!!
U: Er sindacato dice che se dovemo accontentà, che co l’accordo che hanno fatto dovremmo ‘stà a posto pe’ qualche annetto, che in fonno dovemo dì grazzie che nun ce licenzieno…
N: Se… se…. ho capito…. s’accontentamo co l’ajetto!!! (*)
Eh e il governo? che dice er governo? Bertinotti sarà ‘ncazzato nero, anzi rosso de rabbia! Che dicono i comunisti, che dicono??!!
U: E che devono da dì?! Parlano de concertazione, de indignazione… de solidarietà…
N: Ih, che delusione ni’, e pensà che c’ho pure a tessera der partito c’ho! E i capi? Che dicono li capi vostri?
U: e chi l’ha visti…quelli arivano ‘co le macchine scure, ‘co i vetri scuri e le guardie, scure pure loro, poi te se presentano in videoconferenza, te portano all’hilton, dicono tre cose in burocratese, due in inglese e pretendono pure d’esse stati convicenti…
N: A Umbè, in tutta franchezza, te posso di ‘na cosa?
U: Dimme nò!
N : A Umbè, altro che esternalizzà, qua me sà che ve stanno a cojonà !
U: e me sa…
N: a Umbè, cala ‘a pasta che l’acqua bolle… e bonanotte!!!

Piper

(*) accontentarsi dell’aglietto: modo di dire romanesco. Dopo aver cucinato l’abbacchio rimane sempre nella pentola uno spicchio d’aglio che ha insaporito la carne…assaggiandolo si può in parte sentire molto alla lontana l’aroma della succulenta portata…

mercoledì 21 novembre 2007

M E R A V I G L I O S I

209 FIRME per la petizione.

QUASI TRIPLICATE!!!
Facciamoci un applauso e continuiamo a darne pubblicità!!!!

martedì 20 novembre 2007

Sabato 24 novembre

Sabato 24 novembre, ore 14:30 si terrà l’assemblea nazionale del settore TLC promossa dai lavoratori Vodafone.
L’incontro avverrà c/o la Sala Rossa del X Municipio di Roma, Piazza di Cinecittà 11, fermata metro Subaugusta.
L’invito è esteso a tutti i lavoratori Vodafone, Comdata e delle altre aziende di TLC.
Si discuterà, tutti insieme, dei problemi dei lavoratori, di quali strategie mettere in campo e si analizzerà se questa precarietà potrà essere combattuta anche, ma non solo, con l'indizione di uno sciopero di settore.

Da Autunno Vodafone

Sindacati VERGOGNATEVI!

Ma guardate che comunicato che inviano le Segr.Naz. dei Sindacati il 16 novembre, dopo che è stata fatta la nostra frittata di esternalizzazione!

SLC - CGIL Sindacato Lavoratori Comunicazione
FISTel - CISL Federazione Informazione Spettacolo e Telecomunicazioni
UILCOM - UIL Unione Italiana Lavoratori della Comunicazione

Roma, 16 novembre 2007

COMUNICATO

Il giorno 14 c.m. si è svolto l’incontro richiesto dalle Segreterie Nazionali SLC-FISTEL-UILCOM con il Ministro del Lavoro, per condividere il protocollo d’intenti per il settore dei Call-Center in outsourcing sottoscritto in data 26 settembre 2007 con l’Associazione Imprenditoriale Assocontact.
All’incontro hanno partecipato il Ministro On. Cesare Damiano, il Presidente di Assocontact e i vari Direttori Generali dei dipartimenti Ministeriali. Le parti hanno condiviso che nel settore delle TLC si è chiusa una prima fase importante dove sono stati stabilizzati circa 20.000 addetti e che ora non bisogna abbassare la guardia, ma avviare una nuova fase con i seguenti obiettivi.
· Definire ancora meglio il profilo del lavoratore outbound per arrivare ad una stabilizzazione anche di questi lavoratori;
· Continuare nelle ispezioni per non creare dumping sociale tra le imprese;
· Responsabilizzare al massimo i committenti, sia privati che pubblici, nel riconoscere la qualità come elemento discriminante nell’assegnazione delle commesse evitando il massimo ribasso sui costi del lavoro come definiti dai CCNL e sui costi per la salute e sicurezza. In particolare occorre da subito intervenire per eliminare nel settore della funzione pubblica le gare di appalto effettuate al massimo ribasso, con la definizione di una soglia minima di costo orario come già avviene in molti Paesi UE.;
· Riconoscere alle imprese operanti nel settore Call-Center gli ammortizzatori sociali in deroga alle norme previste dalla 223/91, prevedendo inoltre una deroga per il 2008 rispetto ai limiti temporali di anzianità previdenziale per i requisiti d’accesso;
· Proseguire nel lavoro dell’Osservatorio Nazionale dei Call-Center;
· Definire rispetto alla legge sulla privacy le ricadute sul settore;
· Effettuare una formazione continua per i lavoratori dei Call-Center in outsourcing.

Le Segreterie Nazionali SLC-FISTEL-UILCOM hanno molto apprezzato le azioni effettuate fin ad ora da parte del Ministero e hanno ribadito il loro impegno a proseguire nella lotta alla precarietà e al sommerso, giudicando importanti gli obiettivi, finora raggiunti.
Il Ministero in particolare si è reso disponibile a continuare un’opera di pressione ulteriore sui committenti e a sollecitare il Ministro per la Funzione pubblica a costituire uno specifico osservatorio per le commesse pubbliche. Il Ministero inoltre si è impegnato a predisporre un ulteriore approfondimento sul tema outbound e ha dato la propria disponibilità a recepire eventuali accordi quadro tra le parti per il riconoscimento degli ammortizzatori sociali in deroga, ovviamente appena sarà certa la dotazione economica così come prevista nella proposta di legge Finanziaria al vaglio del Parlamento.
Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL

La Regina

lunedì 19 novembre 2007

Solo 73????

E' da quando mi sono ritrovata in mezzo a questo sfacelo che sento parlare di art. 2112 codice civile, me so' fatta na cultura tra legge Maroni (o come la volete chiamare...), cassazioni varie, incontri con tremila avvocati, leggi e regolamentazioni varie del lavoro.

E' da quando mi sono ritrovata in mezzo a questo sfacelo che sento parlare e leggo di proposte di modifica al famoso 2112. Credevo che questa proposta, di cui avevo approfondito il testo e che reputavo necessarissima e urgentissimissima, fosse un pezzo avanti.

Ricevo oggi una mail dove mi si chiede di dare pubblicità alla petizione on line dove si raccolgono le firme per tentare di portare avanti questo progetto e mi si spiega (rabbrividisco...) che si è arenato per mancanza di interesse del nostro "amato" governo. Si tenta così la strada della rete e della raccolta di firme on line. Una proposta di legge contro le esternalizzazioni SELVAGGE.
Resto ancora più basita nel constatare come questa petizione sia on line dal 06 novembre e abbia raccolto solo 73 firme.

Allora... vogliamo farci sentire? Magari inserendo nei commenti la richiesta che qualsiasi modifica a favore dei dipendenti possa essere retroattiva???

Vogliamo vedere in 48 ore quante firme riusciamo a ottenere?

giovedì 15 novembre 2007

Risposta del Presidente della Camera Fausto Bertinotti

Pubblico la risposta del Presidente della Camera ad una lettera inviatagli da una nostra collega e ringrazio il Presidente per il suo interesse.


Gentile signora Mazzone,

ho ricevuto la Sua email del 9 ottobre scorso e ho letto con attenzione quanto Ella ha inteso rappresentarmi.

Nel mio discorso di insediamento, ho sottolineato tra l'altro che viviamo ogni giorno il rischio di un distacco del paese reale dalle istituzioni, il rischio di una separazione della quotidianità della vita delle donne e degli uomini dalla politica, il rischio che, in questo quadro, una parte della società - quella più debole, quella più spogliata - venga trascinata fuori dal quadro della politica.

La politica tutta vive una sua crisi; eppure dal nostro paese viene alta e grande una domanda di politica, una domanda esigente e, a volte, aspra.

Il Parlamento non potrà da solo risolvere questi grandi problemi, affrontare questa dura crisi, ma può concorrere alla rinascita e allo sviluppo di tutte le forze democratiche, di partecipazione e di politica; concorrere con l'insieme delle istituzioni democratiche e attraverso la partecipazione delle donne e degli uomini del nostro paese, con cui penso possiamo lavorare alla riqualificazione dello spazio pubblico, che ognuna e ognuno possa vivere come propria comunità.

Il nocciolo duro della crisi sta nell'incapacità della politica di dare risposte ai problemi della vita quotidiana dei cittadini, come il quesito che mi ha posto, che rappresentano il fondamento sociale e strutturale della crisi. Se non si danno risposte a questi problemi allora le riforme rischiano di essere sì necessarie ma non sufficienti.

Serve una riforma della politica che tenga conto del malessere degli strati a reddito medio e basso della popolazione.

E' il rapporto tra il lavoro e la vita, che decide, spesso, il livello di società e di civiltà.

Per anni, non solo questi ultimi, si è vissuto un oscuramento nel mondo del lavoro: un lavoro che ha subito spesso una svalutazione sociale, alla fine della quale è spuntata drammaticamente la precarietà come il male più terribile del nostro tempo.

Io penso che sia intollerabile.

Perciò, dobbiamo riprendere il filo di un diverso discorso, anche per restituire il futuro alle nuove generazioni, che ce lo chiedono in molti modi, ma che ce lo chiedono così intensamente.

Nel mondo del lavoro ci sono stati e ci sono dei picchi di cancellazione dei diritti e di inciviltà che non ammettono più che si protraggano nel tempo e che chiedono interventi molto forti da parte della politica e delle istituzioni in particolare; allo stesso tempo penso che finalmente sul mondo del lavoro si riscontra una nuova attenzione, grazie anche ai lavoratori che la hanno sempre tenuta viva malgrado il lungo ciclo di oscuramento.

Bisogna restituire ai lavoratori singoli e organizzati una capacità di controllo, associata anche ad una protezione quando denunciano i soprusi. Oggi il lavoro è diventato rischioso, è stato abbattuto il potere di controllo del sindacato sul lavoro. E' importante, invece, la restituzione di capacità di controllo affinchè i lavoratori abbiano la giusta protezione.

Come ho detto in più occasioni, penso che sia arrivato il momento che le istituzioni agiscano e si mettano in condizione di avviare una grande inchiesta sul lavoro che cambia, con il coinvolgimenti di tutti i soggetti istituzionali tra cui il Cnel e l'Inail, così da costruire una cultura politica su un tema che è di ogni giorno.

Per quanto riguarda il caso dell'esternalizzazione dei dipendenti Vodafone, Le comunico di aver ricevuto altre segnalazioni come la Sua e di averle inoltrate alla Commissione parlamentare competente affinchè i deputati possano prenderne visione e intraprendere le azioni che ritengono opportune.

Nel ringraziarLa per la Sua attenzione, colgo l'occasione per inviarLe il mio saluto più cordiale.

Fausto Bertinotti

PERCHE'... SENNO??


Direttive fresche di giornata:
non ci si alza dalla propria sedia se non per andare in bagno.
Non si parla tra di noi.
La pausa fuori dal reparto.

Di cosa hanno paura????
se non ci fosse da piangere ci sarebbe da MORIR DAL RIDERE.

A RIDICOLI!!!!!!!!!!!!

martedì 13 novembre 2007

Primo giorno in Comdata Care: lettera di una collega











Roma, 12 novembre 2007. Il mio primo giorno di lavoro sotto “il nuovo padrone”… Entro con la macchina, attraverso il cancello e parcheggio…. Arriva subito un tizio vestito modello pompe funebri che con un forte accento milanese mi chiede ”Che sei di Comdata TE’?” Io rispondo di si e subito mi dice che devo spostare la macchina perché in quel posto non ci posso stare… Gli chiedo il perché e mi risponde “perché non si può stare”. “Grazie per la spiegazione” dico io e mi sposto… Poi salgo al II piano e saluto le 4 o 5 persone che sono dietro la reception…nessuna risposta (forse parlano un’altra lingua????). Appena entro mi cerco una postazione mentre mi accorgo che ci saranno circa 27 o 28 gradi…. Poi mi danno il kit di benvenuto con una miriade di psw e account, proprio quegli account che abbiamo tanto preso in giro fino alla scorsa settimana.. ZZ…. Non dimentichiamoci della scatolina di latta con dentro le caramelle ed il logo Comdata Care sul retro….le metterò in un’urna di cristallo ed oro come Biancaneve dopo aver morso la mela stregata… Poi entriamo nel caos più totale, non si riesce ad entrare negli applicativi, le psw non funzionano ed il tempo passa veloce come il vento… Poi faccio una “visitina” al bagno delle donne (essendo io una femminuccia) e mi accorgo che se chiamiamo l’ufficio d’igiene li fanno chiudere subito…. Intorno all’ora di pranzo arriva l’idea illuminante… Ci scambiano i bagni… Quelli che prima erano delle donne ora diventano degli uomini e viceversa….Il tutto senza nemmeno una pulitina…. Che dire, sono sopravvissuta a questa prima giornata….in fondo domani è un altro giorno… Intanto vi allego le foto che ho scattato col mio cellulare per farvi vedere i potenti mezzi di Comdata Care e la sua meravigliosa nuova sede….Tweedy

domenica 11 novembre 2007

Arrivederci...


Roma Boccabelli

Sabato 10 novembre ore 15.55

Siamo tra gli ultimi ad abbandonare la nave.. si chiudono gli ultimi scatoloni, il trasloco è terminato.

Resta il tempo di un brindisi, l’ultimo dei tanti consumati tra queste postazioni.
Un brindisi amaro… al nostro futuro e a quello dei nostri colleghi.

Ghebba

venerdì 9 novembre 2007

Ricordate sempre che....


Le decisioni sono un modo per definire se stessi. Sono il modo per dare vita e significato ai sogni. Sono il modo per farci diventare ciò che vogliamo.

Dalai Lama


La Regina

A tutti i colleghi esternalizzati

Roma, Padova, Milano, Ivrea, Napoli.

Se vi va, ci raccontate come sta andando questo passaggio?
emozioni, aspetti curiosi, quello che avete da dire?
se volete possiamo pubblicare in forma anonima...
sfogatevi e inviateci una mail... vorremmo raccogliere un po' di materiale...

*********

Dunque, a quanto pare il link per i colleghi comdatacare, dall'ufficio non funziona in automatico perche' la nuova mail non e' su outlook. Allora scriveteci a: cets@hotmail.it

Restiamo uniti!!!!

Mi fa' un po' strano...

.... ma ho scoperto che esiste l'associazione dei parenti vittime delle esternalizzazioni....
sul loro sito hanno descritto una simpatica iniziativa....

Andrea Tonoli

e' l'amministratore delegato di Comdata Care srl.

Oggi ci scrive, ci da lo scontato benvenuto, e tra le altre cose ci dice che comprende bene come, in momenti come questi, lo stato d’animo possa oscillare tra l’entusiasmo per l’avvio di un nuovo progetto e il disagio che deriva dal cambiamento.

Faccio un fioretto.
Non commento.

giovedì 8 novembre 2007

Arriverderci..

Il mondo non é null'altro che un sogno oggettivizzato (...) qualsiasi cosa la vostra mente potente creda intensamente si manifesta.

PARAMAHANSA YOGANANDA

Segretangola

..................

Giornata “strana” oggi. Triste e malinconica.
Sono Vodafone oggi, domani non lo saro’ piu’.
E non l’ho scelto, l’ho subito con violenza.
E non ho fatto nulla di male per meritarlo.
Non sono arrabbiata oggi. Non sono preoccupata oggi. Non sono nervosa oggi.
Non lo so come sto. Ah, si.
Sto male.
E ringrazio i colleghi che passano a salutare, ringrazio chi appende fogli di saluti sulle porte.
Ringrazio chi mi scrive. Pero’ devo dirvelo: e’ doloroso.
Oggi, concedetemelo: non riceverete in cambio un sorriso.

Ghebba.

mercoledì 7 novembre 2007

SONO ARRIVATE LE LETTERE...

Ed e` subito confusione! Inizialmente ci volevano far firmare un modulo per la consegna del badge Comdata Care dove era riportata la frase.." per assunzione" !! Ovviamente c`e` stata la rivoluzione del popolo, sono intervenuti Roberto e Federico e il modulo e` stato modificato.
La lettera adesso riporta il seguente testo :

La sig.ra ......dichiara di aver ricevuto in data odierna il badge per la rilevazione presenze nr matricola..........
Contestualmente dichiara di impegnarsi alla sua conservazione e all`uso conforme ai regolamenti aziendali.
Firma.

ovviamente riportando prima della firma... "per presa visione", per eventuali azioni future.

AH COM'E' DURA...!!! (Corvo Rosso)


Lettera di un collega (sciopero del 9 novembre)

Ciao ho iniziato a leggere il vostro blog da solo tre giorni, con tutto il da fare che ho avuto, non avevo ancora avuto il tempo di leggervi. Dovreste aver ricevuto anche un comunicato scritto come delegati CGIL di Roma (intervento del Cets: quanto prima lo posteremo sul blog). Trovo assolutamente corretto l’approccio che avete dato a questo vostro lavoro. Ritengo che sia il modo migliore per affrontare i problemi che abbiamo di fronte. Detto questo, vorrei rispondere alla lettera che avete ricevuto circa i dubbi sulla partecipazione allo sciopero di venerdì prossimo 9 novembre, indetto dai sindacati di base, dunque non CGIL CISL e UIL. Esprimo un parere mio personale, visto che le motivazioni di questo sciopero sono le nostre motivazioni (contro legge 30 e precarietà) e visto che uno sciopero dopo le votazioni sull’accordo, secondo me lancia un segnale chiaro all’azienda che non ci siamo rassegnati e che c’è ancora molto da fare, io credo che sia giusto partecipare, ed io personalmente aderirò alla manifestazione che partirà da piazza della Repubblica la mattina del 9 e sarò li con tanto di cartello VENDESI. Noi dobbiamo continuare a sfruttare tutte le possibilità di dare visibilità alla nostra protesta. Io ritengo che quelli che hanno votato NO, quelli che hanno votato SI (e faranno la causa) e tutti gli altri che avrebbero voluto votare, ma non hanno potuto, possano e debbano ancora legittimamente protestare contro la cessione di ramo d’azienda e lo smembramento di questa azienda, nonostante l’accordo. Per i timori che la lettera evidenzia, ricordo che quando eravamo ancora Omnitel, ci fu uno sciopero dei Metalmeccanici per il rinnovo del contratto, credo di essere stato l’unico lavoratore ad aderire, (tanto lo sapevo benissimo che prima o poi l’idillio sarebbe finito) e non mi sono posto il problema se gli altri avrebbero aderito, lo ritenni giusto e aderii. Non bisogna aver paura! E’ necessario riaffermare con assoluta fermezza il DIRITTO DI PROTESTARE IN TUTTI I MODI CONSENTITI DALLA LEGGE. L’AZIENDA NON PUO’ DIRE NULLA AI LAVORATORI CHE SCIOPERANO PERCHE’ ALTRIMENTI FA ATTIVITA’ ANTISINDACALE! Se qualche manager si permette di dire qualcosa, rispondetegli CHE LO SCIOPERO E’ UN DIRITTO DEI LAVORATORI. Non permettete a nessuno di prendervi in giro. C’è un elemento che, nel mondo del lavoro, non viene mai evidenziato con la dovuta importanza, ed è la DIGNITA’, elemento questo che per me, avvolte, ha un valore anche più alto dei soldi. Questa partita non è affatto finita! Ora, visto che voi volete dare a questo blog un tono di leggerezza, io mi adeguo e vi racconto una barzelletta:

Un direttore del personale muore e va da San Pietro per le pratiche di rito, che lo accoglie e gli dice: guarda che per te è stato stabilito che potrai deciderai tu dove andare, ma prima dovrai visitare sia il Paradiso, che il Purgatorio che l’Inferno e poi decidere. Sappi che la scelta sarà irrevocabile. Un po’ sbigottito, ma sicuro della scelta che farà, entra in Paradiso. Si trova di fronte ad un ambiente con tante nuvolette, gli angioletti che suonano le arpe ed i flauti, insomma un posto molto rilassato, ma con i ritmi della vita che aveva avuto sulla terra, quasi troppo rilassato, comunque sicuro della scelta che avrebbe fatto, scende al Purgatorio, e li trova un ambiente già un po’ più frizzante, ma decide di non soffermarsi molto e andare subito all’inferno. INCREDIBILMENTE si trova di fronte un meraviglioso campo da golf, i vecchi amici che lo portano al club, donne bellissime, insomma passa una giornata meravigliosa! Sbigottito torna da San Pietro e gli dice: guarda io sono frastornato, non avrei mai immaginato che ti avrei detto quello che ti sto per dire ma…io scelgo l’Inferno! San Pietro gli ricorda che la scelta è irrevocabile, ma lui la conferma! Fiducioso di quello che aveva visto, prende tutte le sue cose e entra all’Inferno …. e invece…. si trova di fronte una enorme discarica, tutte le persone che litigano tra di loro, i vecchi amici che lo strattonano gli prendono le cose che ha ….Lui disperato si rivolge alla persona che lo aveva accolto il giorno prima e gli dice: MA COME ieri ho passato una giornata bellissima era un posto meraviglioso ed oggi trovo tutto questo? E la persona gli risponde …. Ma ieri ti dovevamo assumere … oggi fai parte dell’azienda! Tranquille/i è triste a dirlo, forse non subito, ma alla lunga le cose brutte colpiscono indiscriminatamente (e la vicenda che stiamo passando ne è una chiara dimostrazione). Per cui se è vero che non bisogna esporsi senza essere sicuri di quello che si dice, quando si è sicuri… i nostri diritti saranno più saldi, tanto più forte sarà la nostra determinazione per farli rispettare, per cui TESTA ALTA E DIGNITA’! Qui la partita non è finita per niente! Proprio per niente!

Roberto Di Palma

Comunicato delegati Slc-Cgil Vodafone Roma

CHE FARE DOPO IL VOTO
L’ipotesi di accordo ha avuto 406 voti per il SI (il 57,43 %), 291 voti per il NO (il 41,16 %) e 10 voti tra bianche e nulle (l’1,41 %).
A Roma ci sono stati 91 SI (45,5%) 108 NO (54%) e 1 bianca (0,5%).
PER QUALCUNO LA STORIA POTREBBE ESSERE FINITA QUI…
MA PER NOI NON È COSÌ!
Prima di tutto, ci dispiace registrare che certe modalità con cui si sono svolte le operazioni di voto (per citarne alcune: la mancanza di una commissione elettorale super partes ad Ivrea, l’assenza del controllo dei lavoratori sulle operazioni di voto in alcune sedi, le operazioni di scrutinio iniziate in momenti differenti) hanno gettato dubbi sull’esercizio di un diritto fondamentale dei lavoratori. Sarebbero bastate alcune accortezze e un maggiore rispetto delle regole democratiche per evitare che questo accordo, già sofferto e combattuto, fosse anche accompagnato da dubbi sulla regolarità del voto.
Ora comunque, è importante decidere con quali azioni proseguire
Prima di tutto bisogna organizzarsi per far partire le cause individuali.
Numerose sentenze hanno dimostrato che la giustizia può dare torto a chi usa le leggi solo per fare soldi sulla pelle delle persone.
Potete rivolgervi a noi per chiarire dubbi o avere indicazioni su come muovervi.
Attraverso la consulenza degli avvocati esperti in materia possiamo mettere in atto le azioni più utili per avviare le cause.
Stampate TUTTO quello che pensate vi possa tornare utile (nel dubbio STAMPATE!) e fatevi fare il conteggio degli rc (è un vostro diritto che non possono negarvi) perché andranno inseriti nelle cause.
E’ importante però che la nostra lotta non si esaurisca nell’aspetto legale. La nostra vicenda deve essere l’inizio di una vertenza solidale che ci vede protagonisti insieme a tutti i lavoratori delle aziende esternalizzate.
Tutti, esternalizzati e non ancora esternalizzati, dobbiamo essere consapevoli che spetta anche a noi lottare per impedire che le aziende possano disporre della vita dei lavoratori costringendoli ad un perenne stato di precarietà.
Non bisogna smettere di fare pressione sulla politica per pretendere una modifica della legge 30, peraltro già promessa da chi ora sta al governo.
I nostri cartelli VENDESI sono diventati un simbolo e dobbiamo continuare ad utilizzarli in tutte le occasioni che abbiamo di manifestare contro la legge 30 e contro la precarità. Non dobbiamo smettere di rivendicare il diritto ad un FUTURO che sia degno di questo nome per noi, per tutti i lavoratori e per le generazioni che verranno.
Infine, riteniamo che in tutta questa vicenda ci siano delle gravi responsabilità delle segreterie sindacali di SLC CGIL, FISTEL CISL e UILCOM UIL
Sono responsabili di aver accettato di incontrare l’azienda il giorno 19 ottobre, giorno dello sciopero, di non aver intrapreso un percorso democratico, di non aver ascoltato la maggioranza dei lavoratori che diceva di non fare ancora la trattativa. Si sono assunti la grave responsabilità di dare una accelerazione alla trattativa nel momento in cui la forza dei lavoratori era al massimo. Così facendo, hanno di fatto messo una pistola alla tempia di 914 lavoratrici e lavoratori dicendogli: vuoi i diritti per 7 anni o niente?
Per questo motivi riteniamo che le segreterie nazionali di SLC CGIL, FISTEL CISL e UILCOM UIL debbano dimettersi. E’ un atto dovuto, una assunzione di responsabilità per non aver rispettato il volere dei lavoratori che rappresentano.
Accettiamo l’esito del voto, ma siamo ugualmente convinti che questo sia stato un vero disastro per la tutela dei diritti dei lavoratori.
.
Delegati SLC CGIL Vodafone Roma

Alberto Bolli
Roberto Di Palma
Federico Sciarpelletti
Alberto Sciacca
Alessia Valentini

martedì 6 novembre 2007

lunedì 5 novembre 2007

Per "dovere" di cronaca...

Risultati referendum su ipotesi di accordo, che ormai ipotesi non e' piu'...

707 voti su 914 (77,35%)

SI: 406 (57,43%)
NO: 291 (41,16%)

Bianche o nulle: 10 (1,41%)

LA POSTA DEL CUORE

Riceviamo (!!!!) e pubblichiamo...

ciao care cets,

è un po' che volevo scrivervi ma visti gli ultimi 2 post che avete messo sullo sciopero del 9 novembre, mi sono decisa.
Volevo fare una considerazione e chiedervi un suggerimento, sono come credo anche voi tanti (nove) anni che lavoro in vodafone, credevo di avere un contratto a tempo indeterminato, sapevo di avere dei diritti, garantiti.
Non mi sono mai fatta problemi nel pretendere che questi diritti fossero rispettati, non mi sono mai fatta intimorire da tl o mngs nei confronti della partecipazione agli scioperi.
Qui lo sconforto: faccio parte dei 914 esternalizzati, forse (assurdo che ancora non si sappia!!!) venerdì 9 novembre sarò in comdata care. Devo ammettere che mi trovo di fronte ad una scelta che mi terrorizza: mi chiedo se sia "opportuno" scioperare appena messo piede in questa nuova azienda, visto che mi sembra di non aver più il contratto a tempo indeterminato.
Mi sembra di essere tornata indietro a quando entrai con contratto formazione lavoro, che dovevo stare attenta a non ammalarmi per paura che non mi venisse rinnovato il contratto...
voi che ne pensate? sarà opportuno scioperare davvero?


Lettera firmata.

Cara xxx,

Se fosse vero che siamo a posto per sette anni… Tranquilla, tra 7 anni se ne saranno dimenticati.
Se fosse vero che potrebbero mandarci via molto tempo prima…. Tranquilla, ci licenzierebbero comunque.

Eh..??? come???? Mi chiedi se so che fine abbia fatto tranquillo????

domenica 4 novembre 2007

Riceviamo e pubblichiamo

testo tratto da un volantino dei nostri amici Cobas:

9 BUONE RAGIONI PER SCIOPERARE IL 9 NOVEMBRE

» SE HAI VOTATO NO nella consultazione sul protocollo del 23 luglio e vuoi scioperare contro questo provvedimento (oggi disegno di legge) che ritieni iniquo: quello del 9 novembre è l’unico sciopero che ha questo obiettivo

» SE NON HAI VOTATO perché hai ritenuto che la consultazione sindacale fosse “dopata” e consideri la vittoria del sì scontata per le modalità di gestione del voto ma non altrettanto condivisa dalla maggioranza dei lavoratori e delle lavoratrici e vuoi manifestare la tua contrarietà: quello del 9 novembre è l’unico sciopero che ha questo obiettivo

» SE PENSI CHE I GOVERNI SI GIUDICANO DAI PROVVEDIMENTI CHE PRENDONO, Se ritieni che le misure economiche e sociali di questo governo siano assai simili a quelle del governo precedente e che le condizioni dei lavoratori dipendenti continuano a peggiorare e vuoi invertire questa tendenza: quello del 9 novembre è l’unico sciopero che ha questo obiettivo

» SE VEDI SEMPRE PIU’ LONTANA E PIU’ POVERA LA TUA PENSIONE, se pensi che il protocollo del 23 luglio peggiora addirittura lo scalone anticipando al 2013 il requisito dei 62 anni, previsto da Maroni nel 2014, se trovi inaccettabile che dal 2010 sia prevista una ulteriore riduzione dei rendimenti pensionistici per tutti e vuoi dirlo a chiare lettere: quello del 9 novembre è l’unico sciopero che ha questo obiettivo

» SE NON VUOI SCALONI O SCALINI ma pensi che l’unica scala utile è la scala mobile per tutelare salario e pensione dall’inflazione: quello del 9 novembre è l’unico sciopero che ha questo obiettivo

» SE DICI « BASTA PRECARIETA’» per davvero, se sei convinto/a che il protocollo del 23 luglio non cancelli il precariato ma incentivi le aziende a utilizzare lo straordinario invece di fare nuove assunzioni con la conseguenza che aumenterà la richiesta di padroni privati e enti pubblici dello “straordinario obbligatorio”, se vuoi provare a fermare tutto ciò: quello del 9 novembre è l’unico sciopero che ha questo obiettivo

» SE FAI FATICA AD ARRIVARE A FINE MESE e sei convinto/a (come sostengono Eurispes e molti altri) che i salari italiani sono tra i più bassi d’Europa (grazie alla politica concertativa e di moderazione salariale di Cgil-Cisl-Uil che ci ha portato a questo punto), se pensi che occorra far cambiare politica ad un Governo che trova - con la Finanziaria 2008 - le risorse per concedere ulteriori sgravi alle imprese (che già avevano ottenuto una consistente riduzione del cuneo fiscale con la scorsa Finanziaria) mentre non trova le risorse per i contratti pubblici scaduti: quello del 9 novembre è l’unico sciopero che ha questo obiettivo

» SE PENSI SIA MEGLIO TAGLIARE LE SPESE MILITARI per il 2008 (oltre 23 miliardi) e trovare così la copertura finanziaria per permettere il pensionamento anticipato a tutti quelli che hanno fatto lavori usuranti e non solo a 5000 come nel disegno di legge: quello del 9 novembre è l’unico sciopero che ha questo obiettivo

» SE PENSI SIA GIUNTO IL MOMENTO DEL RISARCIMENTO delle lavoratrici e dei lavoratori per le perdite subite negli anni scorsi: quello del 9 novembre è l’unico sciopero che ha questo obiettivo

9 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE
dell’intera giornata per tutti i dipendenti pubblici e privati

SCIOPERO GENERALE 9 NOVEMBRE


di Alessandro Ambrosin

Qualunque vertenza dei lavoratori dovrebbe agire da campanello d’allarme per le istituzioni governative, al fine di comprendere se talune decisioni riscontrano o meno le esigenze della società. Ma spesso, ciò non accade. Lo sciopero, allora, diventa l’inevitabile conseguenza alle voci inascoltate della collettività.

Il 9 novembre sciopero generale in tutta Italia. A promuoverlo i sindacati di base tra i quali i Cobas, la Cub e l’SdL, (Sindacato dei Lavoratori). A Roma, per quel giorno è stata indetto un corteo. La partenza è prevista alle 10 del mattino da piazza della Repubblica e raggiungerà successivamente piazza Navona nel cuore della capitale.Abbiamo incontrato Fabrizio Tomaselli della segreteria nazionale del SdL, Sindacato dei Lavoratori.

Uno sciopero di tutti i lavoratori…
Assolutamente sì. Proprio perché questo sciopero racchiude tutte le vertenze e il malcontento ormai generalizzato che colpisce indistintamente tutti i lavoratori, a prescindere dalla provenienza d’impiego, sia essa pubblica o privata. Uno sciopero generale e generalizzato, perché allargato a una serie di realtà movimentaliste. Il sostegno largamente partecipato dei movimenti studentesci, dei centri sociali e dei comitati di lotta ne sono la prova emblematica.

Non c’è dubbio che le motivazioni siano più che giustificate. Cosa rivendicate?
Questo sciopero è innanzitutto la conseguenza del mancato rispetto della politica programmatica di questa maggioranza di governo, nonché dell’ultimo accordo del 23 luglio, tra Governo, Confindustria e Cgil, Cisl e Uil, che di fatto lascia invariata la situazione sul lavoro precario con la legge 30. Un vero e proprio scippo a scapito dei lavoratori di oggi e domani, che consegna maggiori risorse finanziarie alla Confindustria. La motivazione principe resta la precarietà, ma non l’unica. Il diritto al reddito, i salari, il rispetto del “no” alla guerra con il conseguente taglio drastico delle spese militari e la redistribuzione del reddito.

A questo punto la spaccatura tra voi e i sindacati confederali è evidente.
Si sta prefigurando uno scenario dove gli obiettivi dei sindacati confederali si sono spostati nello scenario dello scacchiere politico. Da un lato affiancando il neo Partito Democratico e dall’altro radicando la loro vicinanza alla confindustria.
Lo stesso accordo del 23 luglio, al di la dei contenuti, e il risultato dell’ultimo referendum palesano nel metodo e nel merito un inganno per i lavoratori e gettano ombre sulla trasparenza sindacale. In sostanza, i confederali sono diventati l’appendice della politica dimostrando la loro interdipendenza con i poteri economici della Confindustria. E’ chiaro che in questa situazione abbiamo il dovere si esprimere la nostra contrarietà. I lavoratori da anni stanno subendo un attacco continuo, prima con il governo di centro destra e ora con quello di centro sinistra. Un situazione stagnante che inevitabilmente elimina qualsiasi speranza di un futuro migliore per tutti.

Oltre allo sciopero, siete con il vostro sindacato i promotori di Basta Precarietà. Un'altra iniziativa cardine della vostra battaglia?
Abbiamo promosso quest’iniziativa referendaria che parte dalla lotta alla precarietà. Tre sono i quesiti fondamentali che abbiamo lanciato, ma i contenuti sono suscettibili ad ulteriori elementi integrativi. L’abrogazione totale della Legge 30 e del decreto legislativo di attuazione 276 del 2003 e l’abrogazione parziale del Decreto Legislativo 368 del 2001 sui contratti a tempo determinato.
Quest’ultimo è il risultato dell’esito del referendum del 95, che di fatto indicava quali organizzazioni sindacali potevano avere rappresentanza aziendale. L’esito sancito, vigente tutt’ora, fu a vantaggio esclusivo del monopolio dei maggiori sindacati confederali. Anche a fronte di questo percorso, lo sciopero del 9 Novembre resta un passaggio fondamentale per dare visibilità ad una serie di conflitti aperti e irrisolti che riguardano tutti noi.
E’ questo il significato che vogliamo dare a questa giornata.

TRATTO DA WWW.ALTERNATIVAMENTE.INFO

L'ipotesi di accordo


Il primo parere sull'incontro tra Azienda e Segreterie Nazionali dei Sindacati.

sabato 3 novembre 2007

ANSA documentati prima di fare informazione!


Di seguito riporto la lettera da me inviata, in data odierna, all'ANSA relativamente all'art. da essa pubblicato ieri 2 novembre in cui informava che al referendum dei lavoratori Vodafone aveva vinto il SI per la cessione del ramo d'azienda:

Buonasera,
sono La Regina (nella lettera sono riportati i miei nome e cognome) ormai quasi ex dipendente della Vodafone Omnitel N.V., a causa della cessione di un ramo d'azienda ad altra impresa. Relativamente al Vs articolo in oggetto citato e risalente a ieri 02/11 vi correggo, poiche' lo stesso e' ERRATO.Specifico che le votazioni dei lavoratori Vodafone non sono ad oggi concluse, come INESATTAMENTE da Voi riportato, e altresi' la votazione non riguarda il consenso alla Cessione del ramo d'azienda, come ERRONEAMENTE da Voi scritto, ma si tratterebbe di un SI all'armonizzazione.
Vi ricordo che ad oggi un lavoratore non puo' esprimere un parere decisivo ai fini della realizzazione di una cessione di ramo d'azienda, poiche' la scandalosa legge 30, ancora purtroppo in vigore, consente alle aziende di esternalizzare attivita' e lavoratori liberamente.
La prossima volta che decidete di occuparvi di un argomento, per il quale non vi siete degnati di seguire gli scioperi e le azioni messe in atto dai lavoratori Vodafone, vi pregherei di documentarvi e di riportare informazioni corrette.
Qualora voleste dar risalto alla situazione di precariato e malcontento che stiamo vivendo sarei lieta di essere da Voi contattata.
Mi auguro che stampa, reti TV e mass media in generale siano ancora in grado di dar risalto all'Informazione in maniera imparziale e seria.

Cordiali Saluti.
La Regina

BHO...


L’ansa batte la notizia della vittoria del si quando a Napoli devono ancora votare…, cioè si è scomodata pure l’ansa a dare questa info, peccato che quando eravamo in piazza non abbiamo avuto la giusta considerazione…

Miceli si ritiene soddisfatto di questo accordo e dell’esito della votazione. Credo di avere le idee confuse… pensavo fosse un dirigente del sindacato e che in quanto tale avrebbe dovuto tutelare l’interesse dei lavoratori… vabbè, mi sarò sbagliata.

Lo stesso signore, sembrerebbe aver dichiarato, durante diverse assemblee svoltesi nei call center negli ultimi giorni, la sua disponibilità ad aiutarci e sostenerci nelle eventuali vertenze che volessimo fare a Vodafone… c’è qualcosa che non torna???

I lavoratori, colleghi, scioperano, urlano, si battono il petto, si strappano i capelli per manifestare la propria rabbia verso un’azienda alla quale hanno dato l’anima per anni e che ha appena detto loro di non averne più bisogno. Bene… se non fosse che subito dopo accettanno come se fosse una vittoria un’armonizzazione che non garantisce nulla di più di quello che stabilisce la legge italiana.

Aiuto, sto diventando pazza.

Ditemi che non è così, sono su scherzi a parte, vero?

venerdì 2 novembre 2007

QUALCHE MESSAGGIO...


Roberto e Federico,
GRAZIE.


NAPOLI, vi supplico, andate ugualmente a votare. Che si senta la vostra voce. Che arrivi il vostro NO.

Fateci sentire meno soli, ci aiuterà anche legalmente.

Per tutti coloro che ancora non l’hanno fatto: INVIATE LE DIFFIDE.

La prossima settimana verrà siglato defnitivamente l’accordo. La diffida è l’ultima possibilità che abbiamo per dissentire e dimostrare che non eravamo d’accordo.

E poi…. restiamo uniti nella lotta.